Laringite cronica: l'infiammazione delle corde vocali che può evolvere in tumore

La laringite cronica – da non confondere con la faringite cronica – è un’infiammazione della parte più bassa della gola, dove sono contenute le corde vocali, che può evolversi in una neoplasia. L’unico sintomo è l’abbassamento di voce persitente, tipico dei fumatori fra i quali la malattia è maggiormente diffusa.

La raucedine quando persiste non è un segnale da sottovalutare, soprattutto da parte dei fumatori, perché quella voce roca può essere sintomo di laringite cronica, una patologia che può evolvere in cancro delle corde vocali.

Dr. Sergio Albanese

La laringite cronica non deve essere confusa, come accade spesso, con la faringite cronica, una banale   infiammazione della parte alta della gola che, seppur fastidiosa, non ha conseguenze importanti. La laringite cronica, invece, è una cosiddetta precancerosi facoltativa, cioè si tratta di un’infiammazione della parte più bassa della gola, dove sono contenute le corde vocali, che può degenerare in tumore”, spiega il dottor Sergio Albanese, direttore dell’Otorinolaringoiatria dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria.

L’origine vera e propria della laringite cronica è ancora sconosciuta. Quel che è certo è che a seguito di agenti irritativi si avvia un processo patologico tale da portare alla modificazione del rivestimento mucoso delle corde vocali. All’esame clinico otorinolaringoiatrico le corde vocali appaiono gonfie, rivestite da un epitelio ispessito. Perdono il loro colore bianco porcellana, per diventare rossastre, fino a raggiungere un quadro definito di epidermizzazione.

Sotto accusa soprattutto il fumo di sigaretta e nel 20% dei casi anche le polveri e i fumi dei materiali di lavorazione e l’inquinamento atmosferico. “Il fatto che la causa principale della laringite cronica siano le sigarette, rende ancora di più subdola questa patologia – sottolinea il dottor Albanese – in quanto il sintomo per eccellenza è un abbassamento di voce persistente, che caratterizza spesso i fumatori e per questo viene sottovalutato”.

Come distinguere quindi una laringite cronica da una semplice faringite?

Esiste una sorta di regola d’oro. Se la raucedine persiste per più di 4-5 settimane è indicato, anche in assenza di fattori di rischio, sottoporsi a un esame endoscopico e successivamente, se la diagnosi non è chiara, a una microlaringoscopia con biopsia. E’ importate infatti capire quale stadio ha raggiunto l’infiammazione: stadio 1 indica un’infiammazione lieve, stadio 2 infiammazione medio-grave con iniziali fenomeni degenerativi e stadio 3 carcinoma in situ.

Una volta effettuata la diagnosi come si procede?

Per i casi di laringite cronica lieve il paziente viene avviato a una terapia con antinfiammatori e istruito a non stressare le corde vocali con il fumo o con l’uso prolungato della voce. Se il trattamento medico non dà risultati si deve procedere con l’intervento chirurgico.

In cosa consiste?

Si effettua un intervento di microchirurgia, il cosiddetto stripping (spogliazione) delle corde vocali. Queste sono un cilindro formato da un muscolo interno avvolto da una mucosa di rivestimento. La malattia riguarda il rivestimento che, una volta tolto, si riforma spontaneamente dalla periferia, privo di degenerazioni della mucosa. Il reperto chirurgico viene poi sottoposto a esame istologico.

Sono frequenti i tumori delle corde vocali?

Sono i carcinomi in assoluto più frequenti del distretto testa-collo, di cui nel 2022 (ultimi dati AIOM disponibili ndr) si sono registrate quasi 10mila nuove diagnosi. Negli ultimi 15 anni si è assistito a un calo drastico di casi, grazie alle campagne anti-fumo. Purtroppo prevenirli è molto difficile in quanto le corde vocali sono prive di recettori del dolore, e l’unico sintomo, come abbiamo detto, è la raucedine, tipica dei fumatori. La diagnosi precoce rimane tuttavia fondamentale, perché più il tumore è piccolo, migliore è la prognosi di guarigione. Per i tumori di piccole dimensioni la percentuale di guarigione può arrivare fino al 95,5%.  Inoltre per queste patologie è possibile procedere con un trattamento radioterapico la cui efficacia è paragonabile alla chirurgia, con il vantaggio però di una migliore conservazione della voce.


Il cross-linking la metodologia para-chirugica per la cura del cheratocono

Il cheratocono è una patologia dell’occhio dovuta allo sfiancamento della cornea, che, invece di mantenere l’aspetto di semisfera perfetta, assume una forma conoide. Il trapianto totale di cornea è stato superato, grazie al cross-linking con cui vengono trattati la grande maggioranza dei pazienti.

Dr. Tiziano Cozzini

Il greco aiuta già a descrivere la malattia: cheratocono è una parola che deriva da keratos (cornea) e konos (cono), cornea a forma di cono.  Infatti si tratta di una patologia dell’occhio dovuta allo sfiancamento della cornea, che, invece di mantenere l’aspetto di semisfera perfetta, assume una forma conoide. Poiché la cornea è la più curva delle due lenti dell’occhio (l’altra è il cristallino) e quindi quella che ha maggior potere diottrico, il primo sintomo del cheratocono è un calo di vista. In circa il 90% dei casi si manifesta in età adolescenziale e giovanile e, sebbene sia considerato ancora una malattia rara, “presso l’Oculistica dell’IRCCS di Negrar registriamo un progressivo aumento di persone che ne sono affette. In un anno vengono effettuate dalle 50 alle 70 diagnosi”, afferma il dottor Tiziano Cozzini, medico oftalmologo della struttura diretta dalla dottoressa Grazia Pertile.

 

(Foto Poliambulanza-Brescia)

Dottor Cozzini, quali sono le cause del cheratocono?

Si tratta di una malattia multifattoriale, con una componente di ereditarietà familiare associata a fattori ambientali. Si è visto infatti che i soggetti allergici sono più predisposti al cheratocono. Vi è inoltre una correlazione con lo strofinamento oculare, molto frequente in coloro che soffrono di allergia, e con le apnee ostruttive del sonno, quindi con una tendenza alla lassità dei tessuti.

Quali sono i sintomi?

Il paziente se ne accorge perché inizia ad avere una visione sfuocata, dovuta al progressivo aumento dello astigmatismo, non correggibile con l’occhiale. La visione a fuoco dell’occhio, infatti, è data dalla medesima curvatura del meridiano orizzontale e verticale della cornea, che viene meno in caso di cheratocono.

Come viene effettuata la diagnosi?

Attraverso la tomografia corneale per rilevare la curvatura anteriore della cornea (superficie esterna), lo spessore e la curvatura posteriore (superfice interna). Sono i tre parametri fondamentali per fare diagnosi precoce di cheratocono. Perché all’inizio si verifica uno sfiancamento posteriore, poi un assottigliamento corneale e infine un sfiancamento sulla faccia anteriore.

Come si tratta?

Gli occhiali possono correggere fino ad un certo punto la visione sfuocata, perché si tratta di un astigmatismo irregolare. Molto meglio le lenti a contatto su misura, morbide spessorate, semi-rigide o sclerali. Queste lenti, appoggiandosi alla cornea, sono studiate per ridare alla faccia anteriore dell’occhio la sua naturale forma a sfera. Tuttavia le lenti possono risolvere i sintomi ma in caso di progressione del cheratocono è necessario ricorrere alla chirurgia.

E’ necessario il trapianto di cornea?

Il trapianto totale di cornea era l’unica soluzione per i casi più gravi fino agli anni Duemila. Successivamente è stato introdotto il trapianto lamellare. La cosiddetta DALK (Deep Anterior Lamellar Keratoplasty) che sostituisce tutti gli strati della cornea con risparmio di quello più interno, che in caso di cheratocono è totalmente sano. Preservando questo strato, il trapianto è a minor rischio di rigetto. Inoltre la tecnica consente un trapianto più esteso che include tutto il cheratocono nella parte rimossa e consente anche di ottenere un minore astigmatismo postchirurgico.

Sono molti i pazienti che giungono al trapianto lamellare?

Sono sempre meno, grazie alla diagnosi precoce e al cross-linking, una procedura, introdotta una ventina di anni fa, che consente di ottenere il blocco dello sfiancamento con una tecnica “para-chirurgica”.

In cosa consiste il cross-linking?

Il cross-linking va a rinforzare i legami crociati tra le fibre di collagene che costituiscono la cornea. Il protocollo di trattamento originale prevedeva la rimozione della parte più superficiale della cornea, l’epitelio (che si riforma in due- tre giorni), per permettere di far penetrare la vitamina B2 (riboflavina), la sostanza di cui viene imbibita la cornea, necessaria per far avvenire la reazione di cross-linking. Dopo 30 minuti si procedeva con l’applicazione di raggi UVA per altri 30 minuti. Oggi, nella gran parte dei casi, manteniamo l’epitelio integro ed effettuiamo un trattamento  cosiddetto di “cross-linking con iontoforesi epi-on”. Applichiamo cioè una coppetta sull’occhio e un elettrodo sulla fronte del paziente, creando tra essi un passaggio di micro-corrente. Questo fa sì che la riboflavina caricata positivamente presente nella coppetta penetri nella cornea attraverso l’epitelio integro in soli 5 minuti. Dopo di che viene effettuato un irraggiamento “UVA accelerato” con potenza maggiore e pulsato perché nella fase di spegnimento si ha una maggiore ossigenazione della cornea e si è visto che questo contribuisce ad una maggiore efficacia cross-linkante. I risultati sono simili a quelli del crosslinking con rimozione dell’epitelio, ma con un recupero più rapido, meno rischio di opacità corneali e di infezioni postoperatorie.

Per chi è indicato il cross-linking?

Grazie al crosslinking il trapianto lamellare viene riservato solo ai pochi casi in cui la diagnosi è stata tardiva o per i pazienti il cui cheratocono, nonostante il trattamento, ripetuto anche una seconda volta, abbia avuto una progressione tale da non permettere un visus soddisfacente con correzione.  I pazienti in cui la diagnosi è precoce, e sono la maggioranza, e le cui tomografie corneali seriate effettuate a distanza di tre mesi dimostrano una progressione della malattia, vengono sottoposti invece a cross-linking. Lo scopo non è migliorare la vista, ma bloccare il prima possibile lo sfiancamento e ridurre la probabilità che continui a progredire nel tempo. In questi pazienti poi, usando lenti a contatto più semplici e più confortevoli, e a volte anche solo gli occhiali, possiamo ridare una visione soddisfacente.

E’ un intervento ambulatoriale?

Si, ed ha una durata di circa 30 minuti con anestesia topica (collirio anestetico). Il paziente in seguito viene sottoposto a visite di controllo e seguito con tomografia corneale ad un mese, a tre mesi e se tutto va bene ogni sei mesi per un paio di anni. Successivamente il controllo diventa annuale.


Stefania e la bellezza che si fa spazio, nonostante tutto

La storia di Natale di quest’anno è dedicata a Stefania, una paziente del Dipartimento di Riabilitazione. Una caduta ha cambiato completamente la sua vita. La Natività che vedete nella foto porta la sua firma. L’ha realizzata con la bocca

Stefania mentre dipinge

Il dipinto che abbiamo riprodotto in foto, non è una Natività qualunque, ma racconta anche un’altra storia, oltre a quella di una nascita che ha distinto in prima e in dopo i secoli. Basterebbe solo dire che il dipinto è stato realizzato con la bocca. Infatti l’altra storia è quella di Stefania, residente nel Veronese, sposata con Paolo da 38 anni e mamma di una ragazza di 30 anni e di un ragazzo di 26.

Una domenica mattina di alcuni mesi fa, dopo una camminata nelle vicinanze dell’abitazione, rientrando a casa, Stefania cade, forse per un malore, andando a sbattere il collo contro le cassette del gas. Lesione al midollo spinale, a livello cervicale.

La corsa in ambulanza all’ospedale Maggiore di Borgo Trento, la perdita di conoscenza per alcuni giorni, la permanenza in terapia intensiva, la tracheotomia… Poi ancora 40 giorni nel reparto di Pneumologia per problema polmonare e il trasferimento all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria.

“Anche a Negrar sono stata ricoverata subito in terapia intensiva a causa di un polmone collassato e poi, quando la situazione è migliorata, in sub intensiva”, racconta Stefania all’Informatore, il bimestrale di informazione a cura del Gruppo di Animazione Lesionati Midollari (GALM). “Venivo nutrita con il sondino naso-gastrico, mi illudevo di ricominciare a mangiare normalmente, ma quando ci provavo la situazione polmonare non lo permetteva. Psicologicamente è stata molto dura: una continua illusione e delusione. Ora va meglio… Dal giorno della caduta il mio corpo non si muove. Però ora respiro senza l’aiuto di macchinari, mangio da sola, riesco a stare seduta in poltrona. E questo dà speranza anche alla mia famiglia. Io punto sul massimo dell’autonomia possibile…. Senza la mia famiglia sarei impazzita… I miei figli mi vengono a trovare appena possono e mio marito è un angelo, viene qui tutti i giorni”.

Per alcuni mesi Stefania ha frequentato il laboratorio di arteterapia del Servizio di Medicina Fisica e Riabilitazione, diretto dalla dottoressa Elena Rossato. “Grazie alla dottoressa Charlotte Trechsel, responsabile del Laboratorio, ho imparato a dipingere con la bocca. Io non ho mai dipinto prima, nemmeno con le mani. E’ bello, molto rilassante, è una cosa che mi fa bene. Charlotte poi è una persona molto disponibile che sa ascoltare. Se senti che una persona è disponibile riesci ad aprirti e a dire cose che non credevi di riuscire ad esprimere. A volte sento l’istinto di urlare, perché vorrei dare sfogo al malessere che tengo dentro…  E l’arte dà a quell’urlo una forma compiuta. Se l’angoscia sovrasta ogni cosa, diventa impossibile seguire la fisioterapia”, racconta Stefania.

“Mi spaventa il fatto di non sapere quando tornerò a casa (è stata dimessa poco prima di Natale, ndr), anche se so che quando accadrà avrò molta paura e mi mancherà la quotidianità ospedaliera. Cosa provo oggi? Gioia quando vengono i miei amici a trovarmi. Ma anche rabbia, perché non mi hanno curato bene i problemi che mi hanno causato il malore e quindi la caduta. Forse era destino che accadesse… Forse bisogna accettare e basta. Mio marito – sottolinea – è andato in pellegrinaggio alla Madonna de La Salette. Una suora dopo aver sentito il racconto della mia vicenda, ha promesso di pregare per i medici e per i fisioterapisti, perché trovino le soluzioni migliori per me. A tutti loro posso solo dire grazie: alla dottoressa Marcella Rossi, che mi seguiva quando ero in terapia intensiva e viene ancora a trovarmi; alla dottoressa Monica Baiguini e ai dottori Giuseppe Armani e Luigino Corradi che dandomi molta fiducia si prendono cura di me; alla dottoressa Elena Rossato e al dottor Federico Ferrari insieme a tutti i fisioterapisti che mi seguono in palestra con professionalità e umanità. Grazie di cuore a tutti”.

Stefania ora è a casa e trascorrerà il Natale nell’ambiente che ama insieme ai suoi cari. Dall’ospedale ha portato con sé un bagaglio pesante di sofferenza e di dolore. Ma anche la certezza che, nonostante tutto, perfino quando il nostro corpo non è più il nostro, siamo esseri capaci di produrre bellezza. Che sia essa un sorriso, uno sguardo d’amore, una parola detta al momento giusto o una Natività dipinta con la bocca. Buon Natale.

 


Claudio Cracco nuovo amministratore delegato dell'IRCCS di Negrar

Cambio ai vertici dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar: il Consiglio di Amministrazione ha nominato Claudio Cracco nuovo amministratore delegato, da 1° gennaio 2024. Il dottor Cracco succede al dottor Mario Piccinini, che assume il ruolo di direttore generale per la ricerca con delega ai rapporti con l’Università. Confermato come direttore sanitario il dottor Fabrizio Nicolis.

Dr. Mario Piccinini

Dr. Fabrizio Nicolis

Cambio ai vertici dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar: il Consiglio di Amministrazione ha nominato Claudio Cracco nuovo amministratore delegato, da 1° gennaio 2024. Il dottor Cracco succede al dottor Mario Piccinini, che assume il ruolo di direttore generale per la ricerca con delega ai rapporti con l’Università. Confermato come direttore sanitario il dottor Fabrizio Nicolis.

Cinquantasette anni, due lauree – in Economia e Gestione delle Aziende e dei Servizi Sanitari e in Scienze Economiche –  e un master in management sanitario 4.0, il dottor Cracco è direttore amministrativo della Cittadella della Carità dal 2016. Dal 2023 è vice presidente della Fondazione Poliambulanza di Brescia ed è componente del Consiglio di amministrazione dell’Associazione “Don Calabria Missioni” e del “Centro Solidarietà San Giovanni Calabria”.

La nuova nomina è quindi una staffetta tutta interna alla Cittadella della Carità –  che comprende anche strutture socio-sanitarie e vanta 2.300 collaboratori, di cui 400 medici – nel solco della continuità, ma con uno sguardo al futuro per migliorare ulteriormente la qualità dei servizi, grazie alle competenze umane e professionali dei collaboratori e all’innovazione tecnologica.

Il dottor Mario Piccinini proseguirà la sua collaborazione nel ruolo di direttore generale per la ricerca dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria e avrà la delega per i rapporti con l’Università. Si rafforzerà dunque ulteriormente la collaborazione in essere con l’Ateneo veronese: tra i vari progetti, porterà all’apertura nella Cittadella della Carità di Negrar di un innovativo corso di laurea in Farmacia.

“Con la nomina ad amministratore delegato del dottor Cracco, l’Opera Don Calabria vuole dare continuità in un progetto di successione”, afferma il presidente, fratel Gedovar Nazzari. “Il dottor Cracco lavora in questo Ospedale da 35 anni, 18 dei quali in un ruolo dirigenziale. In questo tempo ha dimostrato di avere le qualità, la formazione e l’esperienza per guidare un ospedale sempre all’altezza dei tempi come voleva il nostro Santo Fondatore. Ringrazio il dottor Piccinini – prosegue – per lo straordinario lavoro svolto dal 1991 in qualità di amministratore, ma anche per la fedeltà e la dedizione dimostrate in quasi mezzo secolo di servizio alla Cittadella della Carità. Un esempio per tutti. La collaborazione del dottor Piccinini proseguirà finalizzata allo sviluppo di ulteriori ‘rami’ della nostra attività: la ricerca e la didattica”.

 


L'IRCCS di Negrar nel progetto per lo sviluppo della rete italiana dei centri di trasferimento tecnologico

Il Ministero della Salute ha finanziato con 15 milioni di euro il progetto PerfeTTO, per la creazione di una Rete italiana di centri di trasferimento tecnologico nell’ambito delle Scienze della Vita. Al progetto partecipa anche l’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria in collaborazione con altri 53 associati, tra cui Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, Università, Enti pubblici e privati. L’intento è quello di creare un rete di centri il cui ruolo è quello di valorizzare i risultati della ricerca scientifica e della innovazione ponendosi come interfaccia con il mondo delle imprese.

Il Ministero della Salute ha finanziato con 15 milioni di euro il progetto PerfeTTO, per la creazione di una Rete italiana di centri di trasferimento tecnologico nell’ambito delle Scienze della Vita. Al progetto partecipa anche l’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria in collaborazione con altri 53 associati, tra cui Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, Università, Enti pubblici e privati. L’intento è quello di creare un rete di centri il cui ruolo è quello di valorizzare i risultati della ricerca scientifica e della innovazione ponendosi come interfaccia con il mondo delle imprese.

A rappresentare l’intera Rete nazionale sono il Centro Cardiologico Monzino IRCCS di Milano (in qualità di coordinatore principale) e gli IRCCS Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori “Dino Amadori” (IRST, Meldola, FC) e IRCCS “Saverio de Bellis” (Castellana Grotte, BA). L’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria partecipa in qualità di responsabile delle attività di comunicazione e informazione di PerfeTTO verso il cittadino.

PerfeTTO, il cui valore complessivo è di 30 milioni di euro, rientra negli interventi individuati nell’ambito del programma “Ecosistema innovativo della Salute” del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari (PNC) al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Avrà la durata di 8 anni, di cui i primi 4 cofinanziati dal Ministero della Salute.

Oltre alla creazione di reti di ricerca clinico-traslazionali d’eccellenza nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, l’iniziativa mira a porre le basi per realizzare interventi pubblico-privati che operino in sinergia al fine di innovare, sviluppare e creare opportunità occupazionali altamente qualificate, nonché promuovere un modello di sviluppo del Paese più basato sulla valorizzazione della Ricerca e dei suoi risultati.

Saranno così sviluppate le attività di trasferimento tecnologico e la creazione di nuove imprese innovative (start-up e spin-off) nel settore del Life Science. Saranno messe a sistema e a valor comune, integrando e fornendo supporto tecnico, le strutture di Trasferimento Tecnologico già esistenti quali gli Uffici di Trasferimento Tecnologico delle strutture operanti all’interno del progetto. Saranno condivisi metodi, strumenti, risorse, esperienze, competenze, contatti ed iniziative di promozione dell’offerta tecnico-scientifica di settore. In parallelo saranno implementati percorsi di formazione specifici per le figure professionali dedicate e si realizzeranno nuovi processi per la promozione delle innovazioni d’interesse per il mercato, le forme di protezione della proprietà intellettuale e le formule di valorizzazione più opportune, quali nuove domande di brevetto, titoli di proprietà industriale e contratti di licenza.


Università di Verona e Irccs di Negrar: nasce il corso di laurea in Medicina e Chirurgia a indirizzo ingegneristico

Quello dell”innovativo corso di laurea è solo uno dei progetti che avvieranno l’IRCCS di Negrar verso il titolo di ospedale di Insegnamento. Il 1° gennaio 2024, infatti, sarà costituita, all’interno del Centro Odontostomatologico Ospedale Sacro Cuore di via San Marco 121 a Verona, la Struttura autonoma di ondontoiatria pediatrica ed igiene orale. Nelle stessa sede sarà trasferito il corso di laurea in igiene orale e quello delle professioni sanitarie tecniche già attivi da parte dell’Ateneo

A un anno esatto dalla firma della convenzione storica che ha portato alla nascita al Corso di Laurea magistrale a ciclo unico in Farmacia, la collaborazione tra l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria e l’Università di Verona prosegue realizzando nuovi progetti in ambito sanitario che consentiranno all’Ospedale di Negrar di diventare a pieno titolo “ospedale di insegnamento”.

Il progetto più ambizioso e innovativo porterà alla creazione del corso di Laurea in Medicina e Chirurgia ad indirizzo ingegneristico, come è stato annunciato questa mattina a Palazzo Giuliari dal Magnifico Rettore dell’Università di Verona, Pierfrancesco Nocini, e dall’amministratore delegato dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, Mario Piccinini. Presenti, insieme a numerosi rappresentanti dell’ateneo e dell’ospedale Sacro Cuore, anche il direttore generale dell’Università Federico Gallo, il direttore amministrativo dell’IRCCS di Negrar Claudio Cracco

Il corso, che ha già ricevuto il placet del Comitato regionale di coordinamento e che avrà sede all’interno dell’Ospedale della Valpolicella, potrebbe partire già dal 1 ottobre 2024, dopo le approvazioni di Ministero dell’Università e della Ricerca, del Consiglio universitario nazionale e dell’Anvur, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca.

Ma il primo passo dell’IRCCS di Negrar verso l’ospedale di insegnamento sarà la costituzione, a partire dall’1 gennaio 2024, nelle della nuova struttura autonoma di Odontoiatria pediatrica e igiene orale diretta da Nicoletta Zerman, docente di Malattie odontostomatologiche dell’Università di Verona con un’esperienza ultratrentennale in tale ambito. La struttura sarà inserita nel Centro Odontostomatologico dell’Ospedale Sacro Cuore con sede in via San Marco 121 a Verona. Nella stessa area nel corso dell’anno saranno trasferiti anche il Corso di laurea triennale in Igiene dentale e il Corso di laurea magistrale in Scienze delle professioni sanitarie tecniche già attivi da parte dell’Ateneo.

“Verona avrà il suo nuovo Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia con indirizzo ingegneristico – ha spiegato il Magnifico Rettore Pier Francesco Nocini – studiato come soluzione concreta e immediata con cui ampliare l’organico dei futuri medici a beneficio in primis del territorio regionale veneto. Per di più un corso di laurea innovativo in cui saranno formati medici con competenze di matematica, fisica, ingegneria dell’informazione, medicina robotica e intelligenza artificiale necessarie per comprendere e utilizzare al meglio le nuove tecnologie di cui la medicina si sta arricchendo e contribuire al loro ulteriore sviluppo. Oltre alle tradizionali conoscenze in ambito medico, laureate e laureati acquisiranno nozioni e competenze utili per contribuire alla realizzazione dell’ospedale della medicina del futuro. L’intuizione è nata all’interno del nuovo dipartimento Dimi, Dipartimento di Ingegneria per la medicina di innovazione, dove sono coniugate tali professionalità e competenze, in ambito di didattica e ricerca.Fondamentale in questo passaggio è il ruolo della Regione Veneto per sostenere e appoggiare un progetto così innovativo che avrà ricadute positive sul territorio regionale e nazionale”.

“Un anno fa, in occasione della firma dell’accordo quadro tra l’Università di Verona e l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, ho sottolineato che quella stretta di mano tra me e il Magnifico Rettore dava vita a un progetto condiviso, di cui il Corso di Laurea magistrale in Farmacia era solo l’inizio”, ha sottolineato l’ad Mario Piccinini. “Oggi quel progetto segna ulteriori tappe in ambito sanitario, sempre sulla strada dell’innovazione come lo è stato per Farmacia. Il Corso di Laurea in Medicina e chirurgia a indirizzo ingegneristico guarda molto lontano, alla presenza nelle corsie dei nostri ospedali veneti e italiani di medici in grado non solo di utilizzare le alte tecnologie, ma anche di saperle governare, mettendole sempre a servizio del bene del paziente. Si tratta di un progetto complesso per il quale abbiamo meno di un anno davanti per definirne tutti i contorni, ma che è necessario realizzare se vogliamo affrontare al meglio le sfide della sanità del futuro. Intanto – ha proseguito Piccinini – accogliamo con soddisfazione, e ringrazio per questa opportunità il Magnifico Rettore, l’insediamento, già a partire dall’inizio del prossimo anno nella struttura del Sacro Cuore Don Calabria di via San Marco, del corso di laurea in igiene dentale e del corso di laurea magistrale nelle professioni sanitarie tecniche. La presenza della professoressa Nicoletta Zerman, come direttrice della Struttura autonoma di odontoiatria pediatrica e di igiene orale, sarà di impulso allo sviluppo della ricerca nell’ambito delle patologie dentali infantili, ricerca che è parte della mission del Sacro Cuore Don Calabria, essendo l’Ospedale Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico”.

“L’avvio di questo progetto – ha spiegato la professoressa Nicoletta  Zerman – che vede raccolte in un unico centro sanitario così importante per il nostro territorio competenze in ambito clinico, formativo e di ricerca, è il frutto di una visione strategica del Magnifico Rettore del nostro Ateneo e condivisa dalla governance dell’Ospedale di Negrar, in primi dall’Amministratore delegato dottor Piccinini, e resa formalmente possibile dagli interventi del Direttore generale dell’ateneo di Verona Federico Gallo e dal Direttore generale dell’Aoui Callisto Bravi che personalmente ringrazio. Poter contribuire all’avvio di un progetto così importante che mira a fare di Verona un riferimento a livello nazionale di buone pratiche sanitarie sia a livello di prevenzione che di cura, grazie alla sinergia tra l’Ateneo e l’Ospedale di Negrar, è sicuramente motivo di soddisfazione e va affrontato con grande senso di responsabilità


Santa Lucia in Pediatria con Prezzemolo: un regalo dell'Ordine di Malta

Una Santa Lucia speciale, quella che hanno vissuto mercoledì 13 dicembre i bambini ricoverati presso la Pediatria dell’IRCCS di Negrar. Con grande sorpresa hanno ricevuto la visita di Prezzemolo, la celeberrima mascotte di Gardaland. Ad accompagnarlo in reparto la Delegazione di Verona dell’Ordine di Malta: barellieri e sorelle vestite da pellegrinaggio hanno consegnato ai piccoli degenti giocattoli, libri e gli immancabili dolci.

Una Santa Lucia speciale, quella che hanno vissuto mercoledì 13 dicembre i bambini ricoverati presso la Pediatria dell’IRCCS di Negrar. Con grande sorpresa hanno ricevuto la visita di Prezzemolo, la celeberrima mascotte di Gardaland. Ad accompagnarlo in reparto la Delegazione di Verona dell’Ordine di Malta: barellieri e sorelle vestite da pellegrinaggio hanno consegnato ai piccoli degenti giocattoli, libri e gli immancabili dolci.

Nel corso della visita ha trovato spazio anche un momento di raccoglimento con il Cappellano di delegazione, monsignor Silvano Mantovani, che ha recitato insieme ai presenti la preghiera a Santa Lucia e quella alla Madonna del Fileremo, “Vergine di tutte le Grazie”, a cui da secoli l’Ordine di Malta è devota. Una sua immaginetta e la preghiera letta è stata donata ai bimbi ricoverati e ai loro genitori.

All’incontro era presente anche il direttore amministrativo dell’Ospedale, Claudio Cracco, e il direttore della Pediatria, il dottor Paolo Bonetti.  “Ringraziamo di cuore l’Ordine di Malta per questa splendida e generosa iniziativa, ha detto il Primario. “Tutti i bambini dovrebbero vivere in pienezza la Festa di Santa Lucia. Purtroppo non sempre è possibile, come nel caso di un ricovero in ospedale. Momenti come questi appartengono al prendersi cura del bambino, il cui benessere è legato alle anche esigenze delle sua età, fra queste la spensieratezza, la sorpresa, il gioco. Elementi che l’Ordine di Malta oggi ha portato nel nostro reparto”.


Violenza di genere: come riconoscere i primi segnali. Convegno all'IRCCS di Negrar

La violenza di genere che non si manifesta esclusivamente con l’assassinio, ma anche tramite maltrattamenti, abusi sessuali e non, e angherie psicologiche. Violenze molto spesso taciute dalle stesse vittime, per paura o per vergogna.
Ma quali sono i primi segnali che possono presagire una crisi? Come riconoscerli da parte della stessa donna e anche degli operatori con cui viene in contatto. Se ne parla lunedì 11 dicembre in un convegno, aperto anche alla ciittadinanza, all’Irccs di Negrar (clicca qui per il programma)

Sono già oltre 100 le donne che quest’anno sono state uccise. Giovanissime e meno giovani, la gran parte ha perso la vita per mano di persone con cui avevano o avevano avuto un legame affettivo. Queste vittime sono la punta dell’iceberg di una violenza di genere che non si manifesta esclusivamente con l’assassinio, ma anche tramite maltrattamenti, abusi sessuali e non, e angherie psicologiche. Violenze molto spesso taciute dalle stesse vittime, per paura o per vergogna.
Ma quali sono i primi segnali che possono presagire una crisi? Come riconoscerli da parte della stessa donna e anche degli operatori con cui viene in contatto?

Giuseppe Deledda, responsabile Psicologia Clinica IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar
Dr. Giuseppe Deledda

Queste le domande che saranno al centro dell’incontro in programma lunedì 11 dicembre nella sala convegni dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. Promosso dal dottor Giuseppe Deledda, direttore dell’Unità Operativa di Psicologia dello stesso ospedale, l’incontro avrà inizio alle 13.30 ed è aperto al pubblico.

Durante il pomeriggio, il tema della violenza di genere sarà trattato anche dal punto di vista letterario, attraverso l’ultimo romanzo, Il segreto di May, pubblicato nel 2022 dalla dottoressa Luisa Nadalini, psicologa e psicoterapeuta, già direttore del Servizio di Psicologia clinica e oncologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Dal 2011, la dottoressa Nadalini alterna la pubblicazione di ricerche e articoli scientifici con quella di romanzi che trattano casi di violenza di genere con l’intento di diffondere la cultura della cura psicologica e della narrazione clinica.

La psicologa Benedetta Tesoro porterà invece la sua testimonianza come coordinatrice dell’area donne di casa S. Benedetto- Fondazione Don Calabria per il Sociale.

L’attività dell’Opera Don Calabria in favore delle donne in difficoltà risale al 2004, ma è nel 2018 che si specializza nell’accoglienza di donne vittime di violenza. Viene infatti aperta la “Casa Rifugio Est Veronese”, in collaborazione con la Regione Veneto e il Comune di San Bonifacio. Nel 2020 nasce anche la “Casa Rifugio Ovest Veronese”, con ente promotore l’allora Ulss 22 e sempre con il supporto della Regione. In cinque anni le case rifugio Don Calabria hanno ospitato, protetto e accompagnato nel difficile percorso di uscita dalla violenza 57 donne (cinque delle quali in gravidanza) e i loro 73 figli di età compresa tra i 4 mesi e i 18 anni.  La dottoressa Tesoro e le operatrici dell’area rifugio sono costantemente impegnate anche in momenti formativi nelle scuole, in parrocchie e nelle associazioni sportive per sensibilizzare le nuove generazioni sulle diverse tipologie di violenza affinché siano viste e riconosciute.


La riabilitazione dopo l’ictus, con la tecnologia che si basa sui neuroni a specchio

Il “Sacro Cuore”, primo nel Veneto, dispone di due macchinari che facendo leva sulla funzione dei neuroni a specchio, aiutano i pazienti a muovere l’arto malato imitando i movimenti sullo schermo di quello sano

Si chiama “mirror therapy” ed è la diretta applicazione nella riabilitazione motoria di quella meravigliosa scoperta, ormai risalente a 20 anni fa, che sono i cosiddetti neuroni a specchio, una classe speciale di cellule cerebrali dedicate al movimento, grazie alle quali noi possiamo imparare osservando gli altri.

I fisioterapisti di solito, per applicarla, si servono di specchi e di apposite scatole, ma da pochi anni è entrata in campo la tecnologia digitale, con due dispositivi, in particolare IV3 e IV4-Intensive visual simulation, di cui il Servizio di Medicina fisica e riabilitativa dell’IRCCS di Negrar, diretto dalla dottoressa Elena Rossato, dispone da alcune settimane.

Si tratta di una sorta di computer, predisposti uno per gli arti inferiori e l’altro per quelli superiori, indicati per la preparazione alla fisioterapia, classica o in ambiente robotico, soprattutto dei pazienti con emiparesi da ictus e che sfruttano proprio le prerogative dei neuroni a specchio. Questo tipo di dispositivi sono presenti in pochi centri in Italia, soprattutto il IV4 per gli arti inferiori, tra cui al “Sacro Cuore Don Calabria.

“Il paziente, sedendosi frontalmente, viene invitato a eseguire i movimenti del braccio o della gamba che vede sullo schermo con il proprio arto ‘malato’”, spiega la dottoressa Rossato. “Il valore aggiunto di questi dispositivi digitali è quello di offrire al paziente la possibilità che il braccio o la gamba da ‘imitare’ siano i propri. Questo avviene registrando i movimenti degli arti non colpiti dalla malattia le cui immagini poi sono riprodotte in maniera speculare. In pratica è come se la persona vedesse sullo schermo il proprio arto da riabilitare in movimento ed è maggiormente indotta ad imitarlo”.

Un processo dovuto ai neuroni a specchio situati nelle aree frontali 4 e 5 del cervello e specializzati nell’attivazione motoria. “Gli esercizi effettuati grazie a questi sistemi hanno lo scopo di riattivare l’arto malato in funzione dell’inizio della fisioterapia vera e propria, la quale, senza questa preparazione, implicherebbe dolore e resistenza del tono muscolare dovuti all’immobilità”, aggiunge Rossato.

L’uso del IV3 e IV4 si è dimostrato “particolarmente utile per i pazienti colpiti da ictus che hanno difetti di attenzione verso la parte malata perché li riporta ad osservarla”, prosegue la fisiatra. Danno risultati anche nella sindrome dell’arto fantasma: i pazienti amputati spesso lamentano fortissimi dolori alla gamba e al braccio che non c’è più. Utilizzando questi sistemi le connessioni cerebrali vengono in qualche modo ‘ingannate’ e il paziente vedendo sullo schermo il movimento normale del suo arto inesistente non ne percepisce più il dolore. Infine sono indicati per tutti coloro che hanno disturbi cerebellari con forti distonie, perché li aiuta a rallentare i movimenti”.

I ricercatori del Servizio di Medicina Fisica e Riabilitativa stanno sviluppando un protocollo di ricerca per valutare anche l’efficacia di queste tecnologie nei disturbi di sensibilità. “L’emiparesi provocata dall’ictus toglie al paziente non solo la mobilità dell’arto ma anche la sensibilità dello stesso – conclude la fisiatra -. Questo ha ricadute importanti nel recupero del cammino perché a causa dell’insensibilità vengono sviluppate posizioni sbagliate su cui poi si può intervenire solo con la chirurgia funzionale. Lo studio vuole valutare proprio l’efficacia del trattamento con IV4 abbinato alla riabilitazione tramite esoscheletro”.


Il professor Giovanni Targher tra i ricercatori più citati al mondo

Professore associato di Endocrinologia all’Università di Verona e ricercatore presso l’IRCCS di Negrar, Giovanni Targher per il secondo anno consecutivo è stato inserito nella lista Highly Cited Researchers stilata da Clarivate. Un prestigioso riconoscimento sull’interesse e  sulla qualità della sua ricerca in ambito medico.

Giovanni Targher, professore associato di Endocrinologia dell’Università di Verona e ricercatore dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, è tra i ricercatori più citati al mondo. A dirlo la lista degli Highly Cited Researchers stilata ogni anno da Clarivate, una delle società più accreditate nel fornire servizi basati sull’analisi di dati e informazioni relativi alla ricerca scientifica e accademica.

“Sono molto onorato di essere stato incluso, per il secondo anno consecutivo, in questa prestigiosa lista internazionale che identifica i ricercatori e le ricercatrici più influenti al mondo in base alle loro pubblicazioni scientifiche – dichiara Targher-. Questo significa che la linea di ricerca di cui mi sto interessando con il mio gruppo da oltre 20 anni, solleva sempre un particolare interesse a livello internazionale. In questa occasione, voglio ringraziare la governance universitaria dell’ateneo di Verona per avermi permesso di raggiungere tali risultati oltre che l’Amministrazione dell’Irccs Sacro Cuore – Don Calabria di Negrar dove sto proseguendo attualmente, ormai da qualche mese, la mia attività di ricerca all’interno di un ambiente scientificamente vivace e molto stimolante”.

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