Alleanza Sacro Cuore e Itelpharma per la ricerca e la produzione di radiofarmaci

L’accordo ha come obiettivo l’ottenimento da parte della Radiofarmacia di Negrar della certificazione GMP per radiofarmaci, di cui ad oggi nessun ospedale italiano è provvisto. Questo consentirà al “Sacro Cuore Don Calabria” di produrre traccianti non solo a consumo della propria Medicina Nucleare, come ad oggi avviene, ma anche per tutto il territorio del Nord Italia, per conto di Itelpharma che si occuperà della commercializzazione.
L’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria ha siglato un accordo con l’azienda radiofarmaceutica pugliese Itelpharma, ramo d’azienda del gruppo ITEL Telecomunicazioni con headquarter a Ruvo di Puglia. La partnership ha l’obiettivo di supportare la Radiofarmacia dell’Ospedale, il cui responsabile è il dottor Giancarlo Gorgoni, ai fini dell’ottenimento da parte di AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) della certificazione GMP (Good Manufacturing Practices) in tutte le fasi: allestimento del sistema di qualità, qualifica e convalida, trasferimento tecnologico, formazione del personale interno, avvio del processo di produzione di radiofarmaci curandone sintesi, formulazione, ripartizione, confezionamento e controllo del prodotto finito.
La certificazione GMP per radiofarmaci – di cui ad oggi nessun ospedale italiano è provvisto – consentirà all’IRCCS di Negrar di produrre traccianti non solo a consumo della propria Medicina Nucleare, come ad oggi avviene, ma anche per tutto il territorio del Nord Italia, per conto di Itelpharma che si occuperà della commercializzazione.
Un asse strategico interregionale e nazionale, nel segno dell’eccellenza ed in ottemperanza ai più elevati standard qualitativi. L’intesa programmatica metterà in campo un piano di attività nell’ambito della ricerca e dello sviluppo radiofarmaceutico, cui lavoreranno congiuntamente i team di Itelpharma e del “Don Calabria”. Una volta ottenuta la certificazione, la collaborazione prevede, tra le progettualità cardine, l’avvio della produzione del tracciante [18F]-JK-PSMA 7, un radiofarmaco per il quale Itelpharma detiene l’esclusiva nei Paesi di Italia, Spagna e Portogallo.
Il radiotracciante è dedicato all’imaging diagnostico di patologie tumorali correlate alla prostata. Gli studi preclinici ed i successivi studi pilota a verifica dell’utilità clinica dell’imaging tramite PET / TC, in pazienti con cancro alla prostata, hanno dimostrato che i traccianti a base di PSMA recentemente sviluppati hanno proprietà favorevoli per quanto riguarda prestazioni cliniche e radiochimiche, evidenziando e confermando l’efficacia del nuovo [18F]-JK-PSMA 7 nella localizzazione specifica dei tumori.
“Il nostro ospedale ed in particolare la nostra Radiofarmacia con Ciclotrone, grazie all’accordo con Itelpharma, ha l’opportunità di una svolta epocale”, afferma Mario Piccinini, CEO del Sacro Cuore Don Calabria –. “Procedendo all’ottenimento della certificazione GMP vogliamo dare un’ulteriore attestazione alla qualità della nostra produzione di radiofarmaci, che da uso interno potrà avere come bacino di utenza l’intero nord Italia. L’accordo è anche una tappa importante per un ospedale come il nostro che coniuga assistenza e ricerca e ha una forte vocazione oncologica. La competenza farmaceutica di Itelpharma coniugata al nostro know how medico-scientifico ci consentirà di accedere a farmaci sperimentali per la diagnosi di patologie tumorali e non solo. Lo stesso [18F]-JK-PSMA 7 sarà oggetto di uno studio clinico da parte della nostra Medicina Nucleare e della nostra Urologia. Cura e ricerca sono un binomio imprescindibile perché solo con la ricerca possiamo offrire terapie efficaci ai nostri pazienti”.
“Siamo lieti di aver incontrato la realtà ospedaliera del Don Calabria, centro d’eccellenza, la cui lungimiranza nell’implementare la produzione di radiofamaci ci consentirà di costruire un percorso condiviso, che ci vedrà lavorare sull’obiettivo della certificazione GMP del sito ma anche sullo sviluppo di nuove molecole e traccianti per l’attività di imaging diagnostico”, dichiara Michele Diaferia, CEO del gruppo ITEL Telecomunicazioni e della divisione corporate Itelpharma. “Le condizioni vantaggiose dal punto di vista logistico-infrastrutturale, dettate dalla compresenza dell’attività farmaceutica ed ospedaliera nello stesso complesso, aprono per altro alla possibilità di immaginare, in una futura programmazione, l’avvio di sperimentazioni cliniche con i medesimi traccianti prodotti in loco, a beneficio dell’attività medico-diagnostica e della ricerca scientifica. La cooperazione fra le aziende e le realtà radiofarmaceutiche rappresenta il futuro di questo comparto specialistico. La condivisione di esperienze multidisciplinari e lo scambio di conoscenze, riteniamo sia l’unica chiave possibile per il progresso e per conseguire risultati d’avanguardia. Crediamo, per questo, nell’opportunità del fare sistema, con l’obiettivo di costruire una rete di radiofarmacie e di medicine nucleari che consenta di superare il limite di decadimento intrinseco nella natura del radiofarmaco, mediante sedi produttive collegate e dislocate in punti strategici, che permettano di raggiungere agevolmente qualsiasi centro di medicina nucleare, nella logica ‘dal laboratorio al paziente”.
Aperte le iscrizioni per i corsi on line di accompagnamento alla nascita

Un modo diverso, ma non meno coinvolgente per prepararsi all’evento straordinario della nascita di un figlio. Sono i corsi pre parto on line organizzati dalle ostetriche del “Sacro Cuore Don Calabria”. Ecco come iscriversi
La pandemia ha condizionato anche un momento unico come la preparazione alla nascita di un figlio, costringendo gli ospedali a sospendere i corsi pre-parto. Ma dopo circa un anno, le ostetriche del “Sacro Cuore Don Calabria” vogliono ricominciare, se non in presenza almeno on line, per soddisfare il bisogno delle mamme di ricevere informazioni e rassicurazioni al fine di vivere con più serenità e consapevolezza l’evento nascita.
Il corso on line di preparazione alla nascita è strutturato in otto incontri a cadenza settimanale della durata di due ore ciascuno, a cui è possibile partecipare tramite la piattaforma Meet dell’ospedale, avvalendosi di uno smartphone, di un tablet o di un computer con videocamera e microfono. Verranno trattati argomenti inerenti alla gravidanza, al travaglio e al parto, all’allattamento (Linee Guida Unicef), al post parto e al ritorno a casa. Per garantire maggiore interazione e coinvolgimento, il numero delle partecipanti sarà limitato a un massimo di 10.
La data del primo incontro sarà comunicata via email alle mamme che avranno provveduto all’iscrizione, compilando il modulo allegato a questa pagina (si può trovarlo anche su https://www.sacrocuore.it/unita-operative/area-materno-infantile/ostetricia/ambulatori/) e inviandolo all’indirizzo email: ostetriche@sacrocuore.it. L’invio deve comprendere anche l’impegnativa del medico di medicina generale o del ginecologo con la dicitura “Corso di accompagnamento alla nascita” e il codice di esenzione. Il corso è gratuito ed è preferibile iscriversi entro la ventiquattresima settimana di gravidanza.
In attesa degli incontri on line, è sempre possibile usufruire dei video-corsi in preparazione alla nascita realizzati dall’Ostetricia (clicca qui) e dalla Pediatria (clicca qui) del “Sacro Cuore Don Calabria”.
Post vaccino o post infezione: ecco il test che cerca gli anticorpi anti SARS COV2

Con un semplice prelievo di sangue si può valutare l’efficacia della vaccinazione indagando la presenza e la quantità di anticorpi neutralizzanti, ma anche verificare la presenza di tali anticorpi nei soggetti che hanno contratto l’infezione naturale e sono guariti.
Da alcune settimane l’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria ha introdotto tra le prestazioni di Laboratorio rivolte alla popolazione il test per la ricerca degli anticorpi immunizzanti contro il virus SARS COV2, responsabile del Covid 19. L’esame, che si effettua con un semplice prelievo di sangue, è indicato per valutare l’efficacia della vaccinazione indagando la presenza e la quantità di anticorpi neutralizzanti, ma anche per verificare la presenza di tali anticorpi nei soggetti che hanno contratto l’infezione naturale e sono guariti.
“Il test identifica e quantifica gli anticorpi neutralizzanti indotti dal vaccino contro il Receptor Binding Dominion, una porzione della proteina Spike che consente al virus del Covid-19 di entrare nella cellula umana e riprodursi”, spiega il dottor Antonio Conti, direttore del Laboratorio Analisi Cliniche. “Gli studi che hanno autorizzato l’immissione in commercio attestano che i vaccini con RNA “messaggero” hanno un’efficacia intorno al 95% – spiega il dottor Conti – percentuale che potrà trovare conferma dai grandi numeri della vaccinazione di massa. Capire, tramite questo test, se si è responsivi al vaccino incide sulla propria serenità, in quanto la presenza degli anticorpi determina un rischio minore di contrarre il virus anche se siamo venuti in contatto con un soggetto positivo. Tuttavia – precisa il medico – anche se il nostro sistema immunitario ha risposto adeguatamente alla profilassi, non possiamo smettere di osservare le misure ed i comportamenti per il contenimento del contagio, in primis indossare la mascherina”.
Avere gli anticorpi neutralizzanti fa la differenza anche per coloro che hanno contratto l’infezione e sono guariti e sono in attesa della vaccinazione.
E’ consigliabile sottoporsi al test sierologico tramite il prelievo di sangue, che non richiede il digiuno, almeno due settimane dopo la seconda dose di vaccino. Il test ha il costo di 25 euro e non è necessaria l’impegnativa del medico di medicina generale. Per prenotare: home page del sito www.sacrocuore.it bottone “prelievo senza coda” oppure 045.6013081.
Pazienti no-Covid: disagio psicologico dietro la cancellazione di visite ed esami

Lo studio coordinato dalla Psicologia clinica del “Sacro Cuore Don Calabria” rileva la presenza di sintomi da stress post traumatico anche severo, nei pazienti no Covid che disdicono autonomamente visite ed esami. La necessità di un presa in carico psicologica
Dopo gli specialisti a lanciare l’allarme sono gli psicologi: i pazienti che cancellano autonomamente visite e terapie ospedaliere per paura di contrarre il Covid, sono ad alto rischio di aggravamento non solo della loro patologia, ma anche della loro salute psicologica. La fragilità emotiva di molti di questi pazienti, dovuta alla malattia, rende necessaria una presa in carico psicologica, perché la probabilità di un peggioramento in scenari come quelli dell’epidemia da SARS COV2 è rilevante, con conseguenze non trascurabili anche dal punto di vista della sostenibilità economica.
A dirlo è uno studio multicentrico ImpACT-COVID 19, pubblicato su International Journal of Environmental Research and Public Health e coordinato dall’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) con la partecipazione di altri 11 ospedali distribuiti sul territorio italiano, tra cui il Besta e il Sacco di Milano e il San Martino di Genova.
La ricerca è stata condotta in due fasi diverse, tuttavia non sono emerse sostanziali differenze tra i 758 questionari somministrati durante il lockdown e i 698 distribuiti a maggio, in contemporanea con le prime aperture. Come non esiste difformità di comportamento tra le tante tipologie di pazienti: oncologici, reumatologici, cardiologici…. Il dato complessivo ha infatti rilevato che il 33% dei pazienti con patologie preesistenti ha manifestato una sintomatologia da stress post traumatico nelle forme più gravi. Percentuale che tocca il 66% includendo soggetti con sintomi lievi o medi.
Un condizione psicologica fatta di ansia, insonnia, depressione, calo di attenzione, disorientamento, tipica dei grandi traumi, che ha avuto una diretta ricaduta sulla storia clinica del paziente: il 35% di questi soggetti ha dichiarato di aver annullato autonomamente visite, esami e terapie già programmati.
“Lo studio non individua la pandemia come causa della sintomatologia psicologica più o meno grave emersa dalle risposte date nei questionari – spiega il dottor Giuseppe Deledda, direttore della Psicologia Clinica di Negrar e coordinatore dello studio -. Bensì che in situazioni di emergenza come un’epidemia può essere utile investire maggiormente nella gestione psicologica di pazienti già provati da patologie preesistenti al fine di evitare aggravamenti clinici e psicologici che hanno una diretta conseguenza sulla loro qualità di vita e sulla sostenibilità economica del sistema sanitario. Di fronte alla chiamata di un paziente che annulla un appuntamento, il semplice prendere nota della sua decisione senza capire le reali motivazioni potrebbe restituirci in un futuro prossimo una persona con un quadro clinico aggravato, nei casi più complessi con problematiche psichiatriche e bisognoso di cure più costose”.
Il telefono e i collegamenti video possono essere i mezzi per un supporto psicologico a distanza per un paziente “che rifiuta di venire in ospedale non perché individua in esso la fonte di un possibile contagio, come ci ha abituato la narrazione di questi mesi. Ma perché, come emerge dalle risposte dei questionari, teme di non essere assistito adeguatamente a causa dell’impegno dei sanitari sul fronte Covid, convinzione probabilmente nata da informazioni distorte” prosegue il dottor Deledda. L’analisi dei dati fornisce agli operatori anche un indicatore attraverso il quale individuare i pazienti più ansiosi ed emotivamente più in difficoltà. “Paradossalmente sono coloro che cercano più volte il medico per essere rassicurati. Un grido di aiuto che dobbiamo cogliere”.
La Cittadella della Carità è "Covid free": concluso il programma di vaccinazione

Il 31 gennaio si è conclusa la somministrazione della seconda dose di vaccino anti-SARS COV2: il 97% degli operatori ha detto sì alla profilassi. Vaccinati anche gli ospiti delle strutture residenziali (Casa Perez, Casa Nogarè e Casa Clero). L’Ad Piccinini: “Un grande traguardo raggiunto grazie al senso di responsabilità di tutti e ad un’organizzazione impeccabile”
Con il 31 gennaio la “Cittadella della Carità” di Negrar è Covid free. Si è conclusa infatti anche la somministrazione della seconda dose del vaccino anti-Covid 19 agli operatori dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria e delle strutture residenziali (case di risposo e Rsa), oltre agli ospiti delle stesse.
Hanno quindi completato la profilassi oltre 1.900 operatori, numero che supererà i 2000 quando concluderanno la vaccinazione coloro che per vari motivi sono rimasti in sospeso (positivi al SARS-COV2, negativi da meno di un mese oppure in isolamento fiduciario per contatto da positivo, come prevedono le linee guida).
Encomiabile il tasso di adesione che ha toccato il 97%.
Sono stati invece 191 su 248 gli ospiti delle strutture residenziali che hanno chiuso il ciclo vaccinale, ma solo 12 hanno rifiutato il vaccino, gli altri sono stati considerati non idonei a causa del loro stato di salute.
Prosegue invece l’indagine sierologica per valutare la risposta al vaccino. In concomitanza alla somministrazione della prima e della seconda dose gli operatori sono stati sottoposti a un prelievo di sangue per la ricerca degli anticorpi anti SARS COV2. Ulteriori prelievi verranno ripetuti nelle settimane successive.
“Abbiamo raggiunto un obiettivo che solo pochi mesi fa sembrava lontanissimo” commenta l’amministratore delegato, Mario Piccinini. “Oggi grazie al senso di responsabilità degli operatori che si sono sottoposti al vaccino possiamo proseguire la nostra attività con maggiore serenità. Soprattutto nei confronti dei pazienti. Fin dall’inizio della pandemia abbiamo messo in atto tutte le misure di prevenzione del contagio all’interno dell’ospedale e delle strutture residenziali, come previsto dai protocolli nazionali e regionali. Ma il vaccino è la vera svolta verso la normalità”.
La campagna vaccinale della Cittadella della Carità si è svolta in tempi molto rapidi. Il 1° gennaio sono state effettuate le prime 120 dosi agli operatori in prima linea nella lotta al Covid (Malattie Infettive, Terapia Intensiva, Pronto Soccorso e Punto Tamponi). La prima fase si è conclusa 10 giorni dopo ed è iniziata la seconda il 23 gennaio. “Un’organizzazione impeccabile – conclude Piccinini –. Ringrazio per questo la Direzione sanitaria, il Servizio infermieristico, gli assistenti sanitari, il personale dei Poliambulatori e del Punto prelievi, e quello della Farmacia”.
Covid-19: cosa sono e come agiscono gli anticorpi monoclonali

Vengono individuati come la svolta terapeutica per il trattamento del Covid 19. Sono gli anticorpi monoclonali già usati contro altre patologie, ma ancora in fase di sperimentazione per il SARS COV 2. Ecco cosa sono e come funzionano
I riflettori sugli anticorpi monoclonali per la cura del COVID-19 si sono accesi quando l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha contratto la malattia ed è stato sottoposto alla cura sperimentale e dai costi proibitivi. Ma gli anticorpi monoclonali sono una realtà da tempo nel trattamento di alcune patologie (tra cui quelle oncologiche). Contro il virus SARS COV2, responsabile del COVID-19, attualmente ci sono 11 anticorpi in fase sperimentale più o meno avanzata nell’uomo, ma non sono stati ancora approvati come trattamento. E circa 150 in fase di ricerca contro il virus SARS COV 2. Vediamo come funzionano.
COS’E’ UN ANTICORPO
Gli anticorpi, detti anche immunoglobuline, sono proteine prodotte dalle cellule del plasma quando il nostro organismo riconosce un agente, ad esempio un virus, estraneo al nostro corpo. Essi agiscono riconoscendo una o più molecole caratteristiche dell’agente infettivo, dette antigeni. Legandosi saldamente ad esse, inattivano il microorganismo, portandolo poi ad essere distrutto dal nostro sistema di difesa immunitario.
Quando viene somministrato un vaccino, nel nostro organismo viene indotta la produzione di anticorpi, contro il microorganismo che si vuole contrastare, che saranno l’arma di difesa immunitaria nel caso si incontri l’agente patogeno. L’immunizzazione di questo tipo viene definita “attiva” perché stimola il nostro sistema immunitario.
IN CASO DI INFEZIONE DA SARS COV2 QUALI ANTICORPI VENGONO PRODOTTI DAL NOSTRO ORGANISMO?
Quando il virus attacca il nostro oeganismo, il nostro sistema immunitario reagisce producendo una serie di anticorpi diretti verso differenti proteine del virus. Questi anticorpi sono diversi sia per classi che per antigene. Le classi di anticorpi si distinguono in base alla loro struttura in immunoglobuline denominate IgA, IgM e IgG.
Le IgA sono le prime a formarsi in risposta all’infezione, seguite poi dalle IgM e IgG. Una volta guariti dall’infezione, le IgM e ancor più le IgG permangono nel nostro organismo per diverse settimane per continuare a difenderci da nuovi attacchi virali; gli “esami sierologici” sfruttano la loro presenza in circolo per valutare se un soggetto è stato precedente a contatto con il virus.
Le diverse classi di anticorpi hanno poi diversi antigeni virali bersaglio: attualmente sono state identificate quattro proteine bersaglio denominate S, M, E ed N.
COS’E’ UN ANTICORPO MONOCLONALE?
Gli anticorpi monoclonali sono proteine create in laboratorio che hanno le stesse caratteristiche di quelle prodotte dal nostro organismo e che si legano ad un solo antigene dell’agente che si vuole combattere. Dato che gli anticorpi monoclonali agiscono direttamente sull’agente patogeno, ma non sono in grado di stimolare il nostro sistema immunitario, la temporanea immunizzazione data dalla loro somministrazione viene detta “passiva”.
GLI ANTICORPI MONOCLONALI SONO GIA’ UTILIZZATI IN MEDICINA?
Le somministrazioni nell’uomo di anticorpi monoclonali sono parte essenziale di molte terapie mediche dato che sono ormai da diversi anni trattamenti di consolidata efficacia soprattutto per la cura di alcuni tumori e di malattie infiammatorie croniche (reumatologiche o dell’intestino, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa)
Per quanto riguarda le patologie infettive virali, sono due gli anticorpi approvati per il trattamento: il Palivizumab (Synagis) contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) – responsabile della polmonite e della bronchiolite nei bambini – e il REGN-EB3 (costituito da 3 anticorpi monoclonali diversi) approvato molto recentemente contro il virus Ebola.
COME FUNZIONANO GLI ANTICORPI MONOCLONALI NELLA TERAPIA ANTI COVID 19?
La maggior parte degli anticorpi monoclonali sviluppati appartiene alla classe delle IgG e sono in grado di riconoscere la proteina espressa dal virus denominata “Spike” o “S” presente sulla sua superficie. Questa proteina, che decora la superficie formando protuberanze caratteristiche dando l’aspetto di una corona al virus, contiene una porzione che è in grado di ancorarsi alla proteina umana ACE2 presente nelle nostre cellule. In questo modo permette l’ingresso del virus all’interno della cellula umana dando il via all’infezione. L’anticorpo legandosi alla proteina S del virus, crea un ingombro spaziale che inizialmente non consente più al virus di ancorarsi alla cellula e successivamente di essere riconosciuto come estraneo dal nostro sistema immunitario, che procede alla distruzione.
QUALI SONO LE DIFFERENZE TRA L’USO DEL VACCINO E L’USO DEGLI ANTICORPI MONOCLONALI?
Come spiegato prima, la somministrazione di un vaccino determina una “immunizzazione attiva” che stimola quindi la produzione di anticorpi da parte del nostro organismo. Per far ciò però l’organismo ha bisogno di un po’ di tempo e quindi la sua efficacia è generalmente visibile solo dopo circa 3-4 settimane. La somministrazione di anticorpi monoclonali è invece una “immunizzazione passiva” in grado di difendere istantaneamente un soggetto dall’attacco del virus in quanto ciò che viene somministrato è pronto all’uso.
L’ANTICORPO MONOCLONALE PUO’ ESSERE UN’ALTERNATIVA AL VACCINO
Sebbene la vaccinazione rimanga il metodo migliore per la profilassi del COVID-19, gli anticorpi monoclonali potrebbero avere un importante ruolo nelle profilassi in caso di soggetti che non siano in grado di sviluppare anticorpi dopo vaccinazione (es. soggetti immuno-compromessi) oppure soggetti non ancora vaccinati con alto rischio di infezione (es. operatori sanitari, operatori di primo intervento, soggetti che vengono a contatto con persone positive al virus). Inoltre, l’uso degli anticorpi monoclonali potrebbe dimostrarsi efficace in caso di malattia acuta, soprattutto se somministrati precocemente, in soggetti con malattia lieve o moderata ad alto rischio di malattia grave e, forse, anche in caso di soggetti con malattia grave se associati ad altre terapie (antivirali, terapie di supporto).
COME VIENE SOMMINISTRATO L’ANTICORPO MONOCLONALE PER IL COVID 19?
Gli anticorpi monoclonali per il COVID-19 sono studiati per essere somministrati per via sottocutanea o intramuscolare. Ciò ne permetterebbe una facile somministrazione da personale non specializzato anche a domicilio.
QUANTO DURA L’IMMUNIZZAZIONE PASSIVA MONOCLONALE?
Generalmente un anticorpo viene eliminato dall’organismo in circa 3-4 settimane. Questa è quindi una problematica importante che i ricercatori stanno affrontando al fine di far durare l’immunizzazione il più a lungo possibile ed evitare quindi che si debbano fare somministrazioni ripetute con brevi intervalli di tempo. L’anticorpo monoclonale può infatti essere modificato in una parte della sua struttura al fine di rallentarne l’eliminazione. L’obiettivo attuale dei ricercatori è quello di far durare l’immunizzazione per almeno 6 mesi.
Hanno collaborato il dottor Antonio Conti, direttore del Laboratorio di Analisi Cliniche e il dottor Gianluigi Lunardi, farmacologo clinico
Conclusa la prima fase di vaccinazione Covid al "Sacro Cuore"

Solo il 3% degli operatori sanitari e non ha detto no al vaccino Vaccinati anche 197 ospiti delle case di riposo e delle RSA della Cittadella della Carità
Il 22 gennaio si parte con la somministrazione del richiamo
Si è conclusa all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar la prima fase del programma di vaccinazione anti Covid-19, che ha compreso anche gli ospiti e gli operatori delle case di riposo e delle RSA della Cittadella della Carità di cui fa parte anche l’ospedale.
Dal 1 gennaio si sono vaccinati 1.789 operatori (sanitari e non) del “Sacro Cuore Don Calabria”, a cui si aggiungono i 163 delle strutture socio-sanitarie. Inoltre si sono sottoposti alla profilassi 197 anziani ospiti delle case di riposo e delle RSA su 248: 39 sono stati valutati non idonei, mentre solo 12 hanno rifiutato la vaccinazione.
Altissima l’adesione: solo il 3% ha posto un netto no alla vaccinazione. I vaccinati tra gli operatori sono stati l’84%; nel restante 13% sono compresi coloro che non sono idonei e coloro, la maggioranza, che devono attendere in quanto positivi al SARS-COV2, negativi da meno di un mese oppure in isolamento fiduciario per contatto da positivo, come prevedono le linee guida. Quest’ultimi si sottoporranno alla prima vaccinazione appena possibile.
Un ruolino di marcia serrato quello iniziato a Capodanno a Negrar, che consentirà di intraprendere la seconda fase, con il richiamo, il 22 gennaio, a 21 giorni dalla prima somministrazione come prevedono le indicazioni Pfizer-BionTech. Se il programma sarà rispettato (quindi forniture del vaccino permettendo), a fine gennaio il “Sacro Cuore Don Calabria” sarà “Covid free”, almeno per quanto riguarda gli operatori.
“Siamo molto felici che finora tutto sia andato nel migliore dei modi – commenta l’amministratore delegato Mario Piccinini –. Ora ci prepariamo alla seconda fase con altrettanta determinazione. Ringrazio tutto il personale per l’esemplare adesione alla vaccinazione. Questo atto di responsabilità ci consentirà di affrontare con maggiore serenità il lungo periodo di pandemia che abbiamo ancora davanti”.
La conclusione così rapida della prima fase è stata possibile grazie alla collaborazione dell’Ulss 9 che ha fornito puntualmente i vaccini e del personale del ‘Sacro Cuore Don Calabria’. “I nostri operatori hanno messo in atto un’organizzazione impeccabile in poche ore, togliendo tempo alle famiglie nei giorni delle feste natalizie – conclude l’amministratore delegato -. Ringrazio per questo la direzione sanitaria, il Servizio infermieristico, gli assistenti sanitari, il personale dei Poliambulatori e del Punto prelievi, e quello della Farmacia”.
"Lavora con noi" il nuovo servizio on line del "Sacro Cuore Don Calabria"

“Lavora con noi” è il nuovo servizio on line del sito www.sacrocuore.it riservato a tutti coloro che vogliono intraprendere un’esperienza lavorativa nel nostro ospedale. Di particolare interesse figure professionali quali infermieri e operatori socio-sanitari.
“Lavora con noi” è il nuovo servizio on line del sito www.sacrocuore.it riservato a tutti coloro che sono interessati a un’esperienza lavorativa nel nostro ospedale.
Accedervi è molto semplice. Il bottone “Lavora con noi” si trova in alto a destra. Cliccando sopra si apre un format da compilare e sul quale allegare il proprio curriculum vitae.
Accanto al format, è stata predisposta un’area riservata con l’account personale del candidato, che si genera automaticamente una volta inseriti i dati nel format stesso.
All’area riservata si può accedere ogni qualvolta sia necessario modificare il proprio profilo.
L’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria è particolarmente interessato al colloquio con candidati per le seguenti professioni sanitarie: infermieri e operatori socio sanitari da inserire nei propri Servizi e Unità Operative
Vaccino Covid-19: "Ecco come vengono preparate le dosi"

Come si preprano le monodosi del vaccino Pfizer-BioNtech ricavandole dal flaconcino che ne contiene sei? Lo scopriamo con un articolo pubblicato dal quotidiano L’Arena in cui viene illustrato il lavoro della Farmacia Ospedaliera
Iniziate le vaccinazioni anche per gli ospiti delle case di riposo

Le dosi finora somministrate sono 540, con 30 delle quali sono stati vaccinati altrettanti ospiti delle case di riposo della “Cittadella della carità”, gestite dall’ospedale. La prima a riceverlo è stata una signora di 90 anni.
Prosegue a ritmo serrato le vaccinazioni anti-Covid all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria. Oggi sono state 300 le dosi somministrate agli operatori sanitari, che vanno ad aggiungersi alle 240 inoculate il 1 e il 2 gennaio
Delle 120 dosi di ieri, 30 sono state impiegate per agli ospiti delle strutture socio sanitarie (Casa Perez, Casa Nogarè e Casa Clero) della “Cittadella della Carità”, l’area di cui fa parte anche l’ospedale. Sono i primi 30 dei 250 ospiti residenti: anziani autosufficienti e non, tra cui molti religiosi, e pazienti psichiatrici. Una popolazione ad alto rischio di contrarre il Covid nella sua forma più grave. La prima a ricevere il vaccino è stata una sorridente signora di 90 anni,
La programmazione vaccinale proseguirà anche nei prossimi giorni, favorita anche dalla disponibilità nei locali della Farmacia Ospedaliera dei frigoriferi in cui conservare a – 80 il prezioso siero. Infatti la direzione dell’ospedale prevede che entro la prima settimana di febbraio il “Sacro Cuore Don Calabria” sarà Covid free per quanto riguarda gli oltre 2mila dipendenti, compresa la seconda dose di richiamo. La vaccinazione sul personale rientra anche in uno studio clinico per verificare l’effetto e la durata del vaccino, monitorando l’andamento degli anticorpi contro il SARS COV 2 prima della somministrazione del siero e dopo, a step successivi.











