Il "Sacro Cuore" ha salutato il 2021 con le prime vaccinazioni anti-Covid

All’IRCCS di Negrar il Capodanno 2021 sarà ricordato come una giornata storica: vaccinati 120 operatori sanitari dei reparti in prima linea contro il Covid 19. Il piano prevede la conclusione della vaccinazione, con il richiamo, di tutti  2200 dipendenti e degli  ospiti delle case di riposo della “Cittadella della Carità” entro la prima settimana di febbraio

Non poteva iniziare in un modo migliore il 2021 all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. Nel pomeriggio del 31 dicembre sono arrivate in Valpolicella le prime 120 dosi di vaccino Pfizer con le quali il 1 gennaio 2021 al Centro prelievi sono stati vaccinati contro il Covid altrettanti operatori sanitari. Oggi, sabato 2 gennaio, si replica con altre 120 dosi che saranno somministrate agli operatori e agli ospiti delle Case di riposo della Cittadella della Carità, di cui fa parte anche l’ospedale. Si conta, che entro la prima settimana di febbraio il “Sacro Cuore Don Calabria” sarà Covid free per quanto riguarda gli oltre 2mila dipendenti, anche con la seconda dose di richiamo. La vaccinazione sul personale rientra anche in uno studio clinico che verificherà l’effetto e la durata del vaccino, monitorando l’andamento degli anticorpi prima della somministrazione del siero e dopo a step successivi.

Il primo a sottoporsi a profilassi è stato il personale in prima linea nella gestione dei pazienti Covid: medici, infermieri e operatori socio-sanitari della Terapia Intensiva, del Pronto Soccorso, dei reparti Covid e del Punto Prelievi Tamponi.

Ad aprire la storica giornata è stata proprio un’operatrice socio-sanitaria, Elena Ruffo, che lavora in reparto Covid al III piano del Don Calabria. Tra i vaccinati anche il professor Zeno Bisoffi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali, e il dottor Massimo Zamperini, direttore della Terapia Intensiva.  A fine mattinata è toccato anche al dottor Roberto Tessari della Farmacia Ospedaliera, che, assieme ai suoi colleghi, tra cui il direttore Teresa Zuppini, e tecnici di laboratorio, ha allestito in tempi record il vaccino, ricavando, in area sterile, le dosi monouso dal flaconcino Pitzer che ne contiene sei. La stessa farmacia conserverà i flaconcini che arriveranno successivamente dall’Ulss 9, avendo a disposizione frigoriferi che raggiungono la temperatura di – 80.

“Mi sento una privilegiata – ha detto con emozione la signora Ruffo -. Far aprire questa storica giornata da un’operatrice socio-sanitaria è una sorta di premio per una figura professionale come la mia. Gli oss non vengono notati da nessuno, ma in realtà siamo forse quelli più vicini al paziente Covid, che vive la malattia in totale isolamento, lontano dal conforto dei loro cari”.

“Per noi il 1 gennaio 2021 non è Capodanno, ma la data che segna l’inizio della vaccinazioni anti Covid, quindi un grandissimo giorno – ha commentato il dottor Mario Piccinini, amministratore delegato -. Contiamo di concludere la vaccinazione degli operatori sanitari già la prossima settimana ed entro i primi giorni di febbraio dichiarare il nostro ospedale immunizzato, in quanto tutti i dipendenti, anche gli amministrativi, saranno stati sottoposti al richiamo. Questa è una grande gioia per tutti noi e soprattutto per tutti i nostri operatori che hanno affrontato e stanno affrontando questa pandemia con abnegazione, sacrificio e coraggio encomiabili. E per questo li ringrazio”.

Prima della vaccinazione ogni candidato è sottoposto alla firma del consenso informato, all’anamnesi e al prelievo di sangue per il dosaggio degli anticorpi Sars Cov2, i cui risultati entreranno in uno studio clinico del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali. “L’inizio dello studio risale ai mesi della prima ondata pandemica, quando abbiamo sottoposto tutti i dipendenti a tampone e prelievo sierologico – ha spiegato il professor Bisoffi -. Oggi lo studio prosegue, come previsto. Effettuando un prelievo immediatamente prima della vaccinazione verifichiamo sugli operatori che avevano già gli anticorpi, quindi che avevano contratto il virus, l’eventuale persistenza o meno del titolo anticorpale. Ma soprattutto monitoriamo l’effetto della vaccinazione. Che possiamo sapere solo verificando l’andamento degli anticorpi, con successivi esami sierologici”.

Photo Gallery

In senso orario:

L’allestimento del vaccino in area sterile da parte della Farmacia Ospedaliera

Le siringhe con le dosii monouso ricavate dai flaconcini che ne contegono sei

L’arrivo delle dosi dalla Farmacia al Centro prelievi dove si svolgeranno le vaccinazioni

La prima vaccinata: la signora Elena Ruffo, oss del terzo piano Covid

Da sinistra Il dottor Massimo Zamperini e Germana Pigato, rispettivamente direttore e caposala della Terapia intensiva che si sono sottoposti a vaccinazione, il presidente fratel Gedovar Nazzari, l’ammnistratore delegato Mario Piccinini e il direttore sanitario dottor Fabrizio Nicolis

Il professor Zeno Bisoffi, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali, che si sottopone al prelievo per lo studio condotto dalla sua équipe

Tutto il personale organizzativo del primo giorno di vaccinazioni

Il personale della Farmacia Ospedaliera che ha allestito il vaccino

Sotto il video con le interviste della giornata


Se il bambino lamenta spesso mal di testa: occhio alla vista

Il mal di testa ricorrente nei bambini e negli adolescenti è motivo di apprensione per i genitori, ma una delle cause piu’ frequenti di cefalea è l’eccessivo sforzo visivo, causato dall’astenopia. Per diagnosticarla non basta una semplice misurazione della vista, come spiega il dottor Giuliano Stramare

La cefalea è un disturbo molto frequente in età scolare ed adolescenziale: studi recenti indicano che il 25-30% dei bambini in questa fascia di età ha avuto almeno un episodio di mal di testa nel corso dell’anno. Per i genitori un bambino che lamenta cefalea, soprattutto se ricorrente, è spesso causa di apprensione per il timore che ci sia una grave patologia alla base del disturbo; fortunatamente, nella maggior parte dei casi, la cefalea che colpisce i bambini è primaria, non riconducibile, cioè, ad una patologia sottostante. Ciò nondimeno un mal di testa frequente e ricorrente può ostacolare la vita scolastica e sociale del bambino.

“Una delle cause più frequenti di cefalea in età scolare è l’eccessivo sforzo visivo”, afferma il dottor Giuliano Stramare, responsabile della Oftalmologia Pediatrica. “In questo caso la cefalea è il più evidente sintomo di un corteo sintomatologico che può comprendere anche lacrimazione, rossore congiuntivale, dolore oculare, svogliatezza, visione offuscata e doppia dell’immagine (diplopia). Un insieme di sintomi che prende il nome di astenopia

L’astenopia da cosa è causata?

Si tratta del risultato di un difetto visivo latente che provoca un eccessivo affaticamento durante la visione per vicino. Per questo motivo i sintomi raramente sono presenti al mattino ma compaiono durante la giornata e peggiorano nel pomeriggio/sera; sono molto legati allo studio e all’attività per vicino, quindi presenti quasi tutti i giorni e migliorano solo nel fine settimana o nei periodi di vacanza quando non vi è frequenza scolastica.

Quanto possono influire le nuove tecnologie come gli smartphone?

L’abuso di tutti i device che richiedono uno sforzo visivo per vicino come telefonini, videogiochi, palmari contribuiscono a peggiorare i sintomi.

Per comprendere il problema è sufficiente effettuare una misurazione visiva?

La misurazione di una buona acuità visiva eseguita da ottici o optometristi non è sufficiente a garantire l’assenza di un difetto visivo. I bambini, spesso, riescono ad avere una buona vista, nonostante un difetto, grazie ad involontari spasmi muscolari che sono la causa dell’astenopia. La diagnosi si fa con una visita oculistica completa che preveda lo studio della motilità oculare e l’utilizzo di un particolare collirio che mette a riposo la muscolatura intrinseca oculare (cicloplegia) e che solo un medico oculista può utilizzare.

Quale terapia è necessaria?

La terapia è prima di tutto comportamentale e ambientale: è necessario limitare gli eccessi di visione da vicino e coinvolgere i bambini in sport ed attività all’aria aperta: i nostri occhi “vanno a riposo” solo quando fissano oggetti distanti più di 5 metri da noi; durante l’attività di studio dobbiamo assicurare una corretta postura ed una buona illuminazione.  Garantito questo, l’oculista potrà prescrivere un paio di occhiali che garantiscano la buona visione, correggendo eventuali difetti visivi, e permettendo di contrarre in maniera meno spasmodica la muscolatura intrinseca durante la vista per vicino. E ricordiamoci: se avete un bambino in età scolare meglio regalargli una bicicletta che un telefono cellulare!


I vaccini contro il Covid-19: quali sono e come funzionano

Il 27 dicembre è stato scelto come l’inizio simbolico in Europa della più grande campagna di vaccinazione mai realizzata nella storia. SI tratta di una vera e propria svolta nella lotta contro il Covid-19. Nel video il dottor Andrea Rossanese risponde a tutte le domande sui tre vaccini principali, fugando molti dubbi

Quali sono i principali vaccini contro il virus SARS-CoV-2 responsabile del Covid-19? Come funzionano e come vengono somministrati? Sono vaccini sicuri nonostante la velocità con cui sono stati creati? E ancora, quanto durerà l’immunizzazione? Mentre la campagna vaccinale è ormai ai nastri di partenza, il dottor Andrea Rossanese, esperto del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali del Sacro Cuore, risponde in questo video ai dubbi e alle domande più frequenti sui vaccini di Pfizer, Moderna e AstraZeneca.


Covid 19 e infiammazioni croniche delle alte vie respiratorie

Il nostro naso è una delle porte d’ingresso del virus SARS COV2, causa del Covid 19. Pertanto la cura del nostro naso è fondamentale per proteggersi dal virus, soprattutto quando è presente uno stato infiammatorio come le sinusiti croniche. Intervista-video al dottor Sergio Albanese, direttore dell’ORL

Il Covid 19 è un’infezione provocata dal virus SARS COV 2, della stessa famiglia dei Coronavirus, agente patogeno all’origine anche dei banali raffreddori. Pertanto anche il Covd 19 è un’infezione delle alte vie respiratorie, la cui causa, il virus, ha tra le porte d’ingresso il naso.

Naso che fisiologicamente ha una doppia funzione: da una parte è una sorta di ‘climatizzatore’ che riscalda l’aria inspirata; dall’altra svolge il ruolo di barriera protettiva, bloccando una buona parte degli aggressori virali e batterici diretti ai bronchi e ai polmoni.

Un meccanismo complesso spiegato nel video allegato dal dottor Sergio Albanese, direttore dell’Otorinolaringoiatria dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria nel corso del programma di salute “Dica33” (Telearena e Telemantova)

“Va da sé – sottolinea il medico-chirurgo – che una naso sano è più in grado di svolgere queste preziose funzioni. Diversamente quando sono presenti quadri infiammatori cronici (i più comuni sono le sinusiti croniche), il nostro organismo è maggiormente esposto al contagio”. Ma come si cura un naso ‘malato’? “E’ buona norma rivolgersi sempre ad uno specialista perché ogni caso è a sé – risponde il dottor Albanese – Sul mercato esistono molti prodotti anche da banco. Ma attenzione agli spray respiratori decongestionanti: vanno usati con parsimonia”.


Un dispositivo più affidabile per registrare il ritmo del cuore

E’ l’ultimo modello sul mercato di loop recorder, il dispositivo per la registrazione del ritmo cardiaco prolungata nel tempo al fine di “scovare” le anomalie. Presso la Cardiologia di Negrar ne sono già stati impiantati due esemplari. Vediamo le novità. 

In tutto misura poco più di quattro centimetri, ma grazie al potenziamento della batteria riesce a registrare ben 4 anni e mezzo della vita di un cuore. La durata dell’accumulatore non è però la sola novità della nuova versione dell’IRL (Implantable Loop Recorder), il piccolo “registratore” impiantabile sotto cute, utilizzato dai cardiologici per ‘scovare’ le aritmie, soprattutto quelle asintomatiche, come la fibrillazione atriale.

Il giorno in cui Medtronic ha messo sul mercato il nuovo dispositivo, lo scorso 9 novembre, la Cardiologia dell’IRCCS “Sacro Cuore Don Calabria”, diretta dal dottor Giulio Molon, ha effettuato due impianti, confermandosi sempre attenta all’evolversi della tecnologia applicata alla diagnosi e alla cura delle patologie cardiache.

L’utilizzo del loop recorder rimane sempre lo stesso: fissato sotto cute in prossimità del muscolo cardiaco tramite un iniettore, registra per un lungo periodo il ritmo del cuore ed eventuali anomalie, che non emergono durante una visita o anche durante altri esami diagnostici, come l’elettrocardiogramma. “E’ indicato quando c’è un sospetto di aritmia – spiega il dottor Molon -. Per esempio lo impiantiamo spesso nei pazienti neurologici che hanno subito un ictus criptogenetico, cioè senza una causa definita. Secondo studi scientifici nel 30-40% di questi pazienti è presente una fibrillazione atriale mai diagnosticata o asintomatica, per la quale serve un monitoraggio molto prolungato nel tempo”.

La nuova versione oltre a garantire 12 mesi in più di durata della batteria (fino a 4 anni e mezzo), si differenza dalle precedenti per l’algoritmo “cioè per il sistema automatico presente nel dispositivo, in grado ora di effettuare un’analisi più accurata delle aritmie. Grazie a questo aggiornamento, il loop recorder registra meno falsi positivi. Pertanto dal punto di vista clinico è più affidabile”. Inoltre, prosegue il dottor Molon, “per la prima volta un dispositivo di questo genere è programmabile a distanza, senza la presenza fisica del paziente in ospedale. Cosa che non potrebbe essere possibile, per esempio, per i pacemaker in quanto comporta rischi di sicurezza. Infine – conclude il primario – questo nuovo ‘registratore cardiaco’ può essere controllato tramite un’APP per smartphone, tablet o computer. Il paziente, sempre a domicilio, scarica i dati inviandoli, tramite l’applicazione, al server dal quale il medico cardiologo controlla giornalmente l’andamento della registrazione, contattando il paziente in caso di anomalie del ritmo


Servizio drive in di tamponi molecolari e antigenici

Dal 10 dicembre al piano terra del parcheggio di via Salgari a Negrar, sarà possibile effettuare in modalità drive in non solo i tamponi molecolari multiplex ma anche gli antigenici (‘rapidi’). E’ necessario la prenotazione che può essere effettuata on line sul sito www.sacrocuore.it

A partire da giovedì 10 dicembre, l’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar eseguirà tutti i tamponi, molecolari e antigenici (‘rapidi’), solo con modalità drive in.

L’area dedicata – con l’accettazione e il prelievo – è già in funzione da alcuni giorni esclusivamente per i tamponi molecolari. Il drive-in è stato allestito al piano terra del parcheggio “Sacro Cuore” in via Salgari, raggiungibile in auto, da Verona, dalla terza uscita della grande rotonda di Negrar (quella con la Meridiana) e percorrendo tutto il viale alberato Rizzardi. All’altezza del Pronto Soccorso, svoltando a sinistra, si trova a destra il parcheggio multipiano.

“La nostra è stata una decisione dettata principalmente dall’aumento esponenziale delle richieste di tamponi e dalla necessità, di conseguenza, di offrire al cittadino un servizio agevole, veloce e sicuro – spiega l’Amministratore Delegato, Mario Piccinini -. Attualmente i posti prenotabili per i tamponi, molecolari e antigenici, sono in media 150 al giorno. Il 10 dicembre con la modalità drive-in amplieremo anche il numero delle prenotazioni giornaliere in base alle richieste”.

All’area drive in si accede solo con auto o motociclo e su appuntamento. E’ attivo un sistema di prenotazione on line tramite il sito www.sacrocuore.it bottone “Prenota senza coda”. Oppure i cittadini privati possono  telefonare al numero 045.6013081 (cittadini privati), mentre le aziende possono scrivere a liberaprofessione@sacrocuore.it. Il test viene effettuato con impegnativa del medico di medicina generale oppure privatamente.

I tamponi prenotati dai cittadini sono solo una parte di quelli effettuati al “Sacro Cuore” e processati dal Laboratorio di Microbiologia del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali, che in media al giorno referta 500 tamponi con punte di 700. In questi numeri sono compresi anche i tamponi dei pazienti candidati al ricovero e quelli provenienti dal Pronto Soccorso. Inoltre fin dall’inizio della pandemia l’Ospedale fornisce supporto al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’Ulss 9 ed è punto di riferimento per molte aziende del territorio.

La richiesta di tampone molecolare per Covid prevede la ricerca non solo del SARS COV2, responsabile della malattia da nuovo Coronavirus, ma anche del virus dell’influenza A e B e del virus respiratorio sinciziale (RSV-A e B), causa di bronchiolite e polmonite nei bambini. Il test multiplex, il cui triplice referto viene dato in 24 ore, non comporta costo aggiuntivo sia per il Servizio Sanitario Nazionale sia per il cittadino rispetto a un tampone solo Covid.

I tamponi antigenici, a differenza di quelli molecolari, non ricercano l’RNA del virus, ma le proteine (antigeni) del SARS-COV2. Il referto viene emesso in 15 minuti.


Un solo tampone distingue Covid, influenza e il virus della bronchiolite nei bimbi

Un solo tampone  per tre diagnosi: Covid 19, influenza e (RSV-A e B), causa della bronchiolite e della polmonite nei bambini. L’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria è uno tra i primi ospedalie ad introdurre il triplice referto su tutte le richieste per test molecolare Covid. Finora sono stati eseguiti più di 4mila tamponi

Un solo tampone per la ricerca di tre virus. Un solo referto entro 24 ore per sapere se la tosse o la febbre è dovuta al Covid 19 o all’influenza (di tipo A e B) oppure al virus respiratorio sinciziale (RSV-A e B), causa della bronchiolite e della polmonite nei bambini.

E’ l’approccio diagnostico avviato dal Laboratorio di Microbiologia del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’ospedale di Negrar, che risponde all’esigenza di una diagnosi differenziale, fondamentale in questo periodo stagionale dove convivono il Covid 19 e l’influenza, patologie virali che hanno sintomi sovrapponibili, così come il virus respiratorio sinciziale.

Tra i primi ospedali in Italia a farlo, la metodica del “Sacro Cuore” prevede sempre di un tampone naso-faringeo (non rapido), sul cui campione prelevato viene effettuata un’analisi molecolare di tipo real time PCR in grado ricercare contestualmente l’acido nucleico (RNA) di tutti e tre i virus.

Il test viene effettuato con impegnativa del medico di medicina generale che prevede il pagamento del ticket o l’esenzione dello stesso (codice 5G1) secondo le indicazioni previste dalla Regione Veneto. Oppure privatamente. Il tampone multiplex viene eseguito dal Laboratorio di Negrar dal 4 novembre e da mercoledì 17 tutti i referti riportano le voci riguardanti le tre patologie. Sia per il Servizio Sanitario Nazionale sia per il cittadino non è previsto nessun costo aggiuntivo rispetto a un tampone solo Covid.

“La nostra scelta è stata dettata dal fatto che i sintomi del nuovo Coronavirus sono assolutamente sovrapponibili a quelli di un’influenza o di una polmonite”, spiega la dottoressa Francesca Perandin, biologa e responsabile del Laboratorio. “Dal punto di vista clinico quindi è impossibile discernere quale sia il virus che causa gli effetti patologici quali febbre, tosse, difficoltà respiratorie. A darci un aiuto da questo punto di vista è la tecnologia che offre sistemi multiplex PCR capaci di ricercare contemporaneamente l’RNA dei tre virus”.

“Un vantaggio notevole dal punto di vista clinico e di salute pubblica perché consente tempestivamente di discernere le persone colpite dall’infezione da SARS COV2, che devono sottoporsi a isolamento fiduciario e segnalare i contatti stretti, e coloro che invece hanno contratto l’influenza o il virus respiratorio sinciziale”, sottolinea Federico Gobbi, infettivologo del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’IRCCS di Negrar. “Inoltre il triplice risultato del tampone permette di avviare in tempi rapidi ulteriori indagini nel caso in cui il referto escludesse i tre virus”.

Dal 4 novembre sono stati effettuati 4.000 tamponi multiplex, in media 500 tamponi al giorno con punte anche di 700. La percentuale dei positivi Covid si aggira intorno al 12%, mentre nessun tampone ha rilevato la presenza del virus influenzale.

“Il tampone multiplex è entrato nella routine dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria. Si tratta di un servizio che limita innanzitutto i disagi del paziente e consente un risparmio di risorse, sia in termini di impiego professionale sia di carattere economico per addebito di una sola prestazione anziché di tre”, afferma il direttore amministrativo, Claudio Cracco.

Fin dalla prima ondata della pandemia l’ospedale di Negrar è in prima linea anche sul versante della diagnostica Covid 19. Infatti supporta l’Ulss 9 per l’analisi dei tamponi effettuati sul territorio e sono molti i privati cittadini che giornalmente si rivolgono al “Sacro Cuore Don Calabria” per effettuare il test molecolari così come le aziende per i loro dipendenti. Il referto è sempre disponibile anche in lingua inglese.

Al tampone si accede solo su appuntamento. In proposito è stato attivato un sistema di prenotazione on line tramite il sito www.sacrocuore.it bottone “Prenota senza coda”. Oppure i cittadini privati possono  telefonare al numero 045.6013081 (cittadini privati), mentre le aziende possono scrivere a liberaprofessione@sacrocuore.it.

Nella foto: in primo piano la dottoressa Francesca Perandin e il dottor Fabio Formenti, coordinatore della diagnostica molecolare 


La dottoressa Grazia Pertile protagonista del Festival del Futuro

Dalla retina artificiale alle cellule staminali per la cura delle gravi patologie dell’occhio. Con questo tema la dottoressa Grazia Pertile, direttore dell’Oculistica dell’IRCCS di Negrar e una tra i maggiori esperti internazionali della retina, sarà protagonista venerdì 20 novembre alle 14 al Festival del Futuro Digital Ediction. Ecco come seguire il suo intervento

Esistono diverse patologie della retina responsabili della degenerazione dei fotorecettori, le cellule retiniche in grado di convertire lo stimolo luminoso in un impulso che viene inviato al cervello, consentendo la visione di quanto ci circonda. Alcune di queste malattie sono geneticamente determinate. Altre sono acquisite, come ad esempio la degenerazione maculare senile. Per molte non esiste attualmente un trattamento efficace. In tutti questi casi il futuro si apre su terapie che coniugano medicina e alta tecnologia, come la retina artificiale planare e liquida che saranno protagoniste dell’intervento della dottoressa Grazia Pertile, direttore dell’Oculistica dell’IRCCS di Negrar. al Festival del Futuro Digital Ediction (www.festivaldelfuturo.eu). Il suo intervento è in programma questo venerdì 20 novembre alle ore 14. Per seguirlo:

Telearena
Telemantova
RadioVerona

www.festivaldelfuturo.eu
www.larena.it
www.ilgiornaledivicenza.it
www.bresciaoggi.it
www.ansa.it

e le rispettive pagine Facebook

Il Festival del Futuro si è  aperto giovedì 19 novembre e si concluderà sabato 21. Una tre giorni con oltre 40 ospiti e 20 tra dibattiti, keynote speech e interviste. Sarà un’edizione interamente digitale a causa della pandemia da Covid 19. «Disegnare il nuovo mondo»  è il titolo scelto dai promotori Gruppo editoriale Athesis, Eccellenze d’Impresa e Harvard Business Review.

Tra gli speaker la ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, la direttrice di Telethon Francesca PasinelliEnrico Giovannini, portavoce di Asvis, Massimo Gaudina, capo della rappresentanza della Commissione Europea a Milano.


Il sostegno psicologico ai pazienti prosegue anche da remoto

Anche in emergenza Covid, prosegue in presenza o da remoto (on line o telefonicamente) il sostegno psicologico ai pazienti seguiti già dal Servizio di Psicologia Clinica che allarga la sua disponibilità anche agli altri pazienti che ne sentano la necessità

Il Servizio di Psicologia Clinica dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria prosegue l’attività di supporto psicologico, di psicoterapia e di valutazione psicologica in presenza e anche a distanza (on line o telefonicamente).

“Quindi invitiamo tutti i pazienti già seguiti dai nostri psicologi a non disdire gli appuntamenti già fissati e a chiamarci per poter comprendere meglio come poter proseguire con i percorsi avviati”, afferma il dottor Giuseppe Deledda, responsabile del Servizio di Psicologia Clinica.

“La mia équipe tratta prevalentemente pazienti oncologici o con malattie croniche. Comprendo perfettamente il timore di queste persone di recarsi in ospedale – prosegue -. Vorrei però innanzitutto rassicurarli: il “Sacro Cuore Don Calabria” ha messo in atto tutte le misure affinché l’ospedale sia un luogo più sicuro possibile. Tuttavia rimaniamo a disposizione anche per colloqui on line o telefonici. E’ importante proseguire un percorso già avviato, soprattutto in questo momento in cui la recrudescenza della pandemia, e il distanziamento fisico che impone, acuisce l’ansia di coloro che vivono già una malattia”.

Un invito rivolto soprattutto a chi si avvale già del Servizio di Psicologia clinica e ai pazienti dell’Irccs di Negrar, “ma anche a tutti i pazienti che sentono il bisogno di un supporto psicologico. Le modalità e i tempi verranno concordati di volta in volta”, sottolinea il dottor Deledda.

Il numero da contattare è lo 045.6013048 dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00. Si può anche scrivere anche all’indirizzo e-mail: psicologia@sacrocuore.it e si verrà quanto prima contattati.


Covid 19: facciamo il punto sui farmaci oggi efficaci

Per il trattamento della Covid 10 non esistono farmaci specifici, ma alcuni farmaci usati per altri patologie si sono dimostrati efficaci. Quali sono? E il plasma autoimmune può essere veramente una soluzione? Il dottor Andrea Angheben, responsabile del reparto di Malattie Infettive e Tropicali, fa il punto sullo sviluppo medico-scientifico nella lotta contro il Coronavirus

La pandemia di COVID-19 ha come non mai messo in evidenza la fragilità dei sistemi socio-sanitari e del processo di produzione delle evidenze scientifiche sulle scelte diagnostiche e terapeutiche. Il tutto, condito con l’appiattimento e la disponibilità delle notizie e delle informazioni al pubblico, ha generato una crisi nella presa di decisioni da parte sia delle autorità di salute pubblica che da parte degli operatori sanitari alle prese con la difficile gestione dei malati di COVID-19.

Tuttavia pur in questo contesto o anzi forse grazie ad esso, vi sono stati degli enormi passi avanti nella diffusione delle informazioni scientifiche: per fare un esempio le riviste scientifiche che normalmente permettono la lettura degli articoli dietro pagamento di una quota, ora offrono gratuitamente la consultazione di qualsiasi articolo che riguardi la nuova pandemia. Inoltre la comunità scientifica si è mossa con straordinaria rapidità e costante sforzo per raccogliere evidenze che possano guidare i sanitari nella loro condotta e la salute pubblica nelle scelte di politica sanitaria.

LE CURE QUASI “MIRACOLOSE”

Abbiamo tutti sentito però parlare di cure efficacissime, se non miracolose durante la prima ondata della malattia, poi smentite. E abbiamo tutti idee discordanti sull’efficacia del plasma iperimmune o sull’immunità di gregge applicata alla pandemia di COVID-19.

TERAPIE CHE SI SONO DIMOSTRATE INEFFICACI

Idrossiclorochina, antiretrovirali (lopinavir ad esempio), azitromicina sono alcuni tra i farmaci utilizzati con tanta speranza nelle prime fasi, ma rivelatisi inefficaci alla prova dei fatti, ovvero quando hanno cominciato ad uscire i dati degli studi più rigorosi (i trials randomizzati controllati).

ALLORA PERCHE’ SONO STATE IMPIEGATE?

Allora perché i medici li hanno utilizzati inizialmente? Si deve sapere che la scelta di questi farmaci si è basata sulle evidenze allora disponibili ovvero sul fatto che in vitro (cioè in laboratorio) questi farmaci avevano dimostrato di essere in grado di inibire o uccidere il SARS-CoV-2 (l’agente patogeno causa di COVID-19) e inoltre vi era una esperienza pluriennale nel loro utilizzo per altre patologie, per cui la preoccupazione per eventuali eventi avversi era ridotta. Infine la conoscenza dello sviluppo della malattia COVID-19 (la patogenesi) confortava nella scelta di tali farmaci: gli antivirali bloccano la replicazione del virus, gli agenti immunomodulanti controllano la tempesta infiammatoria correlata all’azione virale che conduce alla difficoltà respiratoria eccetera.

I TRE FARMACI CHE HANNO DATO RISULTATI

Alla prova dei fatti però, come dicevo, è emerso che solamente tre farmaci, attualmente in uso, hanno degli effetti positivi: il remdesivir, un antivirale sviluppato per i virus a RNA, primo tra tutti l’Ebola-virus; l’eparina a basso peso molecolare che contrasta il rischio di formazione di coaguli tipico della malattia e il cortisone, che ha degli effetti benefici nel ridurre la mortalità da COVID-19 contrastando il processo di danno polmonare.

IL PLASMA AUTOIMMUNE

Il plasma iperimmune contiene anticorpi contro il virus, raccolti e concentrati da donatore e sviluppa la sua azione inibendo il virus. Ci sono due grossolane nozioni che però vanno condivise: la prima è che per trattare un caso di COVID-19 è necessario raccogliere plasma da più donatori, quindi non si può aspettare che questa terapia sia per tutti…; la seconda è che il contrasto all’azione virale è maggiormente esercitato nelle fasi iniziali di malattia che come tutti sanno cominciano con quadro asintomatico o poco sintomatico, ma perde di significato una volta che sono innescati i processi infiammatori che conducono all’espressione clinica più severa della patologia. La cura pertanto andrebbe somministrata per tempo e ciò non è così semplice come sembra. Detto questo, nonostante i tentativi fatti di utilizzare il plasma iperimmune e di collocarne l’uso quando si ritiene più giusto, le prove degli studi randomizzati controllati (tre pubblicati sinora) ci dicono che non è chiaro se causi un beneficio nel ridurre la mortalità e vi sono stati degli eventi avversi anche gravi che non è escluso possano essere correlati al plasma stesso. Insomma ancora non sappiamo, ma sono 138 gli studi clinici in corso.

GLI STUDI DELL’IRCCS DI NEGRAR

L’IRCCS Sacro Cuore è impegnato in vari studi che riguardano COVID-19 in particolare con l’obiettivo di definire l’accuratezza dei test diagnostici (per una diagnosi affidabile e sicura) e l’efficacia di alcuni farmaci (ivermectina, remdesivir). Lo studio COVER che mira a valutare la sicurezza dell’ivermectina (utilizzata a dosaggio antivirale nell’adulto con COVID-19 non ricoverato in ospedale) e la riduzione della carica virale, è attualmente in corso. Lo studio RCT-TCZ, coordinato dall’Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia si è invece recentemente concluso ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista JAMA Internal Medicine. Lo studio mirava a definire l’efficacia del farmaco tocilizumab, indicato come efficace anche nel ridurre la mortalità in precedenti studi metodologicamente meno rigorosi. L’indagine ha coinvolto 24 centri in Italia ed ha arruolato 126 pazienti. Purtroppo è stato interrotto anche prima del completamento degli arruolamenti perché le evidenze raccolte non hanno mostrato l’efficacia del tocilizumab somministrato precocemente (cioè appena il paziente mostrava di iniziare ad aggravarsi) nel prevenire la progressione della malattia rispetto alle cure classiche che non prevedono il farmaco.

Questo è un risultato negativo agli occhi dei più, ma è comunque importante perché ha permesso di evitare l’utilizzo in futuro di un farmaco non efficace (inizialmente raccomandato come miracoloso) e di definire ancora più precisamente quanto non si possa prescindere da un approccio rigoroso ad una patologia insidiosa come COVID-19.

Dr. Andrea Angheben
Responsabile del reparto di Malattie Infettive e Tropicali