Le radiazioni che curano le "tempeste del cuore"

STAR o radioterapia stereotassica ablativa per le aritmie ed è una procedura innovativa che coniuga cardiologia e radioterapia, quest’ultima impiegata tradizionalmente per la cura dei tumori. L’IRCCS di Negrar è il primo centro in Italia per numero di interventi e per aver impiegato in questo trattamento uno speciale corpetto che rende la metodica totalmente non invasiva anche per quanto riguarda la diagnostica
La sensazione è quella dello svenimento imminente, ma prima della perdita di coscienza interviene il defibrillatore. E non senza dolore. Una condizione sopportabile quando le tachicardie ventricolari causate da gravi cardiomiopatie dilatative sono rare, ma nei casi in cui si scatenano anche una ventina di “storm aritmici” al mese non rispondenti ai farmaci, l’aspettativa e la qualità di vita peggiorano fatalmente. E’ il caso dei tre pazienti che da marzo ad oggi (l’ultimo giovedì scorso) sono stati sottoposti all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) a un trattamento innovativo e non invasivo chiamato STAR o radioterapia stereotassica ablativa per le aritmie.
Si tratta di una metodica promettente che coniuga cardiologia e radioterapia, questa normalmente impiegata nella cura di tumori. Essa richiede un’elevata esperienza nell’impiego di alte tecnologie sia nel campo radioterapico che cardiologico. Per tutti questi motivi sono ancora pochi i centri al mondo ad effettuarla: l’IRCCS di Negrar è quello che registra in Italia la casistica più alta con tre pazienti finora trattati ed è l’unico ospedale ad effettuare un trattamento totalmente non invasivo, anche per quanto riguarda la parte diagnostica, grazie all’utilizzo di uno speciale elettrocardiogramma indossabile dal paziente come un corpetto.
Per la cura multidisciplinare delle gravi cardiopatie si apre quindi una nuova prospettiva che potrebbe interessare i 750 pazienti in Italia affetti da queste patologie, una piccola ma importante percentuale, in termini di costi umani e sanitari, delle 15mila persone portatrici di pacemaker.
La procedura si svolge in un’unica seduta della durata di pochi minuti, nel corso della quale le aree del cuore dove nascono le aritmie vengono colpite da un fascio di radiazioni ionizzanti con precisione millimetrica, creando una cicatrice omogenea tale da interrompere il “cortocircuito” cardiaco. Il trattamento non ha richiesto ricovero e dopo brevissimo periodo di osservazione i pazienti sono ritornati a casa. Attualmente le loro condizioni sono buone.
“Le linee guida prevedono il trattamento di questi pazienti con ablazione transcatetere che utilizza la radiofrequenza veicolata attraverso cateteri che vengono posizionati nel cuore, nel punto in cui è presente il ‘cortocircuito’ che fa scatenare le aritmie – spiega il dottor Giulio Molon, direttore della Cardiologia – Si tratta di una procedura ad alto rischio in persone il cui quadro clinico è già gravemente compromesso da infarti pregressi e da aritmie frequenti controllate dal defibrillatore. Il defibrillatore della prima paziente, che abbiamo trattato a marzo in piena pandemia, per esempio, ha registrato 104 aritmie in tre mesi, un ‘super lavoro” che ha portato alla sostituzione precoce del dispositivo. In questi casi le armi convenzionali che disponiamo – farmaci e ablazione transcatetere – sono inefficaci o ad alto rischio. La radioterapia, invece, dà buoni risultati. Se la terapia si dimostrasse efficace e sicura su ampi numeri potrebbe essere applicata in futuro a ogni tipo di aritmia”.
“STAR è un’estensione della radioterapia stereotassica, già nota come efficace e poco invasiva in oncologia, nel campo cardiologico”, spiega Filippo Alongi, direttore della Radioterapia Oncologica Avanzata del “Don Calabria” e professore associato all’Università di Brescia. “Impiegata correntemente per il trattamento dei tumori primitivi o metastatici, questo tipo di sistema consente l’erogazione di alte dosi direttamente sul tumore con estrema precisione e con un ridotto coinvolgimento dei tessuti sani circostanti. Lo stesso meccanismo avviene nelle aree del cuore che scatenano le aritmie le cui cellule, grazie alle radiazioni, subiscono un danneggiamento tale da portarle alla morte. Si viene così a formare una cicatrice omogenea che impedisce il formarsi del ritmo anomalo”.
Per identificare nel modo più accurato possibile il sito specifico da trattare e salvaguardare il resto del cuore, per la prima volta in Italia sono state utilizzati in questo trattamento esami diagnostici totalmente non invasivi come la risonanza magnetica cardiaca, la PET, la Tc e un innovativo sistema indossabile dallo stesso paziente.
“Tecnicamente è un Elettrocardiogramma – illustra Molon – ma si presenta come un corpetto totalmente coperto da elettrodi. Questo consente dopo esecuzione di Tc e dopo aver indotto la tachicardia ventricolare tramite defibrillatore, di aver un mappaggio tridimensionale completo del muscolo cardiaco all’interno del quale individuare perfettamente la sede da trattare”.
Il primo studio STAR, condotto su 5 pazienti, è stato pubblicato nel 2017 su New England Journal Medicine. “E’ una tecnica ‘giovane’, rimangono da definire i risultati come pure i rischi ed i possibili effetti indesiderati, sia a breve che a lungo termine. Serviranno dati più robusti e studi prospettici con numero di pazienti adeguato per poterne confermare la validità. Ma le premesse sono molto buone”, precisano i due primari.
Nella foto di copertina: da sinistra il dottor Giulio Molon, il professor Filippo Alongi e il dottor Niccolò Giaja Levra
Nella foto allegata: lo speciale elettrocardiogramma indossabile come un corpetto
Nel video: il dottor Molon e il professor Alongi spiegano la procedura. Sotto anche in english version
Il Maestro Poli racconta il suo San Giovanni Calabria

Porta la firma del Maestro Albano Poli, artista veronese conosciuto in tutto il mondo, la statua che rappresenta San Giovanni Calabria davanti al nuovo ingresso dell’ospedale. Un’opera monumentale dedicata al prete che durante la guerra accolse il “fanciullo” Albano
Albano Poli, fondatore dell’atelier Progetto Arte Poli, è un artista conosciuto in tutto il mondo per le sue opere. Ma è anche un “buon fanciullo”, uno dei ragazzi poveri accolti nella casa fondata da San Giovanni Calabria nel 1907 in una stretta stradina di Verona – vicolo Case Rotte – poi trasferita a San Zeno in Monte, sopra una collina che domina la città scaligera. Quel prete che ha fuso la sua vita con il Vangelo, il Maestro Poli non l’ha mai dimenticato. Nemmeno i riconoscimenti ricevuti in tutto il mondo per le sue opere, in particolare in vetro, sono stati sufficienti per cancellare tutto il bene ricevuto da don Giovanni durante e dopo la seconda Guerra mondiale. A quel prete ha infatti ha dedicato il lavoro di realizzazione della statua che oggi accoglie il visitatore all’ingresso del nuovo ospedale.
Si tratta di una scultura monumentale alta 2,30 metri, realizzata interamente in bronzo con la tecnica a fusione persa e posta in un basamento di marmo giallo reale della Lessinia, per un totale di 3,3 metri di altezza e 20 quintali di peso. “Avere la possibilità di realizzare una scultura dedicata ad un santo che ho avuto la possibilità di incontrare personalmente e che mi ha lasciato il segno nel mio animo grazie al suo operato, è un onore che non credo ricapiterà”, afferma il Maestro Poli, “La realizzazione di questa scultura mi ha dato la possibilità di studiare più da vicino la storia di questo nostro Santo aggiungendo ai miei ricordi parole che prima non conoscevo e che li hanno illuminati di una luce e di un senso nuovo”
Ma ascoltiamo direttamente il Maestro Albano Poli che nel video allegato racconta il “suo” San Giovanni Calabria.
Gli ospedali di don Calabria in rete contro il CoVid

Mentre il “Sacro Cuore” è ormai da qualche giorno senza più pazienti CoVid, la situazione è più critica in altre strutture sanitarie dei Poveri Servi della Divina Provvidenza e in particolare nell’ospedale di Marituba, alle porte dell’Amazzonia. Ecco come come gli ospedali dell’Opera affrontano l’emergenza facendo sistema tra loro
OSPEDALI CALABRIANI IN RETE
Da alcuni giorni il “Sacro Cuore” è “Covid free”, in quanto anche l’ultimo paziente positivo al virus è stato dimesso. Una bellissima notizia dopo tre mesi trascorsi in prima linea con tanti ammalati che si sono alternati nei 100 posti messi a disposizione dall’ospedale per il CoVid tra degenze in reparto, terapia sub-intensiva e intensiva. In ogni caso l’ospedale resta pronto per accogliere eventuali nuovi positivi essendo un riferimento per le malattie infettive e tropicali.
Purtroppo però la situazione non è così tranquillizzante nelle altre strutture sanitarie dell’Opera Don Calabria nel mondo: oltre all’IRCCS di Negrar ci sono anche l’Hospital Divina Providencia di Marituba (nord del Brasile), il “Divina Providencia” di Luanda (Angola) e centro medico “Bro. Perez” di Manila (Filippine) che in questi mesi di emergenza CoVid sono impegnate nella lotta contro il virus. Ed ora è soprattutto l’ospedale brasiliano a soffrire per la pandemia.
Fin dal mese di marzo, quando l’emergenza riguardava soprattutto l’Italia, le quattro strutture che fanno parte del “Sistema Calabriano di Sanità” sono state in contatto fra loro con riunioni periodiche per condividere le procedure e le informazioni utili per dare un’assistenza capace di stare al passo con i grandi bisogni del momento. In particolare il Sacro Cuore sta facendo da capofila fin dallo scorso 25 marzo, data del primo incontro online con la direzione dell’ospedale di Luanda.
Ecco una panoramica della situazione negli ospedali del Sistema Calabriano di Sanità…
MARITUBA
Lo stato del Parà, facendo parte della regione amazzonica, è uno dei più colpiti dalla pandemia che in quelle zone non ha ancora raggiunto il picco. Tra le vittime della malattie, purtroppo, c’è anche il direttore sanitario dell’ospedale calabriano, dottor Avelar Feitosa, deceduto lo scorso 27 aprile.
L’HDP di Marituba è uno degli ospedali che il governo dello Stato ha destinato alla presa in carico di pazienti con Covid-19. Dalla fine di marzo i programmi di assistenza dell’ospedale sono stati modificati e si è cominciato a sviluppare i protocolli specifici per il nuovo coronavirus. L’HDP è stato diviso in due settori. Uno riservato ai pazienti non sospetti per Covid-19, l’altro per i pazienti sospetti. La separazione avviene fin dal triage e dal pronto soccorso. Nella parte riservata ai pazienti Covid è stato allestito un reparto di degenza con 23 letti, inoltre è stato potenziato il servizio di terapia intensiva con capacità fino a 16 letti.
Uno dei maggiori problemi da affrontare è stata finora la carenza dei dispositivi di protezione individuale e dei respiratori. In parte tale problema è stato risolto grazie a progetti ad hoc promossi dall’Opera Don Calabria insieme all’Unione Medico Missionaria Italiana e dall’Associazione “Amici di monsignor Pirovano”.
LUANDA
In Angola resta molto limitato a poche decine il numero di casi di CoVid. Tuttavia nel Paese sono in vigore norme molto restrittive fin dal mese di marzo per prevenire il contagio. L’Hospital Divina Providência di Luanda ha dovuto adattarsi ed entrare anch’esso in modalità emergenza: ha sospeso le visite specialistiche e le visite mediche di routine. Le cinque unità periferiche hanno mantenuto in funzione solo il servizio per le urgenze e i vaccini. Nell’unità centrale, invece, continuano ad essere seguite le urgenze, è attivo il laboratorio, la farmacia, i centri per l’HIV e la TB e i due reparti adulti e bambini per garantire l’assistenza sanitaria nei limiti del possibile, rispettando anche tutte le disposizioni in materia di biosicurezza. La difficoltà maggiore rimane la reperibilità dei DPI (dispositivi di protezione individuale) e la forte speculazione sui prezzi di materiali ed equipaggiamenti sanitari, dovuta anche alla crisi economica che affligge il paese ormai da qualche anno. L’ospedale cerca di sostenere anche il suo stesso personale sanitario, attraverso corsi di formazione specifici per spiegare a tutti i collaboratori come prevenire i contagi e mostrare le migliori pratiche da adottare sull’utilizzo dei DPI e infine si è attivato per l’autoproduzione di mascherine. Anche in questo caso l’Amministrazione Generale dei Poveri Servi e l’Unione Medico Missionaria Italiana hanno dato un supporto in termini di progetti per far fronte alle necessità più immediate.
FILIPPINE
Dopo il lockdown imposto nel Paese dal 15 marzo il Centro Medico “Bro. Francisco Perez”, essendo una piccola struttura poliambulatoriale, ha chiuso i battenti per alcune settimane non essendo attrezzata per affrontare l’eventuale diffondersi del contagio. Dopo un percorso di preparazione del personale e di dotazione dei dispositivi di protezione, anche con l’aiuto del settore progetti della Congregazione, il Centro Medico ha potuto riaprire lo scorso 18 maggio predisponendo tutte le misure di sicurezza per la salute dei propri operatori e dei pazienti stessi: viene garantito il distanziamento sociale e vengono utilizzati guanti, mascherine, occhiali di protezione. Rimangono i servizi ambulatoriali ed è stato riorganizzato l’accesso degli utenti predisponendo un’area triage fuori dalla clinica, in cui viene fatta anche un’intervista mirata basata su modello standard del Ministero della Salute filippino per garantire l’esclusione dei paziente sospetti, i quali vengono a loro volta reindirizzati alle strutture dedicate alla cura del Covid-19. Al momento la clinica presta servizio “Free Covid”, proprio per garantire l’assistenza dei tanti altri problemi di salute che continuano ad affliggere la popolazione locale e che ora più che mai non vanno dimenticati.
matteo.cavejari@sacrocuore.it
In un video le nuove regole per un accesso sicuro al "Sacro Cuore"

Insieme al dottor Davide Brunelli mostriamo le procedure che garantiscono a pazienti ed operatori un accesso in sicurezza ad ogni aspetto dell’attività ospedaliera. Perchè in questa “fase 2” dell’emergenza coronavirus tutto sta tornando ad una nuova normalità
In un video itinerante all’interno della Cittadella della Carità mostriamo le procedure che garantiscono a pazienti ed operatori un accesso in sicurezza durante la fase 2 dell’emergenza coronavirus. Ad accompagnarci è il dottor Davide Brunelli, vicedirettore sanitario del Sacro Cuore, che spiega il nuovo protocollo studiato appositamente per favorire percorsi assistenziali “puliti dal coronavirus” in ogni aspetto dell’attività ospedaliera: dalle visite alle sale d’attesa, dai ricoveri programmati agli interventi chirurgici, dalla prenotazione degli esami agli ingressi tramite pronto soccorso. Un protocollo che permette di tornare ad una “nuova normalità”, accogliendo i pazienti e prendendosi cura delle loro patologie con nuove regole ma anche con la consueta umanità e competenza.
Per il dettaglio delle procedure adottate vedi anche questo link: ospedale in sicurezza e la brochure allegata (vedi brochure)
Le buone pratiche per il benessere del neonato

Le infermiere del nido e il direttore della Pediatria dottor Antonio Deganello accompagnano i genitori con 5 video nei quali illustrano come affrontare le piccole sfide quotidiane nella cura del neonato, offrendo un utile servizio che permette di “stare vicini” nonostante l’emergenza coronavirus
Primi giorni in ospedale, inizio dell’allattamento, cambio del pannolino, pulizia del moncone, bagnetto… ci sono tante sfide da affrontare per i genitori fin dalle primissime ore dopo la nascita del loro bambino. Come fare a gestire tutto questo senza affanni e adottando le migliori soluzioni per il benessere del pargoletto? Ce lo spiegano i medici e le infermiere del nido del Sacro Cuore con cinque utili video in cui mostrano il percorso del neonato in ospedale e illustrano le buone pratiche da adottare per prendersi cura di lui nelle prime settimane di vita.
L’iniziativa, fortemente voluta dalla Pediatria diretta dal dottor Antonio Deganello, ha anche il valore di stare vicini ai neo-genitori in questa fase di emergenza Covid dove non si possono fare corsi e incontri informativi con le modalità tradizionali. Un servizio che conferma la particolare sensibilità del Sacro Cuore nel garantire ai neonati un avvio di vita il più sano e naturale possibile, in linea con il riconoscimento Unicef di “Ospedale Amico dei Bambini per l’Allattamento Materno” ottenuto nel 2018 (vedi articolo sul riconoscimento Unicef).
Il video-corso è a disposizione di tutti i genitori sul sito web dell’ospedale alla pagina Pediatria (sezione neonatale) e sul canale youtube dell’ospedale. Naturalmente chi avesse bisogno di ulteriori informazioni o per altre necessità è possibile contattare le infermiere del nido telefonando allo 045.6013395 (con disponibile anche servizio di video-chiamata).
Trenta minidepuratori ad acqua e un pulitore a vapore donati al "Sacro Cuore"

Il materiale per la sanificazione dell’aria è stato consegnato stamattina in farmacia dall’azienda Hyla Italia di Rovereto. Un altro gesto di solidarietà e vicinanza per il nostro ospedale in prima linea nella lotta contro il Covid-19.
Continua la gara di solidarietà in favore del “Sacro Cuore” che si manifesta in tanti gesti piccoli e grandi, tutti ugualmente graditi e importanti in questo momento di epidemia da coronavirus. In proposito stamattina è arrivata una donazione di materiale per sanificazione dell’aria da parte dell’azienda Hyla Italia di Rovereto. Si tratta di 30 minidepuratori ad acqua con 300 flaconi di essenze antibatteriche e disinfettanti da utilizzare in stanze e ambienti chiusi e 1 pulitore a vapore secco adatto all’igienizzazione delle ambulanze con vapore a 170 gradi e 7 atmosfere di pressione.
I depuratori a basso consumo elettrico utilizzano 1 litro d’acqua come filtro per abbattere polveri e allergeni, mentre aggiungendo il disinfettante si opera una sanificazione dell’ambiente. Si possono inoltre inserire essenze per la profumazione dell’aria ed è attiva la funzione di cromoterapia. Il materiale sarà utilizzato in particolare nelle sale d’attesa e nei corridoi dell’ospedale.
“Sappiamo che ospedali come quello di Negrar sono in prima linea in questa lotta contro il Covid 19 e siamo contenti di dare un contributo per sostenere gli operatori, come sta facendo anche la nostra casa madre in Germania” dice Luca Fattorini, amministratore di Hyla Italia che ha consegnato il materiale insieme al direttore commerciale Andrea Weger.
L’ospedale rinnova il proprio grazie a Hyla e ai tantissimi benefattori che con il loro contributo stanno dando un aiuto concreto per affrontare questa emergenza (vedi articolo con i ringraziamenti a tutti i benefattori).
Un video dell'ospedale per dire "Buona Pasqua" a tutti
Un video raccoglie volti ed emozioni di questo difficile periodo alla Cttadella della Carità, con la speranza e la fiducia che questa Pasqua possa essere l’inizio di una rinascita per tutti, a cominciare da coloro che più duramente sono colpiti dall’epidemia
Covid-19: a Verona il primo studio per capire quanti sono gli asintomatici

L’indagine epidemiologica, promossa dal Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, è stata presentata stamattina in Comune a Verona e verrà fatta su un campione di 2.060 cittadini veronesi. I risultati daranno indicazioni fondamentali alle istituzioni per gestire la “fase 2” della pandemia di Coronavirus.
Verona prima città in Italia protagonista di uno studio epidemiologico sulla prevalenza nella popolazione di cittadini affetti da Covid-19, ma asintomatici. L’indagine è promossa dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar in collaborazione con il Comune scaligero, l’Ulss 9, la Pneumologia dell’Azienda ospedaliera e il Dipartimento di Diagnostica e Sanità pubblica dell’Università di Verona.
Si tratta di uno studio rilevante, primo nel suo genere, che partirà nei prossimi giorni e avrà forti ricadute sulla gestione della cosiddetta Fase 2 della pandemia nel comune veronese tra i più colpiti nel Veneto.
“Su un campione rappresentativo della popolazione veronese saremo in grado di identificare con un margine di errore dell’1,5% non solo la percentuale di soggetti potenzialmente contagiosi, ma anche le loro caratteristiche demografiche, sintomatologiche e biologiche. Inoltre verremo a conoscenza della percentuale dei cittadini che, avendo già sviluppato gli anticorpi della malattia, nel prossimo autunno avranno un bassissimo rischio di riammalarsi, ma anche la fetta di popolazione che non è mai venuta in contatto con il virus” spiega il dottor Carlo Pomari, responsabile della Pneumologia del “Sacro Cuore Don Calabria” e coordinatore del Comitato Scientifico che vede come cosperimentatore il professor Zeno Bisoffi direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali di Negrar.
Le informazioni ricavate saranno restituite alla comunità scientifica e ai rappresentanti politici, responsabili della gestione delle misure di controllo e della formulazione di linee guida. “Lo studio ha forti ricadute perché conoscere le caratteristiche di quella parte di popolazione asintomatica significa gestire di conseguenza la cosiddetta riapertura. Identificare invece coloro che potrebbero ammalarsi in autunno vuol dire prepararsi al meglio a una possibile recrudescenza del virus e per quanto possibile prevenirlo”, sottolinea Pomari.
Il progetto – ideato dal biostatistico Massimo Guerriero – vede il coinvolgimento di circa 2.060 cittadini veronesi a partire dai 10 anni, estratti con criterio casuale dall’elenco dell’anagrafe. Invitati con una lettera del sindaco, verranno sottoposti su appuntamento al tampone naso-faringeo e a prelievo di sangue per la ricerca degli anticorpi anti SARS COV-2, effettuati dal personale specializzato dell’Ospedale di Negrar e dell’ULSS 9, con il rispetto di tutte le norme di sicurezza. Il risultato del tampone verrà comunicato all’interessato e nel caso di esito positivo verrà attivata la procedura di presa in carico da parte dell’Azienda sanitaria territoriale.
Un video-corso per prepararsi al parto al tempo del coronavirus

Sedici filmati di dieci minuti ciascuno per superare le barriere imposte dal coronavirus e stare vicini alle donne che presto avranno un bambino. A spiegare le tappe del percorso nascita al Sacro Cuore sono i medici e le ostetriche dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia
L’Unità di Ostetricia e Ginecologia diretta dal dottor Marcello Ceccaroni è protagonista di un’iniziativa davvero originale per stare vicino alle future mamme nonostante l’epidemia di coronavirus. Si tratta di un vero e proprio video-corso preparto pensato appositamente per offrire tutte le informazioni più importanti alle donne che aspettano un bambino o che hanno appena partorito. Informazioni che normalmente vengono fornite nei corsi e negli incontri al “Sacro Cuore” attualmente sospesi a causa dell’epidemia.
In sedici video della durata di circa 10 minuti i medici e le ostetriche del reparto spiegano le tappe di ogni futura mamma che si avvicina al grande evento, dall’inizio del travaglio all’arrivo in ospedale, dall’analgesia al parto vero e proprio, dai primi momenti con il bambino ai suggerimenti per iniziare l’allattamento, fino al tanto agognato ritorno a casa. Il tutto con l’introduzione della dottoressa Mariella Musola e la conclusione della dottoressa Michela Carli, ginecologhe. Viene così delineato il percorso nascita del Sacro Cuore, un percorso consolidato con alcune piccole modifiche dovute all’attuale emergenza.
A presentare l’iniziativa è il primario Marcello Ceccaroni: “L’obiettivo di questo video-corso è stare il più possibile vicino alle future mamme in questo momento dove l’epidemia ci tiene lontani e isolati. Non dobbiamo permettere che gli eventi tragici legati al coronavirus offuschino la gioia immensa di una nascita. Anche adesso continuano a nascere tantissimi bambini e questo è un segno di speranza. Perciò mi sembra che l’entusiasmo delle nostre ostetriche che si sono lanciate in questa iniziativa sia ancora più prezioso”.
Il video-corso è a disposizione di tutti i futuri genitori sul sito web dell’ospedale alla pagina dell’Ostetricia e sul canale youtube dell’ufficio stampa. Naturalmente chi avesse bisogno di ulteriori informazioni o per altre necessità, compreso l’accesso all’ambulatorio per le visite, è possibile contattare le ostetriche via e-mail (ostetriche@sacrocuore.it) o telefonando alla segreteria di reparto (045.6013313).
Il messaggio del Casante per la Pasqua: "Prego per voi ogni giorno"

Padre Miguel Tofful, Superiore Generale dell’Opera Don Calabria, rivolge un intenso video-messaggio a tutti gli operatori e agli ammalati della Cittadella della Carità in preparazione alla Settimana Santa e alla Pasqua.
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i suoi amici”.
E’ questa la frase del Vangelo di Giovanni dalla quale il Casante dell’Opera Don Calabria, padre Miguel Tofful, costruisce la sua riflessione pasquale rivolta a tutte le persone della Cittadella della Carità: operatori, religiosi, religiose, ammalati e familiari (vedi video qui sotto).
Non sarà una Settimana Santa normale quella che inizia domani. Non si potrà partecipare alle celebrazioni, non ci sarà nemmeno il consueto incontro di preparazione alla Pasqua che ogni anno coinvolgeva tutto il personale dell’ospedale. Ma il Casante con questo video-messaggio ha voluto essere vicino ad ognuno, portando la parola di san Giovanni Calabria al fianco dei sofferenti e di chi si sta prodigando per loro. E soprattutto portando un grande grazie a nome di tutta la Famiglia Calabriana.
























