Il Sacro Cuore in prima linea contro il coronavirus insieme a tanti ospedali accreditati

L’AD Mario Piccinini sul giornale “L’Arena” annuncia l’arrivo di cinque nuovi ventilatori per la Terapia Intensiva dalla Germania e difende l’impegno dei presidi ospedalieri accreditati contro il Covid-19: “Stiamo lavorando fianco a fianco con la sanità pubblica per uno stesso obiettivo, cioè dare il massimo per i pazienti”.

Riportiamo l’articolo di oggi del giornale “L’Arena” in cui l’AD del Sacro Cuore, Mario Piccinini, parla del nuovo ampliamento nella disponibilità di posti in Terapia Intensiva, sottolineando il grande impegno dell’ospedale e delle altre strutture accreditate al fianco della sanità pubblica.

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Coronavirus: un video spiega come si esegue il tampone per la diagnosi del Covid-19

Illustriamo in un video la tecnica con cui viene eseguito il tampone per la diagnosi di nuovo coronavirus. Inoltre l’infettivologo Andrea Angheben spiega nel testo come viene condotta l’analisi dei campioni nel laboratorio di biologia molecolare del Sacro Cuore che è riferimento provinciale per questo tipo di test

L’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria è uno degli ospedali indicati dalla Regione Veneto per l’esecuzione  dei test di biologia molecolare dei tamponi  per la diagnosi del nuovo coronavirus. I campioni sono analizzati dal Laboratorio di Microbiologia del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali, diretto da Zeno Bisoffi, professore associato all’Università di Verona.

Nel video qui sotto viene illustrata la tecnica con cui va eseguito il tampone per la diagnosi del Covid-19.

Ma in cosa consiste il test di biologia molecolare eseguito dopo aver effettuato il tampone? Ce lo spiega il dottor Andrea Angheben, responsabile del reparto di Malattie Infettive e Tropicali.
Il test viene effettuato su due tipi di materiale biologico: l’escreato (il muco/catarro espulso dalle vie aeree inferiori ndr) oppure le secrezioni prelevate con il tampone naso-faringeo, cioè andando a toccare in profondità la gola e le cavità nasali con una sorta di cotton fioc. La stragrande maggioranza dei test viene effettuato sui tamponi, in quanto è molto difficile disporre dell’escreato del paziente, perché, come è noto, uno dei sintomi della COVID-19 è la tosse secca.

La prima fase dell’analisi consiste nell’estrazione degli acidi nucleici per individuare la presenza dell’RNA (l’acido ribonucleico) virale. Una volta ottenuto l’RNA dal campione biologico, si procede con la fase definita di screening cioè l’individuazione delle presenza di un virus della famiglia dei Coronavirus, di cui il SARS-CoV-2, responsabile dell’infezione COVID-19, fa parte. Se questa fase è positiva, si procede alla ricerca dei marcatori genetici specifici del SARS-CoV-2, cioè di quella parte dell’RNA virale stabile, non sottoposta a mutazioni che caratterizza la specie.


La benedizione del vescovo di Verona per tutti gli operatori sanitari

Il vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, ha inviato un video con una speciale benedizione per tutti i medici, gli infermieri e gli operatori che in questi giorni si stanno prodigando per compiere il loro lavoro al servizio degli ammalati

Nella mattinata di domenica, dopo aver celebrato la S. Messa nella cattedrale vuota, il vescovo monsignor Giuseppe Zenti ha voluto esprimere la sua vicinanza a tutti gli operatori sanitari chiedendo l’intercessione della Madonna che dia loro la forza di continuare nel loro impegno così importante e gravoso in questo momento. Ecco il video…


"A tutti gli operatori dell'ospedale: coraggio, vi siamo vicini"

Il Casante dell’Opera Don Calabria padre Miguel Tofful e il presidente dell’ospedale di Negrar fratel Gedovar Nazzari rivolgono un video-messaggio a tutti gli operatori della Cittadella della Carità per esprimere gratitudine e sostegno in questo momento di grande impegno dovuto all’epidemia di coronavirus

Un grazie di cuore a tutti gli operatori che, pur nella difficoltà del momento, si stanno impegnando con tutte le loro forze per prendersi cura di ogni paziente con la massima professionalità e dedizione, proprio secondo l’insegnamento di san Giovanni Calabria. A portare questo messaggio di vicinanza e di sostegno sono il Casante dell’Opera Don Calabria, padre Miguel Tofful, e il presidente dell’ospedale di Negrar, fratel Gedovar Nazzari, nei due video pubblicati qui sotto.
Nel loro messaggio i due religiosi di don Calabria si rivolgono a tutto il personale della Cittadella della Carità facendosi portavoce di un sentimento di gratitudine, di speranza e di fiducia a nome della direzione dell’ospedale e di tutta la grande Famiglia Calabriana.


Coronavirus: l'importanza dei dispositivi di protezione individuale per medici e infermieri

Il dottor Andrea Angheben mostra in un video le procedure di vestizione e svestizione dei dispositivi che il personale sanitario è tenuto ad usare per proteggersi quando si prende cura di pazienti con affezione o sospetta affezione da Covid-19

Per il personale sanitario che assiste pazienti positivi o sospetti positivi al nuovo coronavirus è di fondamentale importanza indossare e togliere in modo scrupoloso i dispositivi di protezione individuale (DPI) come precauzione per evitare di essere infettati. Il dottor Andrea Angheben, responsabile del reparto di Malattie Infettive e Tropicali, mostra in un video come funzionano le procedure corrette di vestizione e svestizione di tali dispositivi, dal primo paio di guanti al camice impermeabile, dalla cuffia alla mascherina filtrante, dalla visiera protettiva per gli occhi al secondo paio di guanti.


Quel fastidioso dolore alla radice del pollice causato dalla rizoartrosi

L’artrosi che colpisce l’articolazione del pollice può diventare assai “invalidante”, rendendo difficoltose anche le più normali attività quotidiane. L’ortopedico Michele Pavoni spiega quali sono i sintomi e le terapie più indicate, chirurgiche e non, per affrontare questa patologia.

Si chiama rizoartrosi, dal greco ‘riza’ che significa radice. Infatti è un’artrosi che si sviluppa alla radice del pollice, coinvolgendo l’articolazione trapezio-metacarpale. “Si manifesta con dolore e difficoltà a svolgere semplici gesti quotidiani come aprire un barattolo, la portiera dell’auto o girare una chiave. Nei casi più avanzati, quando l’usura meccanica della cartilagine comporta un conflitto anatomico tra metacarpo e trapezio, la patologia può diventare veramente invalidante”, spiega il dottor Michele Pavoni, ortopedico specialista della chirurgia della mano e dell’avambraccio presso l’Ortopedia e la Traumatologia, diretta dal dottor Claudio Zorzi (vedi foto in fondo).

Dottor Pavoni, quali sono i soggetti più a rischio di sviluppare questa patologia?

La rizoatrosi ha un’incidenza maggiore nella popolazione femminile, soprattutto nella fascia di età post-menopausale, in particolare se è presente l’osteoporosi. Ma di fatto non è un evento raro nemmeno tra i pazienti giovani, soprattutto lavoratori manuali o pazienti con lassità legamentosa. Anche se nelle persone dopo i 60 anni tutte le radiografie evidenziano una struttura più severa a carico di questa articolazione.

Perché l’articolazione del pollice è più soggetta ad artrosi rispetto alle altre della mano?

L’articolazione trapezio-metacarpale subisce dal punto di vista meccanico una sollecitazione più severa rispetto alle altre, proprio per la sua funzione di opponibilità. La sua conformazione a ‘sella’ è unica nel nostro corpo ed è strutturata in modo tale per cui ogni chilo di pressione esercitata sul polpastrello del pollice corrisponde a 13 chili sull’articolazione trapezio-metacarpale.

Si sviluppa principalmente nella mano dominante?

Nella grande maggioranza dei casi il problema si manifesta prima nella mano dominante, ma non è una regola assoluta. Ho trattato situazioni in cui l’usura della cartilagine era più accentuata nella mano controlaterale. Inoltre non sempre esiste una correlazione tra il grado di degenerazione e il grado di dolore. In altre parole la radiografia può mostrare una degenerazione veramente severa, ma il paziente lamenta un dolore accettabile. Viceversa, ci sono situazioni in cui lo stadio di usura non è elevato ma la sintomatologia è invalidante.

Può manifestarsi in entrambe le mani?

E’ quasi sempre bilaterale e questo è dovuto al fatto che alcuni morfotipi costituzionali sono più soggetti a sviluppare la patologia rispetto ad altri.

Una volta diagnosticata quali sono le terapie?

L’approccio è conforme al grado di usura della cartilagine. Negli stadi precoci, sono indicate le terapie fisiche, in particolare le diverse forme di elettroterapia antalgica come Tecar, laserterapia e ultrasuoni. Inoltre è indicato l’utilizzo di un tutore specifico che ha come obiettivo quello di ridurre al massimo la frizione articolare. Sempre nell’ambito delle cure conservative possiamo avvalerci di terapie infiltrative.

In cosa consistono?

Si tratta di una o più iniezioni di un farmaco a livello dell’articolazione. Inizialmente, in fase preliminare, può essere impiegato l’acido ialuronico, ma poi si può procedere con il gel piastrinico (PRP) o con il lipogems, una procedura di nuova generazione estremamente promettente che si serve delle cellule mesenchimali contenute nel tessuto adiposo al fine di ridurre l’infiammazione e rallentare il processo degenerativo dell’articolazione. Sono terapie efficaci, ma con un limite. Mentre per le grandi articolazioni, come il ginocchio o l’anca, si ha un volume articolare tale da poter iniettare una quantità di farmaco adeguata al difetto della cartilagine, per quanto riguarda l’articolazione trapezio-metacarpica, soprattutto nelle fasi di artrosi più avanzate, il volume articolare è talora virtuale.

Quando si ricorre alla chirurgia?

Nel momento in cui le terapie conservative non siano più efficaci e la situazione diventi veramente invalidante sia dal punto di vista sintomatico sia per quanto riguarda l’uso dell’articolazione.

Quali sono gli approcci chirurgici?

La soluzione chirurgica descritta per prima, ma che in casi selezionati è ancora attuale, è l’artrodesi. Cioè la “fusione” dell’articolazione in modo tale che il trapezio e il metacarpo diventino un unico segmento. E’ una procedura indicata negli stadi di usura abbastanza precoci e in particolare nei lavoratori manuali. La tecnica chirurgica prevede che le estremità del metacarpo e del trapezio vengano regolarizzate, in modo da potersi accoppiare anatomicamente e in una posizione funzionale. L’accoppiamento così ottenuto va quindi stabilizzato con mezzi di sintesi – fili, cambre, viti – per consentire la ‘fusione’ delle ossa. Questa procedura ha però un limite: andando a sacrificare la mobilità dell’articolazione trapezio-carpale, il dolore scompare, ma vengono sovraccaricate le articolazioni adiacenti. Quindi nel tempo può essere necessario un nuovo intervento. Tutte le altre soluzioni chirurgiche prevedono invece l’eliminazione dell’interfaccia trapezio-metacarpale. Nel nostro ospedale oltre all’artrodesi effettuiamo l’artroplastica in sospensione o la sostituzione protesica dell’articolazione.

Artoplastica

L’intervento consiste nella rimozione parziale o totale del trapezio e attraverso una plastica tendinea si garantisce stabilità al metacarpo. Mentre l’impianto di protesi prevede invece la sostituzione dell’articolazione, come avviene per esempio per il ginocchio, l’anca e la spalla. Sono comunque tutte tecniche chirurgiche mininvasive e gli interventi vengono tutti effettuati in anestesia generale o in anestesia del plesso, in pratica viene ‘addormentato’ il braccio. Dal punto di vista estetico normalmente si ottiene un buon risultato.

E’ necessaria la riabilitazione?

Al fine di un buon recupero funzionale, la fisioterapia post operatoria riveste un ruolo molto importante e deve essere fatta.


L'Opera Don Calabria si prepara al dodicesimo Capitolo

Nella primavera 2020 si svolgerà il dodicesimo Capitolo Generale dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, Congregazione fondata da San Giovanni Calabria alla quale appartiene anche l’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria.

Con l’assemblea della Famiglia calabriana in America Latina di lingua spagnola, in corso in questi giorni a Buenos Aires, si conclude la fase degli incontri preparatori al XII Capitolo Generale dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Un’assemblea analoga si era tenuta lo scorso 24 gennaio anche in Italia, coinvolgendo i rappresentanti di tutte le Case europee della Congregazione, tra cui l’IRCCS di Negrar.

Il Capitolo Generale, intitolato “La profezia della comunione”, si svolgerà nella prossima primavera e chiamerà a raccolta 38 religiosi provenienti da tutte le missioni calabriane, insieme a 27 laici collaboratori e 11 religiose Povere Serve della Divina Provvidenza. Per l’ospedale di Negrar parteciperà il presidente fratel Gedovar Nazzari, che è anche Economo Generale dei Poveri Servi.

L’inaugurazione del Capitolo sarà a San Zeno in Monte, presso la Casa Madre dell’Opera Don Calabria, nel pomeriggio di domenica 3 maggio con una solenne celebrazione eucaristica. A seguire i capitolari si trasferiranno a Casa Tabor in San Zeno di Montagna dove si svolgeranno i lavori assembleari. Durante la prima settimana religiosi, religiose e laici lavoreranno insieme confrontandosi con stile sinodale sulle sfide che attendono l’Opera nei prossimi anni, cercando le strade più adeguate ai tempi attuali per annunciare il Carisma di don Calabria, ovvero l’annuncio del Regno di Dio fatto attraverso la vicinanza ai poveri e ai sofferenti.

La seconda parte del Capitolo sarà riservata ai religiosi che dovranno esprimersi sulle questioni più strettamente correlate alla vita della Congregazione. In questa fase ci saranno anche le elezioni per il Casante e il Consiglio Generale. L’evento si concluderà domenica 24 maggio nuovamente a San Zeno in Monte.

Il Capitolo, nel diritto canonico, è un’assemblea di religiosi dotata di personalità giuridica e autorità normativa. Si tiene ogni sei anni ed è l’occasione per verificare l’andamento della Congregazione e programmare il futuro, rinnovando gli incarichi e dando le linee di sviluppo per il successivo sessennio. La particolarità del Capitolo 2020 è che la Congregazione ha scelto di coinvolgere profondamente nel cammino preparatorio non solo i religiosi, ma anche i laici e le religiose che compongono la Famiglia calabriana nel mondo, promuovendo un percorso sinodale che rappresenta già un preludio a quel tema della comunione che sarà al centro dei lavori assembleari veri e propri.

Per maggiori informazioni si può consultare il sito dell’Opera Don Calabria: http://www.doncalabria.it/xii-capitolo-generale-65/


Le maculopatie: cause, diagnosi e cura

L’Oculistica del “Sacro Cuore” è stata protagonista stamattina del programma Tutta Salute di Raitre. La dottoressa Grazia Pertile in studio e il dottor Antonio Polito in collegamento da Negrar hanno parlato di diagnosi e terapia delle maculopatie

Cosa sono le maculopatie? Quali sono i sintomi e i fattori di rischio? Quanto è importante la diagnosi precoce e quali sono i più moderni trattamenti per affrontare queste patologie? Nel video la dottoressa Grazia Pertile, direttore dell’Oculistica, e il dottor Antonio Polito, responsabile dell’Attività di Retina Medica, rispondono a queste domande durante la trasmissione di Raitre “Tutta salute” condotta dal giornalista Michele Mirabella.


Come eravamo... L'Ospedale come lo ha visto Don Calabria

Il presidente del “Sacro Cuore Don Calabria”, fr. Gedovar Nazzari, racconta con foto d’epoca, come è nata la struttura ospedaliera voluta dal Santo veronese 98 anni fa

“98 Comuni” è il titolo della trasmissione di Telearena da cui abbiamo estratto questo servizio in cui fratel Gedovar Nazzari, presidente dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, racconta l’origine del nostro ospedale.

Da casa di risposo del paese di Negrar rilevata da San Giovanni Calabria a Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico con oltre 2000 dipendenti.


Preparazione meno disagevole per sottoporsi alla colonscopia

Al “Sacro Cuore Don Calabria” ridotti da quattro a uno o due i litri di soluzione da bere per la preparazione alla colonscopia: garantiscono la stessa pulizia con meno disagi per un esame che viene eseguito a Negrar sempre in sedazione vigile

“Ma devo proprio bere tutta questa roba”? Gli occhi sgranati e l’espressione di chi sgomento sa che lo aspettano momenti duri. Sono scene di ‘ordinario terrore’ a cui i gastroenterologi-endoscopisti dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria assistono ogni giorno. Protagoniste molte delle tante persone che devono sottoporsi a colonscopia, circa 4mila ogni anno, e quindi devono affrontare la preparazione: quattro litri di liquido da bere nell’arco di mezza giornata.

Da alcuni anni l’Endoscopia digestiva di Negrar, diretta dal dottor Paolo Bocus, esegue l’esame in sedazione cosciente: il paziente, pur essendo vigile, non percepisce dolore e dopo breve osservazione in un’area apposita può tornare (sempre accompagnato) alla propria abitazione.

La maggiore preoccupazione per chi deve essere sottoposto ad un esame colonscopico rimane di conseguenza la preparazione intestinale. Questa richiede infatti l’assunzione di quattro litri di soluzione a base di polietilenglicole (PEG) nell’arco di mezza giornata, con lo scopo di pulire l’intestino e quindi di permettere una migliore capacità diagnostica con il minimo disturbo per il paziente. Bere quattro litri di soluzione non è affatto agevole e spesso compaiono nausea e/o altri fastidi per cui alcuni pazienti non riescono a completare la preparazione rendendo impossibile l’esecuzione dell’esame.

“Anche alla luce delle innumerevoli richieste da parte dei nostri utenti – spiega il dottor Bocus -, abbiamo deciso di introdurre la preparazione a ‘basso volume’ che, come indicato dalle linee guida europee (ESGE), garantisce una pulizia paragonabile a quelle con ‘alti volumi'(4 litri) specie se divisa in due fasi (la cosiddetta preparazione split). Per sottoporsi alla colonscopia sarà quindi sufficiente assumere una dose ridotta di un solo litro (o due a seconda del prodotto) sempre a base di polietilenglicole (PEG) con acido ascorbico, conservando inalterato il profilo di sicurezza e nello stesso tempo di efficacia, nonostante la minore dose bevuta. La colonscopia è un esame ancora molto temuto – conclude -. Ci auspichiamo che la sedazione accompagnata da una preparazione meno disagevole induca un numero sempre maggiore di persone a sottoporsi a questo importante forma di prevenzione”.

Infatti la coloscopia è un esame endoscopico fondamentale per la prevenzione e la dignosi precoce dei tumori del colon-retto. Si tratta di una delle neoplasie più diffuse in Italia (per il 2019 sono state 49mila nuove diagnosi) la cui percentuale di guarigione è elevata se il tumore è diagnosticato al suo esordio.

 

Per sapere di più:

La colonscopia : un esame iimportante di cui non avere paura