Luciano Recchia: "I miei 44 anni all'Ospedale di Negrar"

Va in pensione i responsabile dell’Ufficio Economato: “La forza del ‘Sacro Cuore Don Calabria’? La qualità dei rapporti umani. Per me l’Ospedale è sempre stato una seconda famiglia perché ho respirato sempre aria di famiglia”
Se avesse ascoltato papà Guido il posto di barbiere del paese di Negrar un giorno sarebbe stato suo. Ma forbici e pettini non erano nei sogni “da grande” di Luciano Recchia e forse nemmeno l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, dove ha trascorso ben 44 anni. “Un’esperienza indimenticabile”, dice con un pizzico di nostalgia, iniziata quando era poco più che un ragazzino e terminata con il pensionamento nelle scorse settimane. Ora il responsabile dell’Ufficio Economato inizia una nuova vita, in cui avranno la meglio le piste innevate, dove praticare la passione dello sci, il giardino e l’orto di casa, insieme ai viaggi.
Luciano Recchia ha valicato la porta dell‘ospedale nel 1975, appena conseguito il diploma di ragioniere. Primo incarico: segretario del Laboratorio di Analisi. “Allora i referti degli esami del sangue venivano scritti a mano e il mio compito era proprio quello. Dopo aver svolto il servizio militare, ottenni il contratto a tempo indeterminato”. Era il 1979, gli anni della presidenza di fratel Pietro Nogarè e della direzione amministrativa di Pierluigi Collavo.
“All’inizio mi collocarono all’Ufficio Contabilità Specialistica – prosegue Recchia – dove venivano registrate le impegnative delle visite e degli esami, con Paolo Zantedeschi. Dopo un anno, per l’aspettativa di un collega, venni spostato all’Ufficio Economato, di cui era responsabile il ragioniere Dante Barbieri. Dante è stato il mio primo maestro. Io ero un ‘bocia’, ma avendo la scrivania di fronte alla sua. potevo attingere a piene mani dal suo modo di procedere, per esempio con i fornitori. Eravamo molto lontani dall’organizzazione amministrativa presente attualmente in ospedale: in una sola stanza, separata da vetrate, era collocato l’Ufficio Contabilità Specialistica, l’Ufficio Personale e l’Economato: sette persone in tutto”. Con la pensione di Barbieri, Recchia diventa responsabile del suo ufficio.
Guarda indietro Recchia, ai 44 anni trascorsi e i ricordi mostrano un ospedale che non ha nulla a che fare con quello attuale, se non nello spirito. “La struttura ha avuto uno sviluppo straordinario – riprende -, soprattutto negli ultimi 20 anni. Quando sono arrivato eravamo un ‘ospedaletto’ di provincia. Oggi siamo un punto di riferimento d’eccellenza della sanità regionale e nazionale. Anche nelle mie più rosee previsioni, non avrei mai immaginato simili risultati. Risultati a cui spero, nel mio piccolo, di aver contribuito, come ogni altro collaboratore, e di cui vado orgoglioso”.
Un augurio per i suoi, da poco, ex colleghi? “Di vivere l’ambiente di lavoro come l’ho vissuto io – risponde -. Per me l’ospedale è sempre stato una seconda famiglia, perché ho respirato sempre un clima di famiglia. Oggi con oltre duemila collaboratori, questo è sicuramente più difficile da realizzare rispetto a un tempo – conclude -. Ma la qualità dei rapporti umani è e deve restare la forza del ‘Sacro Cuore Don Calabria’. Questo è il mio augurio più grande”.
Il Laboratorio di Casa Perez, uno spazio di autonomia, libertà e solidarietà

Da molti anni un gruppo di ospiti affetti da patologia psichica insieme ad educatori e volontari realizzano presepi e oggetti di uso quotidiano per il mercatino di Natale, sostenendo con il ricavato un bimbo nelle missioni dell’Opera Don Calabria
Presepi, decorazioni, idee per piccoli regali artigianali. Sono i prodotti del tradizionale mercatino di Natale proposto dagli ospiti di Casa Perez insieme ad alcuni volontari ed educatori. Ma i veri prodotti sono anche altri: allenamento all’autonomia, apertura al mondo che sta fuori, ricerca di nuove motivazioni e obiettivi per persone che devono confrontarsi ogni giorno con la patologia psichiatrica.
Quest’anno il mercatino, la cui storia inizia nel lontano 2006, si è svolto in due giornate, la prima fuori dall’ingresso di Casa Clero, la seconda presso l’entrata dell’ospedale Don Calabria. Si tratta di un evento che è il coronamento del Laboratorio portato avanti durante tutto l’anno presso il Centro Sociale di Casa Perez, la struttura che all’interno della Cittadella della Carità ospita persone non autosufficienti con problemi sociali e psichiatrici cronici (74 posti letto), unitamente ad una Residenza Sanitaria Assistenziale per persone con problemi sociali e/o psichiatrici cronici che necessitano di alto impegno sanitario (24 posti letto).
UNO SPAZIO DI AUTONOMIA E LIBERTA’
“Il Laboratorio si divide in due fasi – dice l’educatore Giovanni Melotto che cura l’attività insieme a Florio Guardini – abbiamo due ospiti che realizzano i lavori al grezzo con legno di recupero, in genere ricavato dalle cassette di frutta, e poi abbiamo la parte di pittura e rifinitura degli oggetti dove si alternano 8-10 ospiti. Infine c’è la vendita al mercatino che è fondamentale perché rappresenta il momento in cui i nostri “artigiani” vedono valorizzato il frutto del loro lavoro e socializzano con le tante persone che ogni giorno frequentano l’ospedale. I prodotti realizzati sono molto belli, ad esempio alcuni dei nostri presepi vengono esposti in mostre allestite a Verona e provincia. Inoltre alcuni reparti del nostro ospedale vengono da noi a rifornirsi dei pezzi mancanti per il loro presepe di reparto oppure ci chiedono di fornire il presepe completo”.
Oltre al periodo natalizio, gli altri momenti forti per far conoscere gli oggetti del Laboratorio e i loro realizzatori sono i banchetti allestiti a Pasqua e alla Festa della mamma. “Il Laboratorio è prima di tutto uno spazio di autonomia e libertà – prosegue Melotto – un luogo dove gli ospiti possono recuperare alcune abilità del proprio passato, cimentarsi con l’impegno di portare a termine un lavoro e mettersi in relazione con gli altri. Tutto in un contesto rilassato e senza stress perché l’obiettivo è il benessere del paziente e non certo la produzione”.
UN’ADOZIONE TARGATA “CASA PEREZ”
Gli oggetti realizzati sono di uso quotidiano come portamestoli, cornicette, attaccapanni, portabustine, bomboniere… (vedi foto). Con i proventi del mercatino gli “artigiani” acquistano il materiale necessario alla produzione e vanno 3-4 volte all’anno a mangiare una pizza nel mondo “di fuori”. Inoltre grazie a questi piccoli ricavi c’è un importantissimo risvolto benefico, in quanto il gruppo del Laboratorio sostiene da alcuni anni un’adozione a distanza di un bimbo in Romania, raggiunto grazie all’associazione Don Calabria Missioni Onlus e in particolare al religioso calabriano fratel Gian Carlo Conato.
PICCOLE PROVE DI NORMALITA’
“Dietro ad ogni oggetto realizzato c’è una grande fatica e questo rende ancora più prezioso il Laboratorio – dice Marinela Braho, caposala di Casa Perez – d’altra parte non bisogna dimenticare che con questi ospiti è molto difficile fare programmi in quanto la loro patologia fa sì che ogni giorno si debbano affrontare molte incognite e situazioni imprevedibili. E’ faticoso ma indubbiamente ne vale la pena“.
Riguardo all’importanza “terapeutica” del Laboratorio interviene l’altro educatore Florio Guardini. “Gli ospiti quando sono qui si concentrano su un obiettivo costruttivo, distogliendo la mente da pensieri che spesso sono distruttivi a causa delle loro patologie. In tal senso è molto importante porsi degli obiettivi e perseguirli, per quanto piccoli. E’ un po’ un ritorno alla normalità per loro, magari recuperando abilità che avevano prima di cadere nella patologia psichiatrica”. Come nel caso di Mario (nome di fantasia, ndr) che ha riscoperto il suo passato di tornitore, oppure Adolfo che era un insegnante e ha girato il mondo e qui ha scoperto una passione per la pittura.
Casa Perez fa parte dell’area socio-sanitaria della Cittadella della Carità insieme a Casa Clero e Casa Nogarè. Venne inaugurata nel novembre 1984, proseguendo e potenziando l’attività di accoglienza per persone con disabilità psichica che l’Opera Don Calabria aveva già iniziato fin dal 1946 in una casa a Porto San Pancrazio, nel comune di Verona. Fin dalla fine degli anni Ottanta agli ospiti della Casa vennero proposte iniziative di tipo laboratoriale, sostenute in particolare dai religiosi don Emilio Comuzzi e fratel Giacomo Cordioli.
Oggi oltre al Laboratorio sono portate avanti molte altre attività per gli ospiti come pomeriggi musicali, cineforum, lettura, realizzazione di un giornalino, preparazione del Vangelo della domenica con Suor Rosa Santina, festa dei compleanni una volta al mese, memory.
matteo.cavejari@sacrocuore.it
Un Natale di comunione per accogliere gli ammalati come si accoglie Gesù

Il Casante dell’Opera Don Calabria, padre Miguel Tofful, nel suo messaggio natalizio chiede a tutti gli operatori della Cittadella della Carità di pregare per il XII Capitolo Generale della Congregazione che si svolgerà nella primavera 2020
Un Natale da vivere nel segno della comunione per creare rapporti veri di fraternità nella vita quotidiana. Comunione che, all’interno dell’ospedale, significa prima di tutto “vicinanza” agli ammalati e “umanizzazione delle cure”. E’ questo il cuore del messaggio natalizio che il Casante dell’Opera Don Calabria, padre Miguel Tofful, rivolge a tutto il personale della Cittadella della Carità di Negrar, agli ammalati e alle loro famiglie.
Proprio il tema della comunione sarà al centro del XII Capitolo dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, in programma nella primavera 2020, evento per il quale il Casante chiede un particolare ricordo e una preghiera in occasione di questo Santo Natale 2019.
Riportiamo alcuni passaggi del messaggio di padre Tofful, mentre in allegato si può leggere integralmente il testo da lui presentato lo scorso 18 dicembre a Negrar durante il tradizionale incontro con i collaboratori dell’ospedale (vedi messaggio integrale). In videogallery, infine, è disponibile il video-messaggio di auguri che il Casante rivolge a tutta la Famiglia dell’Opera Don Calabria nel mondo (vedi video).
LE PAROLE DEL CASANTE
“Sia questo il nostro augurio di Natale: che tra noi, famiglia calabriana, che nei nostri rapporti tra Fratelli, Sorelle e Laici, l’Emmanuele possa abitare. Sia Natale nei nostri cuori, nelle nostre relazioni, nei nostri volti, nel nostro lavoro. Sia gioia e pace nelle nostre famiglie, nella Cittadella della Carità … Sia Dio con noi, sia Dio in noi, sia Dio tra noi! “E venne ad abitare in mezzo a noi” si trasformi nel “continui ad abitare in mezzo a noi” attraverso la vicinanza che si fa prossimità di chi incontriamo, a ridurre le distanze di qualunque natura, in nome di una umanizzazione che può davvero parlare a chiunque e in qualunque situazione.
Questo Natale aiuti tutti noi a vivere un rapporto di unità e comunione con Colui che nella sua umanità ci ha fatto partecipi della sua divinità, realizzando per noi il suo piano di salvezza. […]
Finalmente, colgo l’occasione per chiedere a tutti voi di accompagnare con la preghiera il percorso che stiamo facendo in preparazione al XII capitolo generale, che celebreremo in Aprile del prossimo anno, ed ha come tema “la profezia della comunione”. Alla base di questa profezia c’è l’azione dello Spirito Santo, motore e sorgente di ogni unità e condivisione. Chiediamo perché lo Spirito possa costruire una storia nuova, rinnovando le nostre relazioni e il nostro modo di essere Famiglia Calabriana nella Chiesa, perché sia testimonianza luminosa della Paternità di Dio.
Concludo questa mia riflessione e condivisione, desiderando veramente che il Natale ci doni la capacità contemplativa per scoprire Gesù che abita in mezzo a noi e ci chiama ad essere strumenti di comunione vivendo e annunciando il carisma dell’Opera che Dio ci ha donato. Ringrazio di cuore ciascuno di voi per il vostro servizio e missione nella Cittadella della Carità. Auguro a tutti voi e alle vostre famiglie un Buon e Santo Natale! Dio vi benedica. Grazie”. (Padre Migue Tofful)
* In copertina: opera realizzata nell’atelier di Arteterapia del Dipartimento di Riabilitazione dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore – Don Calabria. L’autrice è Valeria, paraplegica a seguito di una patologia.
BRCA1 e BRCA2: anche in Veneto esenzione dal ticket per i portatori sani

Un provvedimento importante che consente di sottoporsi gratuitamente alla sorveglianza intensiva al fine di una diagnosi precoce dei tumori ereditari
Dal primo gennaio 2020, in Veneto, i portatori della mutazione genetica BRCA1 e BRCA2, che comporta un elevato rischio di contrarre una neoplasia – in particolare della mammella e dell’ovaio -, saranno esentati dalla spesa di compartecipazione sanitaria (ticket) al fine di sottoporsi gratuitamente a una forma di screening avanzata. Lo ha deciso la Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin, allineando così il Veneto all’Emilia-Romagna, Lombardia, Liguria, Campania, Toscana, Sicilia e Piemonte che avevano già assunto il provvedimento.
I tumori interessati alla mutazione BRCA
Nel 2019, in Italia, sono stimati 53.500 nuovi casi di carcinoma della mammella, il 5-7% è legato a fattori ereditari, il 25% dei quali riferibile a una mutazione BRCA (936). Di 5.300 nuove diagnosi di tumore dell’ovaio stimate nel 2019 nel nostro Paese, il 15% è riconducibile ad alterazioni in questi stessi geni (795). E, nel complesso, fino al 4-5% di tutti i pazienti con carcinoma pancreatico presenta una variante patogenetica di BRCA1 o BRCA2 (675 casi su 13.500 previsti nel 2019). In famiglie con tumori della mammella o dell’ovaio associati a tumori del pancreas, la presenza di mutazione BRCA può arrivare fino al 25%.
Chi deve sottoporsi al test genetico pe rindividuare la mutazione
Il test genetico per l’individuazione delle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 viene proposto, anche nel nostro ospedale (vedi articolo; vedi video) e dopo consulenza genetica, alle donne colpite da neoplasia al seno e alle ovaie e agli uomini affetti da cancro mammario con una storia clinica e familiare ben precisa (in genere casi di tumore mammario e/o ovarico in consanguinei in età giovanile). L’esame genetico al momento della diagnosi permette di identificare la mutazione nelle persone malate e di conseguenza di estendere il test ai familiari sani per scoprire se sono portatori della stessa mutazione. In caso di risposta positiva, i familiari possono essere avviati, a seconda delle indicazioni, alla chirurgia profilattica (mastectomia bilaterale o/e l’asportazione chirurgica delle tube e delle ovaie) o alla sorveglianza intensiva.
Test positivo su parenti sani: la sorveglianza intensiva
La sorveglianza intensiva sarà prevista gratuitamente in Veneto dal 1° gennaio 2020 per le donne sane portatrici di BRCA1 e BRCA2 a partire dai 25 anni fino ai 70 e prevede una serie di esami (strumentali ed ematochimici) a cadenza semestrale o annuale in base alla fascia di età di appartenenza. “La sorveglianza intensiva permette la dioreagno si in fase molto precoce di questi tumori, tale da consentire interventi terapeutici risolutivi”, sottolinea la dottoressa Stefania Gori, direttore dell’Oncologia Medica.
Perché fare il test se si è compiti da tumore
“L’individuazione inoltre della mutazione in un paziente di nuova diagnosi condiziona anche la scelta della terapia – continua l’oncologa -. Studi clinici hanno evidenziato che le donne con tumore dell’ovaio portatrici di mutazione BRCA presentano una maggiore sensibilità a combinazioni di chemioterapia contenenti derivati del platino e a terapie mirate che ‘sfruttano’ la mutazione BRCA per potenziare l’efficacia delle cure. Si tratta di molecole che fanno parte della classe dei PARP inibitori, indicate nelle pazienti che hanno risposto alla chemioterapia a base di platino. I PARP inibitori sono efficaci anche nel tumore della mammella in fase metastatica con mutazione BRCA. E per la prima volta nei tumori del pancreas metastatici, insorti in pazienti con mutazioni BRCA, è stato dimostrato un vantaggio in sopravvivenza utilizzando un PARP inebitore.”
Non solo mammella e ovaio
Gli studi sui geni BRCA1 e BRCA2 rappresentano una delle frontiere più avanzate nel campo dell’oncogenetica e la punta di diamante della ‘medicina di precisione’ nella ricerca e sviluppo di nuove terapie personalizzate su base molecolare – conclude Gori -. Da tempo vi sono evidenze sul ruolo dell’alterazione di questi geni nei tumori della mammella e dell’ovaio, e oggi si stanno aprendo prospettive importanti che coinvolgono il carcinoma del pancreas, uno dei più difficili da trattare, e della prostata”.
Il presente e il futuro delle protesi ortopediche

Il dottor Claudio Zorzi, direttore dell’Ortopedia del “Sacro Cuore” in un’intervista al TGR Veneto spiega l’evolversi della chirurgia protesica negli ultimi anni, interventi che interessano sempre di più giovani adulti
Si inizia a fare sport molto presto e si vuole continuare a farlo anche quando, in età adulta, le articolazioni inziano ad essere doloranti. Nel momento in cui la situazione non è più arginabile, grazie alla medicina rigenerativa (come la procedura lipogems), è necessario rivolgersi alla chirurgia protesica che negli ultimi anni, per quando riguarda le tecniche e i materiali utilizzati, ha avuto sviluppi importanti.
Soprattutto nell’ambito della revisione delle protesi, cioè quando diventa necessario, dopo anni, sostituire l’impianto per impoverimento dell’osso interessato. Si tratta di interventi chirurgici complessi, come spiega il dottor Claudio Zorzi, direttore dell’Ortopedia e Traumatologia dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, in un’intervista al TGR Veneto.
Per l’importante casistica e l’expertice acquisita dai chirurghi ortopedici, la Regione Veneto nelle ultime schede ospedaliere (maggio 2019) ha riconosciuto l’Ospedale di Negrar, centro di riferimento regionale per la revisione di protesi del ginocchio e dell’anca
ERAS: il paziente protagonista del suo percorso chirurgico

Due video illustrano il protocollo applicato da circa un anno a Negrar dalla chirurgia colorettale e che è stato oggetto di una menzione speciale del premio Sham per la prevenzione dei rischi sanitari
Nell’ambito del 14° Forum Risk Management, promosso dal Governo del Rischio Clinico della Regione Toscana, è stata conferita all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria una menzione speciale del premio Sham 2019, per la prevenzione dei rischi sanitari.
Il prestigioso riconoscimento è andato al protocollo ERAS (Enhanced Recovery After Surgery) applicato da circa un anno all’ospedale di Negrar nell’ambito della chirurgia colorettale (oncologica e non), riguardo al quale pubblichiamo un video esplicativo (vedi i video in fondo a questo articolo).
“Best practice” per prevenire i rischi clinici
Il premio Sham – giunto alla quarta edizione – è istituito dall’omonima assicurazione, una delle maggiori a livello europeo, e persegue l’obiettivo di incoraggiare e valorizzare le “best practice” intraprese dalle strutture sanitarie, volte a favorire la prevenzione dei rischi. Al concorso hanno partecipato 122 progetti presentati da 78 ospedali, 62 pubblici e 16 privati. Il riconoscimento è stato conferito a Firenze durante le giornate del Forum (dal 26 al 29 novembre) ed è stato ritirato dal dottor Davide Brunelli, vicedirettore sanitario del “Sacro Cuore Don Calabria” che ha presentato il progetto.
Gli obiettivi del protocollo ERAS
Come viene illustrato dal video, i due principali obiettivi del protocollo ERAS sono quelli di diminuire al minimo la risposta dell’organismo allo stress chirurgico e di accelerare il recupero del paziente ottenendo una riduzione delle complicanze post operatorie, una ripresa funzionale precoce e una durata inferiore della degenza con riflessi vantaggiosi anche sui costi sanitari.
Il paziente protagonista
L’attuazione del programma ERAS si fonda su due principi. Innanzitutto quello della multidisciplinarietà. L’applicazione del protocollo viene seguita da un gruppo multidisciplinare e multiprofessionale formato da: chirurgo, anestesista, nutrizionista, fisioterapista, farmacista e personale infermieristico. Inoltre esso prevede il paziente come protagonista: fondamentale è l’educazione del paziente nella fase pre-operatoria sul significato del percorso ERAS, sui vantaggi e sugli obiettivi quotidiani.
L’APP per aiutare il paziente
Per ottimizzare l’adesione a questo protocollo da parte del paziente, la Chirurgia generale di Negrar, diretta da dottor Giacomo Ruffo, ha creato anche un’APP. una sorta di diario digitale scaricabile da gennaio sullo smartphone, tablet e computer (vedi articolo).
I dati dei benefici del protocollo ERAS
Il miglioramento complessivo delle cure offerte al paziente grazie all’applicazione del protocollo ERAS hanno un riscontro oggettivo nei risultati. Dall’ottobre del 2018 all’aprile del 2019 la chirurgia colorettale ha reclutato 98 pazienti, 45 dei quali hanno aderito al 75% delle “raccomandazioni” (item) del protocollo. In questi pazienti la percentuale di complicanze post operatorie è risultata inferiore della metà rispetto al gruppo di pazienti che ha rispettato meno del 75% degli item. Nei 45 pazienti si è inoltre registrata una riduzione della degenza post operatoria di 4 giorni.
Nel video il percorso ERAS nella fasi pre-operatoria, intra-operatorìa e post-operatoria, spiegate dai clinici e dai farmacisti.
Viaggi e malattie tropicali: dalla prevenzione alla ricerca all'IRCCS di Negrar

Nel servizio di Medicina33 del Tg2, il dottor Andrea Angheben e la dottoressa Francesca Perandin presentano le peculiarità del Dipartimento di Malattie infettive e tropicali, diretto dal professor Zeno Bisoffi
Tumore al polmone: dallo screening alle novità terapeutiche

Il 13 e 14 novembre al “Sacro Cuore” si terrà la terza edizione del convegno sul carcinoma polmonare e le novità terapeutiche emerse nell’anno in corso, in particolare i farmaci a bersaglio molecolare e quelli immunoterapici
Il tumore al polmone si conferma la prima causa di morte oncologica in Italia, con 33.838 decessi nel 2016 (ultimi dati disponibili). La sopravvivenza a 5 anni è del 16%, una percentuale condizionata soprattutto dal fatto che la gran parte dei carcinomi polmonari vengono diagnosticati in fase avanzata e solo nel 30% dei casi è indicato il trattamento chirurgico. Il tumore al polmone è quindi una delle maggiori sfide dell’oncologia oggi in ambito di prevenzione e di trattamento. Negli ultimi anni la ricerca clinica ha registrato risulti significativi grazie all’introduzione dei farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapici
Proprio i trattamenti del tumore polmonare e soprattutto le novità terapeutiche emerse nell’anno in corso saranno al centro della seconda edizione del congresso nazionale sulla neoplasia polmonare non a piccole cellule che si terrà mercoledì 13 e giovedì 14 novembre all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria sotto la direzione scientifica della dottoressa Stefania Gori, direttore dell’Oncologia Medica. Patrocinato dall’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) e Associazione Italiana Radioterapia e Oncologica Clinica (AIRO), il congresso vede la partecipazione di relatori provenienti dalle maggiori strutture ospedaliere oncologiche italiane (in allegato il programma)
Dottoressa Gori, qual è l’andamento del tumore al polmone in Italia?
Nel 2019 sono stimate 42.500 nuove diagnosi (mille in più rispetto al 2018) con un aumento del 2,2% nella popolazione femminile e un calo dell’1,6% in quella maschile. Un trend dovuto, purtroppo, alla diffusione del fumo fra le donne, un tempo brutta abitudine tipicamente maschile. Si tratta della seconda neoplasia più frequente negli uomini e la terza nelle donne. Il fumo di sigaretta è il più rilevante fattore di rischio per l’insorgenza del carcinoma polmonare: ad esso è attribuibile l’85-90% dei casi. I fumatori hanno un rischio 14 volte superiore rispetto ai non fumatori di contrarre la neoplasia e di 20 volte superiore se la quantità di sigarette fumate al giorno supera la ventina.
La sopravvivenza è condizionata dalla diagnosi che il più delle volte avviene quando il tumore è in fase avanzata. Perché non viene introdotto lo screening, come per il tumore del colon o della mammella?
Studi condotti su soggetti apparentemente sani, senza alcun sintomo o malattia, lo screening, tramite radiografia del torace ed esame citologico dell’espettorato, non ha prodotto una significativa riduzione della mortalità. Risultati diversi hanno invece prodotto i numerosi studi condotti su persone ad alto rischio con età superiore ai 50 anni e forti fumatori. L’utilizzo della TC spirale ha determinato l’individuazione di piccole neoplasie polmonari in persone asintomatiche, che hanno potuto essere così avviate a intervento chirurgico. Nonostante i risultati incoraggianti, dagli studi in corso, soprattutto in Europa, si attendono risposte su varie questioni ancora aperte: la valutazione dei costi e benefici dell’esame, il tasso dei falsi positivi e il peso delle “sovradiagnosi” oltre agli effetti collaterali dovuti alle radiazioni della TC, ripetute nel tempo. Quello dello screening rimane quindi un tema aperto e in corso di valutazione presso il ministero della Salute.
Quali sono oggi le armi terapeutiche a disposizione contro il tumore al polmone?
La scelta terapeutica è dettata da molti fattori. Innanzitutto dalle caratteristiche cliniche del paziente, poi dal tipo istologico del tumore (a piccole cellule e a non piccole cellule), dalle peculiarità molecolari e dallo stadio della malattia. In base a tutte queste componenti vengono impiegate la chirurgia, la radioterapia e la terapia medica, da sole o in associazione. Il trattamento per ogni singolo paziente deve essere deciso in un contesto multidisciplinare affinché abbia la massima efficacia. Nell’ambito del Dipartimento Oncologico dell’IRCCS di Negrar opera un gruppo multidisciplinare del quale fanno parte: anatomopatologo, oncologo, chirurgo toracico, pneumologo, radiologo, geriatra, medico nucleare e radioterapista.
Quali sono le novità per quanto riguarda le terapie?
Sicuramente l’introduzione nella terapia medica di farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapici di nuova generazione che agiscono stimolando l’attivazione del sistema immunitario del paziente contro le cellule tumorali. Recentemente si sono ottenuti interessanti risultati in termini di aspettativa di vita in casi di tumore localmente avanzato con l’impiego di un farmaco immunoterapico, utilizzato come terapia di mantenimento dopo chemio e radioterapia. Inoltre per i pazienti con malattia in stadio metastatico fino a qualche anno fa l’unica opzione terapeutica possibile era la chemioterapia. Invece oggi, in base alle caratteristiche del tumore, alcuni casi possono essere trattati in prima linea con farmaci a bersaglio molecolare o immunoterapici con vantaggi in sopravvivenza e qualità di vita. Durante il convegno si parlerà inoltre dei risultati emersi dagli studi clinici che hanno valutato nei pazienti metastatici l’associazione di chemioterapia e immunoterapia.
In Amazzonia il terzo incontro degli ospedali calabriani

I rappresentanti delle strutture sanitarie dell’Opera Don Calabria, tra le quali l’IRCCS di Negrar, si sono incontrati il 5 e 6 novembre per gettare le basi di una più stretta sinergia fra le strutture sanitarie che si ispirano al Carisma calabriano
Una rete capace di creare collaborazioni e sinergie tra gli ospedali che si ispirano al Carisma di San Giovanni Calabria. È questo l’obiettivo del Sistema Calabriano di Sanità, di cui fa parte anche l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. Ed è con tale prospettiva che nei giorni scorsi i rappresentanti degli ospedali e dell’Amministrazione Generale dell’Opera Don Calabria si sono riuniti a Marituba, in Amazzonia, per un incontro intitolato “Prendersi cura della vita facendo parte dell’Opera Don Calabria” (vedi galleria fotografica e interviste video).
L’evento, giunto alla sua terza edizione, si è svolto martedì 5 e mercoledì 6 novembre con la partecipazione di circa cinquanta fra medici e dirigenti amministrativi delle quattro strutture dei Poveri Servi della Divina Provvidenza: oltre al Sacro Cuore erano presenti l’ospedale “Divina Provvidenza” di Marituba (Brasile), la “Bro. Francisco Perez Clinic” di Manila (Filippine) e il “Divina Provvidenza” di Luanda (Angola). C’era inoltre rappresentata la diocesi brasiliana di Teixeira de Freitas, con il vescovo calabriano mons. Jailton Lino, i cui ospedali sono entrati a far parte della rete sanitaria dell’Opera.
Per l’IRCCS hanno partecipato all’incontro il presidente fratel Gedovar Nazzari, il direttore amministrativo Claudio Cracco e il vice direttore sanitario dottor Davide Brunelli, oltre al dottor Claudio Bianconi che si occupa dei progetti di cooperazione internazionale sanitaria.
Il tema principale affrontato durante la prima giornata, con un intervento del vescovo di Castanhal mons. Carlos Verzelletti, è stata la “Nuova Carta degli Operatori Sanitari”, fortemente voluta da Papa Francesco e pubblicata nel 2016 dal Dicastero Vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Una carta che, alla luce dei mutamenti scientifici e clinici successivi all’anno della prima comparsa, si propone di apportare, sempre in riferimento al Magistero della Chiesa, nuovi elementi che tengano conto della ricerca in campo biomedico, farmacologico e bioetico. Altre riflessioni hanno riguardato la situazione sanitaria in Amazzonia, dove le strutture religiose sono colonna portante del sistema di assistenza, e la spiritualità calabriana vista in rapporto al prendersi cura degli ammalati.
Durante la seconda giornata c’è stata una tavola rotonda sul tema della progettazione internazionale in ambito sanitario, con partecipazione del vicario generale della diocesi di Milano, don Mario Antonelli in rappresentanza della Fondazione Candia, di Franca Farina per l’associazione “Amici di monsignor Pirovano” di Erba (Como), di Alessandro Galvani per l’UMMI e di fratel Matteo Rinaldi per la Congregazione dei Poveri Servi. Al pomeriggio c’è stato un interessante momento di confronto e scambio sui temi della gestione e della formazione fra i quattro ospedali dell’Opera.
Insonnia da caldo, come combatterla

Il caldo in estate è uno dei nemici del buon riposo, ma si possono adottare delle semplici regole per non alzarsi più stanchi della sera prima. E anche l’alimentazione ha la sua importanza come spiega il neurologo Gianluca Rossato
L’ insonnia da caldo è il nemico numero uno del riposo in estate. Le temperature elevate, e la sudorazione conseguente, rendono l’addormentamento un vero e proprio “incubo”. L’insonnia da caldo colpisce circa il 40% degli adulti italiani. È la prima causa di stanchezza e sonnolenza diurna perché disturba e interrompe l’abituale ritmo sonno-veglia.
“La melatonina, l’ormone che favorisce il sonno, viene prodotta dopo il tramonto con l’arrivo del buio ed è favorita da un’ottimale temperatura corporea: durante le ore notturne questa si abbassa di circa un grado, ma se la temperatura dell’ambiente in cui si dorme è più elevata, ecco che riuscire a prendere sonno diventa difficoltoso”, spiega il dottor Gianluca Rossato, responsabile del Centro di Medicina del sonno.
Cosa fare quindi per dormire bene nonostante l’afa estiva?
Attenzione alle temperatura della stanza e a cosa si mangia a cena
“E’ consigliabile fare una doccia tiepida prima di andare a dormire; abbassare la temperatura della camera, accendendo con un leggero anticipo il condizionatore o il ventilatore. Anche un’alimentazione adeguata è importante, evitando a cena cibi poco digeribili e optando invece per pietanze che possono stimolare la sintesi della serotonina come pasta, riso, orzo, ma anche lattuga, radicchio e cipolla. Infine è bene ridurre il consumo di carne (per la presenza di tirosina) e di spezie, ma soprattutto di caffè e di altre sostanze stimolanti come il fumo e l’alcol.
Con caffé, fumo e alcol non si dorme bene
“Infatti, se tutti sanno che il caffè ‘fa restare svegli’, pochi conoscono le proprietà stimolanti del fumo e molti hanno la convinzione erronea che l’alcol favorisca il sonno – precisa il dottor Rossato -. Il fumo di sigaretta contiene la nicotina, una sostanza stimolante per il cervello, che può indurre l’insonnia. Le bevande alcoliche, contrariamente al fumo, favoriscono l’addormentamento ma hanno l’effetto collaterale di indurre i risvegli precoci. In pratica si crolla sul letto immediatamente ma dopo 2-3 ore arriva l’insonnia”. La soluzione? “Smettere di fumare anche per gli altri effetti nocivi della sigaretta, e assumere alcol con moderazione, almeno non 3 ore prima di andare a dormire”, conclude il dottor Rossato.






