Inaugurazione dell'Hospice e di due nuovi mammografi alla presenza del presidente del Veneto Luca Zaia

Doppia inaugurazione, mercoledì 6 novembre, all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar: il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha tagliato il nastro dell’Hospice, la nuova struttura, intitolata a don Luigi Pedrollo, primo successore di San Giovanni Calabria, dedicata ai pazienti terminali. Inoltre ha inaugurato i due nuovi mammografi della Radiologia Senologica dotati di intelligenza artificiale
L’IRCCS di Negrar sviluppa ulteriormente l’ambito oncologico con due importanti novità. Si tratta in primo luogo del potenziamento della dotazione tecnologica per la diagnosi precoce del tumore del seno con l’acquisizione di due mammografi con intelligenza artificiale, unici in Italia. Inoltre è stato istituito l’hospice, intitolato al primo successore di San Giovanni Calabria, don Luigi Pedrollo. Con la struttura residenziale dedicata ai pazienti nella fase terminale della malattia, si consolida l’attività del Cancer Center del Sacro Cuore, l’organizzazione grazie alla quale la persona affetta da neoplasia viene presa in carico dalla diagnosi alla cura, dalla riabilitazione a tutta la durata del follow up, fino all’accompagnamento con le cure palliative.

L’inaugurazione delle due realizzazioni si è tenuta questa mattina alla presenza del Presidente della Regione
Veneto Luca Zaia e di altre autorità, tra cui il Prefetto di Verona, Demetrio Martino, il direttore generale e il direttore sanitario dell’ULSS 9, Patrizia Benini e Denise Signorelli, il sindaco di Negrar, Fausto Rossignoli, il comandante provinciale dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, colonnelli Francesco Novi e Italo Savarese. Era presente anche Silvano Pedrollo, pronipote dell’indimenticabile sacerdote, che ha voluto e realizzato, tra le tante cose, anche l’Ospedale Don Calabria.

“L’attenzione integrale per i nostri pazienti è il filo conduttore delle due inaugurazioni di oggi. Un’attenzione che vogliamo avere in ogni fase della malattia e in ogni momento del percorso che gli ammalati, insieme ai loro cari, devono fare in ospedale”, ha detto il presidente dell’IRCCS di Negrar, fr. Gedovar Nazzari. “In particolare siamo felici di intitolare l’hospice a don Luigi Pedrollo, vicario e primo successore di san Giovanni Calabria, i cui tratti caratteristici erano proprio la grande umanità e sensibilità”.

“Il nostro Ospedale negli anni ha sviluppato una forte vocazione oncologica sia in ambito clinico-assistenziale che di ricerca, investendo in professionalità e tecnologie innovative, affinché il paziente con malattia tumorale potesse usufruire di una presa in carico a 360°, in tutte le fasi della malattia”, ha esordito l’amministratore delegato, Claudio Cracco. “Un percorso che ha portato alla certificazione di Cancer Center da parte della più grande organizzazione europea degli istituti oncologici, OECI, e l’ingresso nella rete ministeriale Alleanza contro il Cancro. Gli interventi che inauguriamo oggi si inseriscono in questo contesto – ha sottolineato -. Da un lato l’adozione di due nuovi mammografi di ultima generazione, acquisiti in occasione dell’ottobre rosa, mese della prevenzione del cancro al seno, in grado di elaborare una diagnosi sempre più accurata e precoce. Dall’altro l’istituzione dell’hospice, previsto dalla programmazione sanitaria regionale, come completamento della presa in carico non solo del paziente oncologico, ma di tutti quei malati per i quali è necessario un accompagnamento medico con cure palliative per il controllo del dolore, nonché un supporto psicologico e spirituale”.

“Il modo di fare sanità del “Sacro Cuore Don Calabria” è di assoluta eccellenza – ha detto il presidente Luca Zaia – Il Veneto è la regione a statuto ordinario che conta il minor numero di strutture private, ma vanta un modello di privato accreditato, come questo, che condivide con il pubblico un progetto e le sfide che oggi la sanità ci pone. Il privato infatti è l’alter ego del pubblico – ha sottolineato – perché opera per la stessa missione: curare i cittadini. E sottolineo con umanità, elemento che fa la vera differenza nell’erogazione delle cure. L’Ospedale di Negrar con l’IRCCS per le malattie infettive e tropicali e il Cancer Center, ma non solo, è presidio della nostra regione che continua a fare sempre di più e sempre meglio. Lo prova questa doppia inaugurazione. Da una parte due mammografi di ultima generazione che vanno nella direzione della prevenzione del tumore del seno che in Veneto funziona. E dall’altra l’hospice che ci tenevo ad inaugurare perché queste strutture sono un grande segno di civiltà. Io considero gli hospice più importanti degli ospedali, perché è all’ultimo miglio che si tocca con mano la qualità del servizio”.
L'Opera Don Calabria riceve il 43° Premio Masi dedicato a virtù e bellezza

L’Opera fondata dal santo veronese ha ricevuto il premio “Grosso d’Oro Veneziano”, riservato a personalità ed enti che hanno contribuito a diffondere un messaggio di cultura nel mondo generando solidarietà e progresso. A ritirarlo è stato fratel Gedovar Nazzari. Economo della Congregazione e Presidente del “Sacro Cuore”, nella cerimonia dello scorso 25 ottobre insieme agli altri vincitori del Premio Masi.
C’è anche l’Opera Don Calabria tra i vincitori del 43° Premio Masi. La cerimonia di premiazione si è svolta venerdì 25 ottobre a Monteleone 21, presso il nuovo centro polifunzionale Masi nel cuore della Valpolicella.
Il premio consegnato all’Opera fondata da San Giovanni Calabria, di cui fa parte anche il “Sacro Cuore”, è il “Grosso d’Oro Veneziano”, riservato a personalità ed enti che hanno contribuito a diffondere un messaggio di cultura nel mondo generando solidarietà e progresso. Un riconoscimento prestigioso dedicato alle migliaia di persone, laici e religiosi, che ogni giorno portano avanti la loro missione nelle Case calabriane sparse nei cinque continenti.
A ritirare il premio in rappresentanza di tutta l’Opera è stato fratel Gedovar Nazzari, economo generale della Congregazione e presidente dell’ospedale di Negrar, il quale ha portato anche un video-messaggio di saluto del Casante dal Brasile. Nell’edizione di quest’anno, dedicata al tema del circolo virtuoso della bellezza, sono stati premiati anche l’imprenditore Riccardo Illy, la scrittrice ambientalista Sara Segantin e lo scultore Arcangelo Sassolino (tutti insigniti con il Premio Masi Civiltà Veneta) e l’imprenditrice Donatella Cinelli Colombini (Premio internazionale Civiltà del Vino).
Prima della premiazione c’è stata la tradizionale firma della botte da parte dei vincitori nella cantina Masi. L’evento è proseguito al centro Monteleone 21 con la cerimonia vera e propria. A moderare la serata il giornalista Alessandro Milan che ha chiamato sul palco gli ospiti, prima a uno a uno e poi tutti insieme per un vero e proprio talk show sui vari aspetti della bellezza rappresentati dai vincitori, ognuno nel proprio ambito. A fare gli onori di casa è stato Sandro Boscaini, vicepresidente di Fondazione Masi e patron dell’azienda, insieme alla Presidente della Fondazione Isabella Bossi Fedrigotti.
La cerimonia, accompagnata dall’ensemble Unixono, composto da otto elementi dell’Orchestra Sinfonica dei Colli Morenici diretti dal Maestro Ferraresi, si è conclusa con la consegna del premio ai vincitori. Per l’Opera il premio, oltre alla riproduzione in oro per opera del maestro orafo Alberto Zucchetta del Grosso Veneziano, la moneta che per secoli ebbe corso legale nella Serenissima, è consistito anche in un contributo a sostegno di progetti umanitari portati avanti in terra di missione.
Il Premio Masi è nato nel 1981 con il Premio Masi Civiltà Veneta, conferito a personaggi originari delle Venezie che si sono distinti nei campi della letteratura, dell’arte, del giornalismo, della scienza, dello spettacolo e dell’economia, e che con la loro opera hanno promosso e valorizzato le capacità della gente veneta nei più vasti campi dell’attività umana, facendosi portatori dei valori fondamentali di questa terra. Negli anni si sono aggiunti altri due premi: uno dedicato alla Civiltà del Vino e l’altro, il Grosso d’Oro Veneziano, dedicato ai valori della solidarietà e del progresso civile nel mondo.
Si è spento il cardinale Eugenio Dal Corso, grande missionario nel nome di don Calabria

Monsignor Dal Corso era stato creato cardinale da papa Francesco nel 2019. Dopo la nomina era tornato in Angola, dove era stato vescovo, per fare il semplice cappellano nel piccolo villaggio di Caiundo. Da qualche anno viveva presso la Casa del Clero, dove si è spento domenica 20 ottobre in seguito ad un improvviso aggravamento delle condizioni di salute.
Nella serata di domenica 20 ottobre si è spento a Negrar (Verona) il cardinale Eugenio Dal Corso, religioso dell’Opera Don Calabria e vescovo emerito di Benguela, in Angola. Mons. Dal Corso, che aveva 85 anni, era stato creato cardinale da Papa Francesco il 5 ottobre 2019. Già da qualche anno si trovava ospite presso la Cittadella della Carità di Negrar, dove nei giorni scorsi le sue condizioni di salute si sono improvvisamente aggravate.
I funerali si svolgeranno giovedì 24 ottobre alle 14,30 nel duomo di Verona. Saranno celebrati dal vescovo mons. Domenico Pompili e trasmessi in diretta su Telepace.
IL MESSAGGIO DI DON MASSIMILIANO PARRELLA, CASANTE DELL’OPERA DON CALABRIA
“Monsignor Dal Corso è stato un vero uomo di Dio, un grande dono per l’Opera Don Calabria e per la Chiesa tutta – commenta don Massimiliano Parrella, attuale Casante dell’Opera – nei suoi tanti anni di missione è sempre stato vicino agli ultimi e ai dimenticati della terra. Anche dopo che è stato creato cardinale, ha voluto continuare a prestare servizio come cappellano in una parrocchia sperduta dell’Angola, una delle più povere dove c’era bisogno di sacerdoti per portare avanti il lavoro pastorale. Ed è particolarmente significativo che sia morto proprio nella giornata mondiale delle missioni, che si celebrava ieri. Lui che è stato un grande missionario, trascorrendo in missione la maggior parte della sua vita, dapprima in America Latina e poi nella sua Angola, Paese che ha tanto amato. Il cardinale Eugenio è stato un vero Povero Servo secondo lo spirito di don Calabria: un uomo che ha vissuto la povertà e il distacco totale dai beni materiali fino alla fine, e contemporaneamente un servo che ha donato tutto se stesso per la Chiesa e per l’Opera”.
Il Presidente e la Direzione della Cittadella della Carità, unitamente a tutti i collaboratori, partecipano al cordoglio dei familiari e dell’Opera Don Calabria e affidano all’Amore di Dio Padre il caro card. Dal Corso, la cui vita dedicata agli ultimi è stata “Vangelo vivente”, realizzazione in pienezza del carisma di San Giovanni Calabria.
Maggiori informazioni sulla vita e la missione del cardinale Dal Corso si possono trovare sul sito dell’Opera Don Calabria al seguente link: https://www.doncalabria.org/news/cardinale-eugenio-dal-corso-618/
* Foto di copertina realizzata l’8 ottobre 2019 in occasione dell’inaugurazione della Riabilitazione Ortopedica che è stata benedetta proprio dal cardinale Dal Corso.
Nascono i Poli universitari IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, sedi dell'Università di Verona

Le due nuove sedi didattico formative dell’Università di Verona in via San Marco, dove sono state realizzate tre aule per le lezioni frontali, e all’IRCCS di Negrar, per la formazione nei reparti dei futuri medici e infermieri. Martedì 15 ottobre lo storico taglio del nastro
Università di Verona e IRCCS Sacro Cuore Don Calabria avviano i poli di formazione universitaria di alcuni
Corsi di laurea della Macroarea di Scienze della vita e della Salute dell’Università scaligera.
L’ufficializzazione è avvenuta questa mattina con l’inaugurazione delle nuove aule a Verona, in via San Marco 121, uno dei poli universitari, l’altro è lo stesso Ospedale di Negrar che ospiterà i tirocini nei vari reparti individuati.
A tagliare il nastro della nuova struttura il Magnifico Rettore dell’Ateneo, Pier Francesco Nocini, il Direttore Generale della Ricerca con delega all’Università dell’IRCCS di Negrar, Mario Piccinini, insieme a fratel Gedovar Nazzari, come rappresentante legale dell’Opera Don Calabria.
All’evento erano presenti anche l’Amministratore Delegato dell’IRCCS di Negrar, Claudio Cracco, il Direttore Sanitario, Fabrizio Nicolis, il Direttore Generale dell’Università, Federico Gallo, il Delegato del Rettore alla Didattica, Federico Schena, il Presidente del Corso di Laurea magistrale in Farmacia, Cristiano Chiamulera, la Presidente del Corso di Laurea in Igiene Dentale, Nicoletta Zerman, e il Presidente dell’Esu di Verona, Claudio Valente.
Il professor Nocini, il dottor Piccinini e fratel Nazzari hanno firmato anche l’addendum alla convenzione del 13 dicembre 2022, il quale porta alla collocazione in via San Marco del Corso di laurea magistrale a ciclo unico di Farmacia e delle nuove sedi del Corso di laurea triennale in Igiene Dentale, del Corso di laurea magistrale biennale in Scienze delle professioni sanitarie e tecniche e del Corso di Laurea triennale in logopedia.
Nel polo universitario di Negrar, invece, saranno attivi i tirocini clinici curriculari delle Scuole di Specializzazione, dei Corso di laurea di Medicina e Chirurgia (IV-VI anno), Corso di laurea in Infermieristica (I-III anno).

Il polo universitario di via San Marco è stato realizzato al piano terra della palazzina D del complesso dove al piano superiore si trova una delle sedi del Centro Odontostomatologico dell’Ospedale, l’altra è all’IRCCS di Negrar.
All’interno del Centro, diretto dal dottor Stefano Orio, dallo scorso gennaio è operativa la Struttura autonoma di Odontoiatria infantile e igiene orale, diretta dalla professoressa Nicoletta Zerman docente di Odontoiatria Pediatrica e Odontoiatria Cosmetica e Estetica dell’Università di Verona nel corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria e del Corso di laurea in Igiene Dentale di cui è Presidente.
Una collocazione, quella delle aule, che viene incontro così alle esigenze didattico-formative degli studenti che si preparano nell’ambito delle cure dentali.
Le aule per le lezioni sono 3: rispettivamente da 116, 102 e 82 posti, dotate di tutti i dispositivi tecnologici necessario all’attività didattica.
L’area, di circa 600 mq, comprende anche quattro uffici dedicati al personale docente e amministrativo dell’ateneo e a fine mese sarà disponibile un ulteriore spazio dedicato allo studio. Inizialmente sono oltre 200 studenti che potranno usufruire di ambienti totalmente nuovi immersi in una zona verde, con ampia possibilità di parcheggio e raggiungibile facilmente anche con i mezzi pubblici.



“Quello che oggi celebriamo è un ulteriore, e storico, passaggio della collaborazione tra l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria e l’Università di Verona – ha sottolineato il dottor Piccinini – attraverso la quale intendiamo perseguire una sempre maggiore integrazione tra attività assistenziale, didattica e di ricerca. Questo polo universitario di Verona è stato realizzato per la formazione teorica degli studenti e teorico-clinica degli igienisti dentali, mentre il polo collocato all’Ospedale di Negrar è dedicato alla preparazione clinica, nelle varie unità operative, dei futuri medici, infermieri e specializzandi, che avranno l’opportunità di un’esperienza formativa accanto ad eccellenti professionisti e in un contesto con tecnologia all’avanguardia. Questo a vantaggio di tutta la comunità, perché più si ampliano e diversificano le opportunità formative, più avremo personale sanitario preparato. Di fatto siamo un ospedale di insegnamento e stiamo lavorando presso le istituzioni preposte, con il sostegno dell’Ateneo, per il riconoscimento ufficiale.

“Come avevo promesso alle nostre studentesse, ai nostri studenti, ai colleghi e alle colleghe dell’ateneo e all’intera comunità territoriale nel dicembre di due anni fa, alla sigla del primo accordo tra la nostra Università e l’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, – ha affermato il Magnifico Rettore Pier Francesco Nocini – abbiamo potenziato la rete formativa di alcuni corsi di laurea della Macroarea di Scienze della vita e della Salute e l’inaugurazione di oggi prosegue il percorso intrapreso. Vogliamo, infatti, che medici, infermieri, farmacisti, biologi e tecnici sanitari che prepariamo nella nostra Università garantiscano ai pazienti le migliori cure possibili. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo lavorato con impegno con l’obiettivo di poter realizzare un’integrazione concreta delle nostre attività formative, di ricerca e assistenziali con quelle di altre eccellenti realtà sanitarie come l’Irccs Sacro Cuore don Calabria. Sono sempre convinto che fare rete sia la strada maestra per il pieno raggiungimento degli obiettivi comuni, obiettivi che abbiamo condiviso in questi anni con l’Irccs di Negrar per migliorare i profili di cura dei nostri pazienti e per ottimizzare e rendere sempre più efficienti le risorse e potenzialità del nostro sistema sanitario regionale”.
Nella foto da sinistra a destra: il dottor Fabrizio Nicolis, direttore sanitario dell’IRCCS di Negrar, il dottor Federico Gallo, direttore generale dell’Università di Verona, il dottor Claudio Cracco, amministratore delegato dell’IRCCS di Negrar, il professor Cristiano Chiamulera, presidente del Corso di Laurea in Farmacia, la professoressa Nicoletta Zerman, presidente del Corso di laurea in Igiene dentale, il professor Pie Francesco Nocini, rettore dell’Università di Verona, il dottor Mario Piccinini, direttore generale della ricerca con delega all’Università dell’IRCCS di Negrar.
Dall'ospedale al rientro a casa: la presa in carico della persona con lesione midollare

Sabato 12 ottobre in Sala Perez è in programma un incontro organizzato dall’Unità Spinale del “Sacro Cuore” per parlare dei percorsi diagnostico-terapeutici e della continuità assistenziale tra ospedale e territorio nella presa in carico dei pazienti medullolesi dopo il rientro al proprio domicilio
Fare il punto sulla presa in carico della persona con lesione al midollo spinale e rafforzare la continuità assistenziale quando viene dimessa dall’ospedale e torna al proprio domicilio. Sono questi gli obiettivi dell’incontro intitolato “Percorsi diagnostico-terapeutici tra ospedale e territorio: la persona con lesione midollare”, in programma sabato 12 ottobre presso la Sala convegni “Fr. Francesco Perez” dell’IRCCS di Negrar (vedi programma). A organizzare l’evento è l’Unità Spinale del “Sacro Cuore”, che è uno dei tre centri di riferimento presenti in Veneto che associano una offerta riabilitativa per il trattamento sia delle lesioni midollari (Unità Spinale) che delle gravi cerebrolesioni acquisite (Neuroriabilitazione) – gli altri si trovano al San Bortolo di Vicenza e a Motta di Livenza.
Nel convegno sono previste due sessioni: la prima dedicata alla fase ospedaliera nella presa in carico di questi pazienti, mentre nella seconda si approfondirà la fase della cronicità, con le complicanze che possono verificarsi nel tempo, una volta tornati a casa, e il ruolo fondamentale dei medici di base e dei presidi territoriali nella gestione di tali situazioni. Per questo i principali destinatari dell’incontro sono proprio i Medici di Medicina Generale che lavorano sul territorio.

“Quando si verifica una lesione del midollo spinale, le problematiche che si presentano sono molto complesse e richiedono un trattamento presso strutture altamente specializzate – spiega il dottor Giuseppe Armani, direttore dell’Unità Spinale di Negrar – L’iter terapeutico ospedaliero dura in genere qualche mese, dopodichè il paziente torna a casa e inizia la sua nuova quotidianità”. Una quotidianità molto diversa da prima, dove si dovrà fare i conti con deficit motori e della sensibilità più o meno consistenti a seconda del livello neurologico e della completezza della lesione midollare: si parla di tetraplegia o paraplegia se la lesione midollare interesserà, rispettivamente, il midollo cervicale o dorso-lombare.
Dopo il rientro a domicilio le condizioni della persona con lesione al midollo spinale tendono a cronicizzarsi ed è a questo punto che possono presentarsi complicanze specifiche che richiedono una adeguata presa in carico da parte del territorio. “Tra le problematiche più frequenti possiamo avere le lesioni da pressione, le infezioni a carico dell’apparato urinario e più in generale difficoltà nella gestione dell’alvo e della vescica neurologici – prosegue Armani – disfunzioni legate alla spasticità oltre che a modifiche della sfera sessuale. In tutti i casi sono problemi che spesso vanno indagati e trattati in modo diverso rispetto ad altri pazienti, perché nel soggetto medulloleso bisogna tener presente degli esiti della disfunzione neurologica determinata appunto dalla lesione midollare. Per questo è importantissimo che il medico di medicina generale riconosca tali complicanze e sappia indirizzare il paziente in modo corretto. Ad esempio in ospedale sono presenti servizi dedicati, come l’ambulatorio per il trattamento della spasticità e l’ambulatorio di videourodinamica e rieducazione delle funzioni autonome, con personale dedicato, dove si può effettuare la valutazione e il trattamento della disfunzione urologica e intestinale; inoltre in questa sede viene eseguito lo studio della fertilità, si provvede alla ricarica degli infusori intratecali di baclofene e si effettuano visite di chirurgia plastica per le lesioni da pressione.
Il lavoro di sensibilizzazione sui problemi e sulle potenzialità delle persone con lesione midollare è portato avanti dall’Unità Spinale insieme al Galm (Gruppo Animazione Lesionati Midollari), un’associazione nata proprio a Negrar nel 1977 per rappresentare e tutelare a Verona i pazienti con lesione spinale e conseguente paraplegia o tetraplegia. Già due anni fa da tale collaborazione è nata la pubblicazione di un “agile” opuscolo informativo che contiene le principali informazioni per la gestione dei problemi specifici legati a questa patologia. Un vademecum viene dato alla persona durante il ricovero e un altro al momento della dimissione con l’indicazione di farlo recapitare al proprio medico di base.
L’Unità Spinale del “Sacro Cuore”, nata pressappoco 30 anni fa, accoglie annualmente circa 40 persone con lesione midollare da causa traumatica e non traumatica, che possono presentare caratteristiche di completezza o incompletezza. Tra le cause non traumatiche vi sono quelle vascolari, particolarmente ischemiche, quelle infettive e quelle secondarie a lesione espansiva. L’età media delle persone ricoverate si aggira sui 55 anni, in risalita rispetto ai primi anni quando era sui 45 anni. Il reparto è dotato di una terapia sub-intensiva che permette di accogliere anche pazienti che richiedono stretto monitoraggio delle funzioni vitali, anche con necessità di supporto della funzione respiratoria.
La presa in carico della persona ricoverata avviene in modo interprofessionale e interdisciplinare con fattiva sinergia tra Reparto-Unità Spinale e Servizio di Medicina Fisica e Riabilitativa.
Al fine di garantire percorsi univoci e strutturati alle persone dopo un evento acuto disabilitante, sia di origine midollare che cerebrale, è attiva da molti anni una procedura di presa in carico tra Azienda Ospedaliera di Verona, l’Ospedale di Negrar e l’Ulss 9; un medico esperto della Neuroriabilitazione-Unità Spinale di Negrar accede, con cadenza settimanale, alla Terapia Intensiva a indirizzo Neurologico e reparti di Neurochirurgia della A.O.U.I. di Verona per visitare le persone che sono state segnalate e proporne un percorso.
Qualità, precisione e sicurezza: nasce il Laboratorio di Farmacia Oncologica e Galenica Avanzata

Ambienti rinnovati e tecnologie innovative per garantire la massima qualità, in una logica di sterilità e precisione dei dosaggi, nella preparazione dei farmaci antitumorali e quindi la massima sicurezza per il paziente e per gli operatoriUna parte della struttura è dedicata all’allestimento dei tessuti umani impiegati negli impianti di chirurgia ortopedica. A inaugurare il nuovo Laboratorio in occasione della Festa di San Giovanni Calabria, l’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin
In occasione della Festa di San Giovanni Calabria, martedì 8 ottobre all’IRCCS di Negrar, l’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, ha inaugurato il Laboratorio di Farmacia Oncologica e Galenica Avanzata della Farmacia Ospedaliera, diretta dal dottor Roberto Tessari.

Si tratta del totale rinnovamento strutturale e tecnologico della precedente Unità Farmaci Antiblastici (UFA), dove già avveniva dal 2005 l’allestimento centralizzato delle terapie antitumorali per ogni singolo paziente. Una struttura all’avanguardia che implementa ulteriormente il percorso multidisciplinare del paziente oncologico del Cancer Center del Sacro Cuore Don Calabria. Inoltre la nuova struttura potrebbe diventare una preziosa opportunità formativa per i tirocinanti del Corso di Laurea in Farmacia dell’Università di Verona, alla cui nascita ha contribuito l’IRCCS di Negrar.
Ma il nuovo Laboratorio non si occuperà solamente dei farmaci oncologici. Una parte infatti è stata dedicata ad allestimenti particolarmente delicati e critici, come i tessuti umani per gli impianti di chirurgia ortopedica e le iniezioni intravitreali per il trattamento delle maculopatie degenerative, che da oggi trovano posto in ambienti dall’elevatissimo standard qualitativo e di sicurezza.
Al taglio del nastro erano presenti, oltre all’assessore Lanzarin e a tutta la Direzione dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, anche il direttore generale dell’ULSS9, Patrizia Benini, il suo direttore sanitario, Denise Signorelli, il direttore generale dell’Università degli Studi di Verona, Federico Gallo, il Presidente del Corso di Laurea magistrale a ciclo unico in Farmacia, Cristiano Chiamulera, il sindaco di Negrar, Fausto Rossignoli e il Presidente dell’Ordine dei Farmacisti, Federico Realdon.

La benedizione inaugurale è stata impartita dal Superiore Generale dell’Opera Don Calabria, don Massimiliano Parrella, che ha presieduto precedentemente la Messa.

“Per don Calabria l’ospedale è anche un luogo di incontro e di scambio, dove medici, infermieri, pazienti e familiari formano una comunità unita dalla solidarietà e dalla speranza. Un luogo dove la fede in Dio si traduce in opere concrete di misericordia e di sollievo per chi soffre”, ha affermato il presidente dell’IRCCS di Negrar, fratel Gedovar Nazzari. “Questo nuovissimo Laboratorio, così come tante altre piccole e grandi innovazioni del nostro ospedale, è espressione della cura e del rispetto per il paziente che don Calabria ci ha lasciato in eredità. Per questo ringrazio ancora una volta tutti coloro che hanno lavorato per realizzarlo e tutti i collaboratori dell’ospedale che ogni giorno si impegnano per trasformare in realtà il sogno del Fondatore.

“L’oncologia oggi offre molteplici opportunità terapeutiche che fino a pochi anni fa non erano disponibili – ha sottolineato l’Amministratore Delegato, Claudio Cracco – Farmaci che richiedono anche nell’allestimento sempre maggiore qualità, sicurezza e precisione per offrire al paziente terapie sempre più personalizzate. Questo nuova struttura è stata progettata e realizzata affinché il percorso – dal Laboratorio al “letto del paziente” – del farmaco e dei prodotti di galenica avanzata, in primis i tessuti, risponda ai più elevati standard qualitativi a beneficio assoluto del malato e del nostro personale e del personale che vi lavora E’ un Laboratorio che risponde alle esigenze di oggi, ma nello stesso tempo aperto al futuro, a tutto ciò che la tecnologia potrà offrire in questo ambito ed a eventuali collaborazioni con il territorio”.

“Il nuovo Laboratorio di Farmacia Oncologica e Galenica Avanzata supera il tradizionale concetto di Unità Farmaci Antiblastici, per dare vita a un sistema di gestione completa delle terapie oncologiche: dall’acquisto del farmaco, all’allestimento delle terapie personalizzate, al controllo del prodotto, fino alla somministrazione al “letto del paziente” – ha spiegato il dottor Roberto Tessari, direttore della Farmacia Ospedaliera -. Un sistema pensato e realizzato per garantire la massima qualità, in una logica di sterilità e precisione dei dosaggi, nella preparazione dei farmaci antitumorali e quindi la massima sicurezza per il paziente e per gli operatori, tecnici di laboratorio e farmacisti, che ogni giorno manipolano dalle 10 alle 15 sostanze intrinsecamente pericolose. La nuova struttura si distingue per una forte aderenza alla normativa europea, obbligatoria per l’industria farmaceutica, ma difficilmente applicabile in toto nelle farmacie ospedaliere. Il modello creato a Negrar – ha proseguito – si contraddistingue per l’impiego di tecnologie avanzate, informatizzazione del processo dell’allestimento, il monitoraggio in tempo reale delle operazioni, l’adozione dei flussi di lavoro “paperless”, attraverso monitor touchscreen integrati nelle cappe a flusso laminare, e specifiche procedure per garantire un’efficiente strategia del controllo della contaminazione microbica”.

“Il fatto di avere un’attenzione non solo per le terapie che si preparano ma anche per la sicurezza dei dipendenti è un aspetto che valorizza un’istituzione oltre ad essere un dovere per il datore di lavoro”, ha sottolineato il direttore generale dell’ULSS 9, Patrizia Benini. “Attualmente stiamo collaborando con l’IRCCS di Negrar per erogare un servizio di eccellenza in grado di rispondere alle esigenze dell’area veronese. Non precludo altre tipologie di collaborazione, perché è necessario essere sempre ‘sul pezzo’ in questa sanità che si muove in tempi rapidi”.

“Quella di oggi è una sanità che va sempre più veloce, che deve sempre più mettere insieme la parte professionale, e quindi le competenze del ‘capitale umano’, con la tecnologia come accade in questo nuovo Laboratorio – ha detto l’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin– L’investimento continuo in innovazione che sta facendo questo Ospedale è fondamentale per la diagnosi precoce delle malattie e per offrire trattamenti sempre meno invasivi, siano essi terapie erogate da macchinari di ultima generazione o farmaci, come molti di quelli allestiti in questa struttura, che abbiano meno ricadute possibili sulla qualità di vita dei pazienti. Oggi il sistema sanitario è in sofferenza – ha sottolineato – a causa di una molteplicità di fattori. Il Veneto riesce a rispondere alla domanda di salute della popolazione, grazie a un sistema che si basa sulla sanità pubblica, accanto alla quale lavora in modo complementare un privato accreditato di qualità, come l’IRCCS di Negrar. Con questa amministrazione regionale il privato accreditato è cresciuto e partecipa a creare soluzioni alle criticità che sta vivendo la nostra Sanità, in generale. Perché credo che solo con una visione partecipata pubblico-privato possiamo rispondere al bisogno di salute e le sfide che la sanità ci pone davanti”.

Locali classificati con progressivo gradiente di pulizia dell’aria; assenza di materiale cartaceo (paperless); armadi per la vestizione nelle zone filtro con flussi d’aria aspiranti; predisposizione a sistemi di tracciamento dei farmaci, dal Laboratorio al “letto del paziente”, che sfruttano i campi elettromagnetici (tecnologia Rfid- Radio Frequency Identification); varchi di passaggio dei prodotti da una stanza all’altra (pass box) dotati di flussi d’aria decontaminante, strettissime procedure operative, e molto altro, fanno di quello dell’IRCCS di Negrar uno dei Laboratori di Farmacia Oncologica e Galenica Avanzata più innovativi in Italia.

Il cuore della nuova struttura – che si estende per 180 mq di cui 50 adibiti a spazi tecnici – sono i due locali nei quali sono collocate le 4 cappe a flusso laminare. Due cappe, presenti nel primo locale, sono dedicate alla manipolazione esclusiva degli antiblastici, cioè al frazionamento e/o alla diluzione dei chemioterapici (ma non solo), provenienti dall’industria farmaceutica, in base alla terapia prescritta dall’oncologo per ogni paziente. Una terza cappa, situata nel secondo locale, è riservata all’allestimento dei tessuti per gli impianti di chirurgia ortopedica. Si tratta di menischi, legamenti, segmenti ossei, cartilagini umane forniti dalla Banca dei Tessuti di Treviso a -80°C.

Con una procedura messa a punto dalla Farmacia Ospedaliera, e validata dalla stessa Banca, i tessuti sono sottoposti a scongelamento, lavati dalle sostanze crioconservanti e messi in contenitori con soluzione fisiologica sterile, pronti per essere impiegati nell’intervento. L’allestimento “sotto cappa”, anziché direttamente in sala operatoria, è una garanzia di sterilità, quindi di sicurezza per il paziente. Inoltre viene minimizzato il rischio di possibili sprechi, in quanto il personale di laboratorio della Farmacia prepara i tessuti solo dopo conferma da parte dei clinici della certezza d’impiego, con importanti risvolti anche dal punto di vista etico (sono tessuti umani frutto di donazioni). La quarta cappa, presente sempre nel secondo locale, è dedicata alla preparazione delle terapie oncologiche ancillari (cortisone, antiemetici…) e delle iniezioni intravitreali per il trattamento delle maculopatie degenerative.
Locali con differenti e progressivi gradienti di pulizia dell’aria
La sterilità di un farmaco è la prerogativa principale per assicurare la massima qualità e sicurezza per il paziente, soprattutto per quello oncologico che può spesso trovarsi in una condizione di immunodepressione.
La sterilità del prodotto allestito nel nuovo Laboratorio, è garantita dal progressivo gradiente di pulizia dell’aria che caratterizza i cinque ambienti di cui è composta la nuova struttura: si va da locali in classe D, passando dalla C, fino ai due locali in classe B. In quest’ultimi si trovano le cappe a flusso laminare, sotto le quali è garantita la sterilità del prodotto (classe A). Lo scopo di questa progressione crescente è quello di minimizzare il rischio di contaminazioni microbiologiche.
Per rendere immediatamente riconoscibili agli operatori le diverse classi di pulizia dell’aria, e quindi l’idonea vestizione di cui devono essere provvisti, i pavimenti dei locali hanno colori differenti.
La progressiva pulizia dell’aria è ottenuta per mezzo di filtri, definiti assoluti, perché abbattono insieme alle micro-polveri la carica batterica e microbica. Inoltre si basa su un raffinato equilibrio di pressioni tra un locale e l’altro, tale da impedire che l’aria “meno pulita” entri in zone con pulizia superiore, e impedendo che l’aria della zona di allestimento dei preparati antiblastici possa uscire ed entrare nelle aree dove gli operatori sono meno protetti dal rischio di contaminazione da chemioterapici. Concorrono al mantenimento del progressivo gradiente di pulizia dell’aria anche il sistema di interblocco delle porte presente in ogni locale del laboratorio (la seconda porta non si apre se non è chiusa la prima). Infine il passaggio del materiale da un locale all’altro avviene attraverso pass box dotati di flussi di aria in classe A.
Laboratorio “paperless”
Sempre nella logica di abbassare il rischio di contaminazioni dell’aria, il Laboratorio è stato pensato con percorsi paperless, cioè all’interno delle stanze non viene introdotto nessun documento cartaceo. Sotto cappa sono stati collocati degli schermi touchscreen appositamente progettati per i campi sterili sui quali appaiono le istruzioni per l’allestimento dello specifico preparato galenico. Un sistema digitale che ha anche il pregio di abbattere il rischio di distrazione dell’operatore, rischio che sarebbe invece favorito dalla presenza di materiale cartaceo da consultare.
Tecnologia di tracciamento RFid
Da oltre 20 anni la Farmacia Ospedaliera del Sacro Cuore Don Calabria possiede un sistema che consente di tracciare il percorso di qualsiasi farmaco o dispositivo all’interno dell’ospedale, un tracciamento basato su codici a barre destinati alla lettura per mezzo di un sensore a scansione, che sarà presto sostituito. Il nuovo Laboratorio infatti è stato predisposto per la tecnologia RFID (tecnologia Rfid- Radio Frequency Identification) che sfrutta i campi elettromagnetici. Ogni singola preparazione sarà dotata di un microchip integrato che potrà essere rilevato da sensori distribuiti nell’area ospedaliera. Un sistema finalizzato a diminuire ulteriormente il rischio di errori di somministrazione, in quanto riduce il ruolo della componente umana nel processo di tracciamento.
Carisma, professionalità e tecnologia al centro del quarto incontro degli ospedali calabriani

C’era anche una delegazione del “Sacro Cuore” all’incontro degli ospedali dell’Opera Don Calabria che si è svolto dal 18 al 20 settembre in Angola. Insieme ai rappresentanti dei nosocomi di Luanda, Marituba e Manila si è parlato di “ospedale del futuro” e della grande sfida di coniugare carisma, professionalità e tecnologia nei vari contesti in cui operano le strutture calabriane.
Sono circa 50 i partecipanti al quarto incontro internazionale del Sistema Sanitario Calabriano, provenienti dalle strutture sanitarie dell’Opera Don Calabria di Negrar (Italia), Luanda (Angola), Marituba (Brasile) e Manila (Filippine). L’evento si è svolto nella capitale angolana dal 18 al 20 settembre, con organizzazione a cura dell’ospedale “Divina Providência” di Luanda e della locale Delegazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza.
Per l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria hanno partecipato in presenza il presidente fratel Gedovar Nazzari, il dr. Davide Brunelli, vicedirettore sanitario, il coordinatore amministrativo Stefano Bellomi e fratel Maicon Bartelle, dell’Ufficio Formazione. Inoltre sono intervenuti attraverso collegamento da remoto l’amministratore delegato Claudio Cracco e il responsabile dell’ingegneria clinica Pierluigi Beverari. Tra gli organizzatori anche il dr. Claudio Bianconi, responsabile dei progetti sanitari internazionali dell’IRCCS.
Il tema dell’incontro era il seguente: “L’Ospedale calabriano all’altezza dei tempi: carisma, professionalità, tecnologia”. Il convegno è stato aperto dal Casante don Massimiliano Parrella e ha visto nella parte iniziale il saluto di Cristiano Gallo, ambasciatore italiano in Angola, e del dr. Carlos Alberto Pinto de Sousa, segretario di stato per la salute pubblica. Nella prima giornata molto spazio è stato dedicato alla presentazione della realtà sanitaria angolana e del lavoro che viene effettuato all’ospedale Divina Providência di Luanda. Molto interessante l’intervento del dr. Paolo Cattaneo, del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali di Negrar, il quale ha presentato la ricerca sulla farmacoresistenza alla tubercolosi che viene portata avanti in collaborazione tra IRCCS e HDP. Nel pomeriggio il Casante ha approfondito il tema dell’approccio al malato dal punto di vista del carisma di san Giovanni Calabria.
Il focus della seconda giornata ha riguardato l’ospedale del futuro, con relazioni che hanno insistito sulle novità che nel giro di pochi anni rivoluzioneranno la sanità dal punto di vista organizzativo e tecnologico: digitalizzazione e telemedicina, nuovi macchinari, intelligenza artificiale… Sono grandi sfide per tutti, ma che offrono notevoli opportunità di progresso nell’assistenza ai malati anche nei contesti più poveri. In chiusura di giornata è stato molto significativo l’intervento del prof. Fernando Figueiras, direttore dell’Istituto di Medicina Integrale del Pernambuco, ente che si occupa di formazione in campo sanitario e che ha avviato una collaborazione con il Sistema Sanitario Calabriano.
L’ultima giornata ha visto un momento di presentazione e confronto tra i direttori dei quattro ospedali calabriani. Un’occasione utile per conoscere la realtà, le problematiche e le possibili sinergie. Proprio la possibilità di collaborare e migliorare l’assistenza al malato nell’ottica del carisma di don Calabria rappresenta l’obiettivo principale del Sistema Sanitario Calabriano. Da questo punto di vista l’incontro di Luanda ha rappresentato una tappa importante di un percorso che la Congregazione porterà avanti nei prossimi anni coinvolgendo sempre di più il personale dei quattro ospedali.
HDP di Luanda
L’ospedale Divina Providência di Luanda, fondato nel 1994, si trova in un quartiere molto povero e popoloso alla periferia di Luanda. E’ composto da 5 posti di salute esterni dove sono erogate prestazioni ambulatoriali e da una unità centrale dove vengono inviati i casi più complessi e bisognosi di ricovero. I posti letto sono più di 100, distribuiti tra pediatria, medicina generale, centro nutrizionale terapeutico e reparto tbc. I ricoveri nel 2023 sono stati 3.313 con oltre 40mila vaccini somministrati, soprattutto a bambini, e 150mila visite. Di particolare rilievo il padiglione dedicato ai malati di tubercolosi e HIV, ai quali viene fornita quotidianamente la terapia.
LA SINTESI FILMATA DELL’INCONTRO
(A cura dell’Ufficio Comunicazione HDP Luanda)
LE INTERVISTE
1
Addio don Adelio Tomasin, vescovo emerito in Brasile ed ex Casante dell'Opera Don Calabria

Monsignor Tomasin è morto lunedì 30 settembre a Quixadà, in Brasile, dove era vescovo emerito. Era religioso dell’Opera Don Calabria, di cui è stato Casante dal 1972 al 1984. Da giovane aveva conosciuto bene don Calabria ed era rimasto profondamente colpito dal suo carisma. Nel 1959 era stato tra i primi Poveri Servi a partire per le missioni in Uruguay.
Lunedì 30 settembre è morto in Brasile mons. Adelio Tomasin, vescovo emerito di Quixadà e religioso dell’Opera Don Calabria, di cui è stato Superiore Generale dal 1972 al 1984. Mons. Tomasin aveva 94 anni e già da qualche tempo si trovava in precarie condizioni di salute. Originario di Montegaldella (Vicenza), all’età di 12 anni è entrato come studente nella casa di don Giovanni Calabria. Ha conosciuto bene il fondatore dell’Opera, rimanendo profondamente colpito dal suo carisma basato sull’abbandono alla Provvidenza e sulla vicinanza ai più poveri. Ha fatto la prima professione religiosa nel 1951 a San Zeno in Monte (Verona) e nel 1955 è stato ordinato prete.
Mons. Tomasin è stato uno dei primi missionari dell’Opera a partire da Verona per l’Uruguay, nel 1959 (vedi foto nella gallery). Tre anni dopo ha aperto la prima missione in Brasile, a Porto Alegre, fondando una scuola professionale tuttora presente e radicata sul territorio. Dopo un’esperienza in Nigeria, è rientrato in Italia dove nel 1972 è stato eletto Casante dell’Opera, terzo successore di don Calabria. Ha mantenuto l’incarico per 12 anni, dando un forte slancio allo sviluppo missionario e al consolidamento della Congregazione.
Da Casante ha accompagnato anche alcune importanti tappe nello sviluppo della Cittadella della Carità di Negrar. Proprio nel 1972, infatti, il Ministero della Sanità aveva decretato l’equiparazione del “Sacro Cuore” e del “Don Calabria” agli ospedali pubblici. Inoltre fu lui a presiedere le celebrazioni per il 50° anniversario dell’ospedale e nell’occasione pose insieme a don Luigi Pedrollo la prima pietra della nuova ala sud nel 1983 (vedi foto qui sotto). Sempre in quegli anni venne costruita Casa Perez, poi inaugurata nel 1984.
Terminato il mandato da Casante, nel 1988 papa Giovanni Paolo II lo ha nominato vescovo della diocesi di Quixadà, nello stato brasiliano del Cearà, in una zona particolarmente povera nel nord-est del Paese. Qui mons. Tomasin si è prodigato per i più fragili, coinvolgendo in questa opera di aiuto anche tante persone dall’Italia che lo hanno sempre sostenuto. Tra le sue iniziative, da citare in particolare l’impegno in ambito culturale ed educativo, con la fondazione di tre atenei che hanno trasformato Quixadà in una città universitaria, offrendo opportunità di formazione e occupazione per tanti giovani. Anche dopo aver dato le dimissioni per raggiunti limiti di età, nel 2007, è rimasto in Brasile e ha continuato nel suo impegno in campo pastorale, educativo e sociale.
“Don Adelio era una persona davvero innamorata del carisma di san Giovanni Calabria – dice don Massimiliano Parrella, attuale Casante dell’Opera – era una persona che guardava sempre avanti, proiettata nel futuro. Aveva una grande fiducia nella cultura come mezzo per promuovere i giovani e per far progredire la società. Anche prima di essere vescovo, quando era Casante e prima ancora missionario, ha sempre avuto questo slancio verso il futuro e verso i più poveri. Uno slancio che ha dato un grande impulso allo sviluppo dell’Opera di don Calabria fuori dai confini di Verona negli anni Settanta e Ottanta”.
Il defibrillatore "salvavita" che si indossa come un giubbetto
Un corpetto in grado di salvare le persone a rischio di arresto cardiaco. Si tratta del defibrillatore indossabile, una versione innovativa del dispositivo impiantabile che ha il compito di erogare uno shock elettrico quando registra un’aritmia cardiaca potenzialmente fatale o un vero e proprio arresto del cuore. La Cardiologia dell’IRCCS di Negrar lo utilizza temporaneamente per quei pazienti che, seppur critici, potrebbero recuperare attraverso terapia farmacologica una funzione cardiaca tale da non dover necessitare dell’impianto definitivo di un defibrillatore.
“Sono in genere persone affette da recentissimo infarto miocardico oppure da cardiopatia dilatativa o da scompenso cardiaco con severa perdita della funzione contrattile del cuore”, spiega il direttore Giulio Molon. “Una categoria particolare sono i pazienti reduci da infarto acuto con grave danno cardiaco per i quali, secondo le linee guida internazionali, non è indicato l’impianto del defibrillatore nei primi 40 giorni dopo la diagnosi – prosegue – Trascorso questo periodo il paziente viene rivalutato e se la contrattilità cardiaca non ha avuto un decisivo recupero viene avviato ad impianto di defibrillatore. Senza la disponibilità del defibrillatore indossabile questi pazienti sarebbero costretti ad una prolungata degenza ospedaliera sotto stretto monitoraggio, invece possono condurre una vita del tutto normale”.
Il defibrillatore indossabile è costituito da un corpetto di stoffa all’interno del quale sono inserite tre piastre, due posteriori e una anteriore, quest’ultima posizionata sotto l’emitorace sinistro. Il tutto è collegato al defibrillatore vero e proprio che registra l’attività cardiaca ed è in grado di erogare la scossa elettrica in caso di necessità attraverso, appunto, le piastre. Grande quanto una borsetta, da portare a tracolla o in cintura, è fondamentale che il dispositivo venga indossato per tutto l’arco della giornata, ad eccezione del momento del bagno o della doccia. Le due batterie, intercambiabili, si ricaricano come un comune cellulare.
“Quando il defibrillatore intercetta l’aritmia – continua il dottor Molon – emette un allarme sonoro e una vibrazione. Se il paziente è cosciente, egli stesso interrompe autonomamente la terapia, schiacciando i due pulsanti situati sul defibrillatore. Se invece ha perso conoscenza, il defibrillatore eroga la scossa elettrica per risolvere l’aritmia. Con questo sistema il rischio che l’apparecchio possa emettere una scarica senza che sia necessario è veramente bassissimo”. Un’ulteriore sicurezza è data dal collegamento in telemetria. “Il defibrillatore è inoltre controllabile da remoto, esattamente come un defibrillatore impiantabile, e questo è utile perché possiamo sapere se ci sono problemi tecnici o erogazione di scariche, ma anche se il paziente lo utilizza per un tempo inferiore a quello che dovrebbe; ovviamente in entrambi questi casi interveniamo, contattando il paziente telefonicamente oppure invitandolo ad un controllo in ospedale per chiarire questi problemi”
Ogni anno sono molti i pazienti che si rivolgono alla Cardiologia dell’IRCCS di Negrar per anomalie elettriche o rischio di aritmie potenzialmente pericolose. Nel 2023 sono stati effettuati 70 impianti di defibrillatori e 239 di pace maker.
Un progetto per due centri di riabilitazione in Ucraina con il supporto del "Sacro Cuore"

Tre operatori del “Sacro Cuore” sono stati in Ucraina, nella regione di Ivano Frankivs’k, per un progetto di cooperazione sanitaria finanziato dal Ministero degli Esteri italiano. Obiettivo del progetto è accompagnare l’apertura di due centri di riabilitazione nel Paese martoriato dalla guerra. Ecco il racconto di ciò che hanno trovato…
Realizzare due nuovi centri riabilitativi nella regione di Ivano Frankivs’k, in Ucraina, promuovendo la formazione del personale locale e fornendo una consulenza per l’acquisto degli ausili necessari. E’ questo l’ambizioso obiettivo del progetto “Health care for safety and rehabilitation” finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che vede come capofila l’associazione Missione Calcutta di Bergamo in collaborazione con Focsiv e come partner tecnico l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.
Nell’ambito di questa iniziativa lo scorso 2 luglio si sono recati in Ucraina la dottoressa Elena Rossato e Massimo Mengalli, rispettivamente direttore e coordinatore della Riabilitazione a Negrar, e il dottor Claudio Bianconi, responsabile per i progetti internazionali del Sacro Cuore. I tre hanno visitato le strutture dove sorgeranno i nuovi reparti di riabilitazione, ossia la clinica diocesana “St. Luke” di Ivano Frankivs’k e l’ospedale pubblico di Yasynia, nella vicina regione della Transcarpazia, dove si trovano molti sfollati fuggiti dalle zone del fronte in cui imperversa la guerra con la Russia.
Il viaggio è servito per incontrare il personale locale e i partner di progetto, per vedere gli spazi e valutare quali siano le apparecchiature da acquistare per i nuovi reparti. Si è parlato di revisione dei percorsi formativi in riabilitazione per il personale tecnico e medico anche in un incontro con il rettore dell’università di Ivano- Frankiv’s e con la titolare della locale cattedra di Medicina Fisica e Riabilitazione.
La trasferta a Ivano Frankivs’k rientra fra le azioni svolte dal Sacro Cuore nel farsi carico della supervisione del processo di apertura dei due reparti di riabilitazione e della formazione online e in presenza di medici e fisioterapisti. Già nel mese di giugno era arrivato a Negrar un primo gruppo di quattro medici dalla St. Luke Clinic per svolgere un periodo di conoscenza e formazione. Poi a luglio sono arrivati 4 fisioterapisti ucraini che hanno svolto un tirocinio presso il reparto di Medicina Fisica e Riabilitazione del “Sacro Cuore”, cui si aggiungeranno altri 4 fisioterapisti e 2 medici a settembre. Ulteriori due fisioterapisti e due medici arriveranno invece a novembre.
L’apertura dei due nuovi reparti di riabilitazione è prevista per il prossimo ottobre alla clinica St. Luke e a febbraio del prossimo anno all’ospedale di Yasynia. Una volta avviati i reparti ci sarà un’altra visita da parte del personale di Negrar per completare il lavoro di supervisione e tutoraggio.
Nei giorni scorsi abbiamo incontrato la dottoressa Rossato, il dottor Bianconi e il coordinatore Mengalli e abbiamo posto loro alcune domande sull’esperienza vissuta in Ucraina all’inizio di luglio…
Che realtà avete trovato negli ospedali visitati?
Dallo scoppio della guerra, nel 2022, l’attività della riabilitazione si è quasi del tutto orientata sul trattamento e il recupero dei soldati feriti al fronte. Di conseguenza è molto difficile accedere alla riabilitazione per i tanti pazienti affetti da altre patologie, ad esempio neurologiche. Senza dimenticare che già prima c’erano delle difficoltà oggettive in questo campo.
Quali difficoltà?
Da quanto abbiamo potuto vedere e conoscere, la riabilitazione in passato era una disciplina poco considerata in ambito medico qui in Ucraina. Solo da pochi anni esistono percorsi specifici per la formazione di fisioterapisti e fisiatri. In precedenza ad occuparsi della riabilitazione era il medico specialista per la patologia del paziente, ad esempio l’ortopedico per chi aveva patologie ortopediche o il neurologo per chi aveva patologie neurologiche ma non esistevano delle vere prese in carico della disabilità.
Quali sono le sfide di questo progetto?
La prima sfida è quella di promuovere un cambiamento culturale nel modo di guardare alla riabilitazione. Non si tratta solo di somministrare esercizi a un paziente malato, ma di pianificare percorsi di reinserimento e di ritorno ad una qualità di vita che sia la migliore possibile. E in questo processo il paziente deve essere parte attiva del recupero, così come i suoi familiari. Sono aspetti che in Italia diamo per assodati, ma che nel contesto ucraino vanno consolidati. Tra l’altro questo approccio si riflette anche nell’organizzazione negli ambienti e nella scelta degli ausili.
E per quanto riguarda i feriti di guerra?
Questa è sicuramente l’emergenza del momento che assorbe moltissime energie al personale sanitario. Si possono osservare traumi di ogni natura compresi gravi traumi psicologici a cui bisogna far fronte se si vuole ottenere una riabilitazione efficace. Tra le principali problematiche fisiche vi sono le amputazioni che possono interessare più arti e per le quali va pensato anche un percorso di protesizzazione efficace per tornare ad avere una buona qualità di vita.
Nella vita quotidiana si percepisce che il Paese è in guerra?
La zona di Ivano Frankivs’k è lontana dal fronte, tuttavia si percepisce chiaramente che il Paese è in guerra. Mentre eravamo là per ben due volte è suonato l’allarme aereo, anche se poi per fortuna non sono cadute bombe. Appena si esce dalla città ci sono molti check point dove soprattutto la popolazione ucraina viene continuamente controllata. La corrente elettrica va e viene e spesso alla sera il buio è totale. La gente va avanti lo stesso e cerca di vivere normalmente anche se non ci sono prospettive concrete di ripartenza.
Cosa vi ha colpito di più?
Le lunghe file di foto dei caduti al fronte. A Ivano Frankivs’k c’è un’intera via con questi grandi manifesti, ma in ogni paese e villaggio si trovano piazze e luoghi dedicati alla memoria dei giovani soldati morti.



































