Nuova missione dell'Opera Don Calabria in Guinea Bissau

Una comunità dell’Opera Don Calabria è presente da alcune settimane nella città di Buba, in Guinea Bissau. La nuova missione è stata aperta ufficialmente l’8 febbraio e i primi religiosi sono partiti il 10 febbraio,  accompagnati dal Casante don Massimiliano Parrella. Tra le attività previste, oltre alla parrocchia, anche una scuola professionale agraria.

Da alcune settimane l’Opera Don Calabria, di cui fa parte anche l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, ha aperto una nuova missione in Guinea Bissau, nella diocesi di Bafatà in cui da alcuni anni sono presenti anche i missionari fidei donum della diocesi di Verona. L’apertura ufficiale è stata lo scorso 8 febbraio, quando il Casante don Massimiliano Parrella ha celebrato a San Zeno in Monte la Messa di invio della prima comunità religiosa calabriana in Guinea, composta dal brasiliano don Luciano Gervasoni e dall’angolano fratel Miranda Andrè Bambi.

I due missionari sono partiti per Bissau il 10 febbraio e per i primi 20 giorni della loro permanenza è rimasto con loro anche il Casante. La comunità dell’Opera è ospitata attualmente nella casa dei sacerdoti diocesani a Buba, una cittadina di circa diecimila abitanti dove i religiosi stanno studiando il creolo, cioè la lingua derivante da una commistione tra il portoghese e alcune lingue locali, che viene usata dalla maggior parte della popolazione anche se la lingua ufficiale è il portoghese.

 

I due missionari dell’Opera davanti alla scuola agraria di Buba

L’inserimento nella realtà locale sta avvenendo in modo molto graduale. Dopo questa prima fase a Buba, nei prossimi mesi la comunità dovrebbe stabilirsi nel villaggio di Fulacunda dove si lavorerà per avviare una parrocchia. A Buba invece verrà presa in gestione dai missionari una scuola agraria della diocesi. Altre attività di assistenza potrebbero essere avviate a Tite, villaggio a circa 30 chilometri da Fulacunda. Si tratta di un contesto estremamente povero, sia dal punto di vista sociale che sanitario, educativo e pastorale.

Nella lettera con cui ha annunciato l’apertura della missione, il Casante ha ricordato che

«La nuova missione sarà intitolata a Maria, Padrona dell’Opera e Madre della Provvidenza, con il titolo di Missione “Nossa Senhora da Natividade” per la riconciliazione e la Pace, a ricordo della prima presenza cristiana nell’Africa Occidentale: i primi missionari portoghesi arrivarono in Guinea Bissau nel 1660 e la prima chiesa in questa terra fu così, appunto intitolata.

In questo travagliato momento storico mondiale, intendiamo affermare, secondo lo spirito del “buseta e taneta”, che la riconciliazione fra i popoli e la Pace si ottengono solo con l’impegno a cercare il santo Regno di Dio là dove non c’è nulla da ripromettersi…».

La Guinea Bissau è il terzo Paese africano in cui è presente l’Opera, dopo l’Angola e il Kenya. Le comunità calabriane sono presenti inoltre in Europa (Italia, Romania e Portogallo), America Latina (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Repubblica Dominicana), Asia (India e Filippine), Oceania (Papua Nuova Guinea).


Una risonanza magnetica per l'ospedale dell'Opera Don Calabria in Amazzonia

Sabato 17 febbraio è stata inaugurata la risonanza magnetica all’ospedale Divina Provvidenza di Marituba, in Brasile. Un grande sogno che si realizza, andando a completare una radiologia diagnostica d’avanguardia nella struttura calabriana situata in Amazzonia. E anche in questa occasione si è confermato uno stretto legame tra Marituba e l’IRCCS di Negrar.

Una risonanza magnetica per l’ospedale Divina Provvidenza di Marituba, struttura sanitaria dell’Opera Don Calabria a 20 chilometri da Belem, nella regione amazzonica del Brasile. Sembrava un sogno irrealizzabile, sia per i costi sia per le difficoltà tecniche legate al contesto socio-economico particolarmente difficile in cui l’ospedale è inserito. Eppure grazie al sostegno dei benefattori dall’Italia (in particolare il Comitato San Giovanni Calabria e l’associazione Amici di mons. Pirovano di Erba) e al lavoro di molte persone, il sogno è diventato realtà e la moderna apparecchiatura è stata inaugurata lo scorso 17 febbraio con una solenne celebrazione presieduta dall’arcivescovo di Belem, mons. Alberto Taveira Corrêa.

“Questa risonanza è il frutto di una programmazione iniziata nel 2016, quando abbiamo messo in rete gli ospedali della Congregazione creando il sistema sanitario calabriano e mettendo a punto un piano di sviluppo per ognuno di essi”, ha detto fratel Gedovar Nazzari, presidente del “Sacro Cuore” e presente a Marituba in veste di economo generale dei Poveri Servi della Divina Provvidenza.

 

L’equipe della risonanza di Marituba insieme al personale arrivato da Negrar
IL LEGAME TRA MARITUBA E NEGRAR

Anche in questa occasione, come altre volte in passato, si è confermato uno stretto legame tra l’IRCCS di Negrar e l’ospedale di Marituba. Infatti nei giorni precedenti l’inaugurazione si sono recati in Amazzonia il dottor Alberto Beltramello, neuroradiologo del Sacro Cuore, e i tecnici Thomas Mignolli e Marco Antolini che hanno affiancato il personale locale impegnato a conoscere la risonanza e scoprirne appieno le potenzialità diagnostiche. Inoltre all’inaugurazione erano presenti il dottor Claudio Bianconi, già primario di Neurologia a Negrar e ora referente per i progetti sanitari internazionali dell’Opera, e il dottor Carlo Pomari, responsabile della Pneuomologia del Sacro Cuore, entrambi da lungo tempo impegnati nella collaborazione con la struttura di Marituba.

CARATTERISTICHE TECNICHE DELLA RISONANZA

La risonanza magnetica installata al Divina Provvidenza presenta alcune caratteristiche di particolare rilievo. Anzitutto il tubo di scansione misura 80 centimetri di diametro, il più largo esistente al mondo, garantendo così una minore sensazione di claustrofobia per chi ne soffre e soprattutto permettendo l’uso anche a persone con problemi di obesità (il lettino integrato sopporta un peso fino a 320 kg). In secondo luogo la risonanza è integrata con un software di Intelligenza Artificiale che garantisce una altissima qualità e precisione delle immagini. Infine da non trascurare il fatto che tale modello di risonanza è stato scelto anche per la capacità di far fronte in modo efficiente a cali improvvisi di tensione o blackout che nella zona sono piuttosto frequenti.

UNA RADIOLOGIA DIAGNOSTICA ALL’AVANGUARDIA

“L’arrivo della risonanza ci permette di completare la radiologia diagnostica dell’ospedale – ha sottolineato Terezinha Botelho, ingegnere che ha progettato l’infrastruttura che accoglie la risonanza – per noi è un grande dono e ci permetterà di aiutare molte persone povere con diagnosi più precise e tempi di attesa ragionevoli, affrontando anche casi di maggiore complessità. La previsione è di arrivare a effettuare oltre trenta esami al giorno”. Un concetto ribadito anche dal presidente dell’ospedale, don Alves Tchilunda: “La risonanza ci fa fare un salto di qualità nella diagnosi soprattutto nel campo della traumatologia e della neurochirurgia, che sono due ambiti molto rilevanti per il nostro ospedale”.

Durante l’inaugurazione c’è stato un collegamento web con il Casante, impegnato in questi giorni in Guinea Bissau, il quale ha rivolto un messaggio di saluto al personale dell’ospedale e a tutti i presenti. Alla cerimonia c’era inoltre il Delegato dell’Opera in Brasile, don Jaime Bernardi;  in rappresentanza del Comitato San Giovanni Calabria era presente l’imprenditore Giorgio Zocca, insieme ai già citati dr. Bianconi e dr. Pomari, mentre per lassociazione Amici di mons. Aristide Pirovano di Erba (Como) c’era la presidente Rosanna Pirovano.

 

L’ingresso dell’ospedale di Marituba
IL SISTEMA SANITARIO CALABRIANO

L’ospedale “Divina Providência”, fondato nel 1997, oggi è punto di riferimento per circa 30 comuni alla periferia di Belem. Ha una capacità di 120 posti letto ed è convenzionato con il “Sistema Único de Saúde” brasiliano, l’equivalente in Italia del Servizio Sanitario Nazionale. La struttura si sviluppa su sei edifici per un totale di quasi 80mila metri quadri. L’ospedale è costituito principalmente dai quattro reparti di Medicina, Ginecologia e Ostetricia, Chirurgia generale e Pediatria. Vengono erogate anche prestazioni specialistiche in molti altri ambiti, come Nefrologia, Neurologia, Ortopedia e Traumatologia, Pneumologia. La struttura fa parte del Sistema Sanitario Calabriano che comprende gli altri tre ospedali dell’Opera nel mondo: il Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, il Divina Provvidenza di Luanda (Angola) e la clinica “Bro Francisco Perez” di Manila (Filippine).


La scuola di metodologia della ricerca clinica compie dieci anni

Undici giornate distribuite in sei moduli, con lezioni frontali e lavori di gruppo per imparare a impostare una ricerca e per saper valutare in modo critico una pubblicazione scientifica. Sono strumenti indispensabili per la pratica clinica di ogni giorno quelli offerti dalla scuola di metodologia della ricerca clinica dell’IRCCS di Negrar, giunta quest’anno alla decima edizione.

Ha preso il via lo scorso 26 gennaio la decima edizione della Scuola di Metodologia della Ricerca Clinica, iniziativa promossa dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria per offrire a medici, infermieri e operatori delle varie professioni sanitarie gli strumenti per fare ricerca clinica e per leggere criticamente le pubblicazioni scientifiche. Nel tempo sono stati oltre 500 i professionisti formati da questa scuola, provenienti da tutta Italia e da molti dei più importanti ospedali presenti sul territorio nazionale. La scuola può contare inoltre su autorevoli patrocini tra cui Alleanza Contro il Cancro, il più grande network di ricerca oncologica in Italia.

L’edizione 2024, dopo il primo modulo di formazione di base tenuto il 26 e 27 gennaio, proseguirà con altri cinque appuntamenti (vedi programma). I moduli si svolgono con alternanza tra lezioni frontali e lavori di gruppo. Sono autonomi e frequentabili singolarmente. Il corso si tiene al Centro di Formazione dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria e l’iscrizione può essere fatta on line al sito web http://formazione.sacrocuore.it/Index.aspx.

Nel video qui sotto le immagini del primo incontro e le interviste alla dottoressa Stefania Gori, responsabile scientifico della scuola e direttore dell’Oncologia Medica del Sacro Cuore, al dottor Giovanni L. Pappagallo, responsabile della segreteria scientifica, a Mario Piccinini, direttore generale della ricerca dell’IRCCS di Negrar e al prof. Emilio Bria, oncologo del Policlinico Gemelli e docente della scuola di metodologia.


Per eliminare la lebbra serve un approccio globale

Domenica 28 gennaio si celebra la 71ma Giornata Mondiale dei malati di lebbra, patologia per la quale l’IRCCS di Negrar è centro di riferimento regionale. Nel 2023 c’è stato un solo caso diagnosticato al “Sacro Cuore”, mentre a livello nazionale il numero si conta sulle dita di una mano. Eppure, nonostante sia perfettamente curabile, a livello globale i casi sono in aumento e la lebbra continua a rappresentare un serio problema di salute pubblica in molti Paesi.

Nel 2023 c’è stato un solo caso di lebbra diagnosticato presso l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria. Inoltre due pazienti hanno concluso il trattamento per questa malattia che era stata diagnosticata in precedenza. Numeri piccoli, ma che sono significativi se si considera che in Italia le diagnosi della malattia nota anche come morbo di Hansen sono meno di dieci all’anno. Si tratta di casi che arrivano a Negrar perché l’ospedale calabriano è centro di riferimento regionale per le malattie infettive rare, tra cui appunto la lebbra, di cui domenica 28 gennaio si celebra la 71ma giornata mondiale.

“In Italia e in generale nei Paesi con climi temperati i casi di lebbra sono pochissimi e tutti di importazione – sottolinea il dottor Andrea Angheben, responsabile clinico del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali – tuttavia la malattia continua a rappresentare un serio problema di salute pubblica in diversi Paesi dell’area tropico-subtropicale”. Stando all’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i contagi a livello mondiale nel 2022 sono stati più di 174.000 con un aumento del 24% rispetto all’anno precedente. I Paesi con il maggior numero di nuove diagnosi sono l’India, il Brasile e l’Indonesia.

 

Dr. Andrea Angheben

“Per un lungo periodo le campagne promosse dall’OMS hanno permesso di ridurre in modo significativo i contagi. Tuttavia negli ultimi dieci anni il numero di nuovi casi si è stabilizzato sui 200.000 all’anno, diminuendo solo durante la pandemia COVID-19 per effetto della mancanza di rilevazione”, prosegue Angheben. Nel 2022 la trasmissione della lebbra ha riguardato anche molti bambini (5,9% del totale), mentre il 12,8% dei nuovi casi diagnosticati presentava disabilità gravi. “Quando ci sono disabilità gravi significa che la diagnosi è tardiva perché se presa in tempo la lebbra è perfettamente curabile – prosegue l’infettivologo – il problema è che nella fase iniziale essa si presenta con sintomi lievi, come piccole lesioni cutanee e molto spesso nelle zone povere non si va da un medico finché i sintomi non diventano più pesanti. Ma siccome la lebbra aggredisce i nervi, oltre alla pelle, i ritardi possono portare a disabilità permanenti”.

La lebbra è una delle cosiddette malattie tropicali neglette. E’ provocata da un micobatterio come accade per la tubercolosi e l’ulcera di Buruli. Il batterio si annida nei punti più freddi del corpo, soprattutto nella pelle e nei nervi delle parti periferiche. Con il tempo, se non curata, provoca problemi sempre più gravi portando a deformità e disabilità, con conseguenze che in molti Paesi sono tuttora fonte di povertà e sono alla base di un vero e proprio stigma sociale. Eppure dalla lebbra si può guarire con apposita terapia e dopo aver iniziato il trattamento un malato non è più contagioso. “Per combattere la lebbra è fondamentale avere un approccio globale che punti a migliorare le condizioni culturali e socio-economiche della popolazione nelle aree colpite. Inoltre dal punto di vista strettamente sanitario per interrompere la catena del contagio è molto importante il lavoro di screening nelle zone endemiche. Solo una diagnosi precoce permette da un lato di trattare tempestivamente il malato e dall’altro di mettere in sicurezza chi vive a stretto contatto con lui grazie a una profilassi antibiotica che risulta molto efficace nel prevenire lo sviluppo di nuovi casi” fa notare il dottor Angheben.

Come centro di riferimento regionale per la lebbra, il Sacro Cuore è dotato di tutti gli strumenti necessari per la diagnostica della malattia, dalla biologia molecolare agli esami microscopici che permettono di individuare il germe nei prelievi di linfa raccolti ad hoc nei pazienti con sintomi sospetti.

In caso di positività viene iniziata immediatamente la terapia in ospedale, con una combinazione di farmaci forniti dall’OMS. Tuttavia non è previsto come un tempo un prolungato isolamento del malato, in quanto dopo l’inizio del trattamento il paziente non è più contagioso. In seguito la terapia prosegue per vari mesi con controlli periodici in ospedale. Contemporaneamente le persone che vivono a stretto contatto con il malato vengono sottoposte a visita medica e a un test sierologico (PGL-1) e in caso di positività devono seguire l’apposito trattamento. Ai contatti stretti di un caso di lebbra in fase contagiosa viene raccomandata la profilassi come da indicazione dell’OMS.


L'impegno di san Giovanni Calabria per l'unità dei cristiani

Tutte le case dell’Opera Don Calabria, tra cui anche la Cittadella della Carità di Negrar, partecipano alla settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si svolge in questi giorni (18-25 gennaio). Un impegno che il fondatore stesso richiese ai suoi fin dal 1926. Don Calabria stesso, infatti, fu un pioniere dell’ecumenismo e si adoperò con passione per il dialogo e il riavvicinamento con i “fratelli separati”.

Anche la Cittadella della Carità di Negrar sta partecipando in questi giorni alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (vedi programma). Si tratta di un appuntamento che era molto caro al fondatore San Giovanni Calabria, il quale fu per molti aspetti un vero e proprio pioniere dell’ecumenismo. Fin dal 1926 egli aveva chiesto a tutte le comunità della sua Opera di unirsi a quella che già allora veniva chiamata “Ottava di preghiera per l’unità dei cristiani”. Ma tale desiderio di dialogo e riavvicinamento con i “fratelli separati” venne espresso da don Calabria in molte altre occasioni sia a parole sia con i fatti.

Il manifesto ecumenico di don Calabria

Il manifesto del suo ecumenismo è l’articolo “Ut unum sint, scritto nel 1945 con la collaborazione del biblista mons. Giovanni Ongaro. Tale articolo nelle sue intenzioni avrebbe dovuto uscire sull’Osservatore Romano, ma per vari motivi questo non accadde.

Per don Calabria, da quanto si legge nel testo, la guerra 1940-45 che aveva causato tanti lutti e immani tragedie, aveva comunque finito per infrangere molte barriere tra popolo e popolo ed aveva portato alla fine di alcune ideologie. Gli sembrava che: «Questo accostamento di popoli su aree di pacificazione … [fossero] preludi di una generale pacificazione».

Era un fenomeno che avveniva sul piano sociale e nel rapporto fra le diverse nazioni, ma che avrebbe potuto e dovuto riverberarsi anche sul piano religioso inducendo i cristiani, divisi in varie confessioni religiose, all’unificazione tra loro: «Dobbiamo approfittare di quest’ora del Satana, divenuta provvidenzialmente l’ora di Dio: che ha accostato a Cristo, alla sua Chiesa, al suo vicario, anime fino a ieri ritenute distare agli antipodi…».

Per favorire questo auspicato ritorno dei Fratelli separati don Calabria suggeriva nell’articolo alcune modalità. Anzitutto lui era convinto che occorresse una nuova Pentecoste perché la moltitudine dei credenti potesse divenire un cuor solo ed un’anima sola (At 4, 32) e che questa grazia bisognasse chiederla con la preghiera.

Il chiostro dell’abbazia di Maguzzano oggi

Si trattava poi di: «Lanciare fraternamente ai capi di religione dei fratelli separati, ma in perfetta buona fede, un appello, invitandoli a porgere orecchio attento a questo conclamato bisogno di ritorno, […] a questo bisogno di preghiera con il raccogliersi in preghiera per una Novena allo Spirito Santo, invitando i loro sudditi a secondarli …».

E inoltre di «Offrire praticamente a questi capi dei fratelli separati, portati a noi vicini dal turbine della guerra, il luogo adatto per questa comune preghiera, per una intesa fraterna, senza discussioni e senza partiti, con il solo intento di ritrovare la verità». Per questo don Calabria si spingeva ad offrire a tanto scopo l’Abbazia di Maguzzano, che era entrata a far parte dell’Opera nel 1938.

L’amicizia con i fratelli separati

Anche in campo ecumenico, don Calabria accompagnò sempre le sue idee con gesti concreti. Ad esempio nel dicembre 1945 diede accoglienza nella Casa di Maguzzano al metropolita ortodosso rumeno Visarion Puiu, esule dal suo Paese perché perseguitato (vedi foto di copertina di questo articolo). Il metropolita restò ospite presso l’abbazia per circa un anno e mezzo, durante il quale sviluppò una profonda amicizia con don Calabria, testimoniata da tanti incontri e successivamente da una fitta corrispondenza epistolare.

In una di queste lettere, scritta dal Metropolita, leggiamo queste parole significative: «La maniera con la quale mi avete ricevuto e trattato mi ha mostrato la grande carità da cui siete animato, carità che sola è la salvezza del tormentato mondo attuale. Tutto mi ha fatto grande impressione e mi ha prodotto una profonda soddisfazione. Per questo Vi ringrazio vivamente e prego Iddio che la

vostra benefica istituzione si diffonda in tutto il mondo per il bene di tutte le anime. Vi mando gli auguri per la Vostra opera, che riguarda nello stesso tempo anche l’Unità della Chiesa. Benedico Voi e tutti e assicuro preghiere».

 

Lo scrittore inglese C.S. Lewis

Ma don Calabria dialogò anche con diverse personalità del mondo protestante. Molto

noto è il fitto scambio di lettere con lo scrittore e accademico inglese C.S. Lewis, autore delle “Cronache di Narnia”. Don Calabria era rimasto colpito dal libro di Lewis intitolato “Le lettere di Berlicche” e gli aveva scritto in latino, non conoscendo lui l’inglese. Lewis aveva risposto e tra i due era nata una vera e propria amicizia epistolare ricca di spunti interessanti, ad esempio riguardo al tema della carità come sorgente dell’unità.

Un’altra importante amicizia epistolare, improntata sempre alla vicinanza spirituale e al dialogo tra fratelli separati, fu quella con il pastore luterano svedese Sune Wiman. Con la sua appassionata ricerca del dialogo e dell’unità, basata prima di tutto sul ritorno al Vangelo, don Calabria entrò in corrispondenza negli anni Quaranta anche con l’arcivescovo di Canterbury e altri vescovi anglicani, oltre che con le personalità del mondo cattolico più autorevoli e profetiche nel campo ecumenico.

 

Per saperne di più:

Articolo di S. Em. Cardinale Claudio Gugerotti sull’ecumenismo di don Calabria: www.doncalabria.it/news/l-ecumenismo-pratico-di-don-calabria-545/

LIBRO

Una gioia insolita. Lettere tra un prete cattolico e un laico anglicano, a cura di Luciano Squizzato, Jaca Book


Un anno con l'IRCCS Sacro Cuore Don Calabria: il video-diario del 2023

E’ stato un anno ricco di avvenimenti e di cambiamenti all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria. Un anno intenso dove il personale ospedaliero si è impegnato nella ricerca, nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura di tante malattie. Ma anche un anno ricco di relazioni umane e di soddisfazioni che testimoniano la bontà del lavoro svolto. In questo video-diario abbiamo raccolto le istantanee dell’anno appena trascorso. Le offriamo ai nostri lettori insieme ai migliori auguri di un sereno 2024 da parte del nostro ospedale.


Nel video-messaggio del Casante l'augurio di un "Buon Natale di gentilezza"

Sperimentare la gentilezza nelle relazioni con gli altri, una gentilezza da provare ogni giorno nei piccoli gesti durante queste festività, e magari anche oltre, perchè anche Gesù è stato un uomo gentile e si è sempre posto con gentilezza nei confronti dell’umanità fin dalla notte di Betlemme.

E’ questo il cuore del video-messaggio che il Casante don Massimiliano Parrella consegna quest’anno al personale della Cittadella della Carità e a tutta la Famiglia dell’Opera Don Calabria. Un messaggio che arriva dalla speciale cornice di Piazza San Pietro, davanti alla natività che raffigura il primo presepe di Greccio realizzato da San Francesco nel 1223, esattamente 800 anni fa.

Come redazione delle “news” ci uniamo alle parole del Casante e auguriamo un “Buon Natale di gentilezza” a tutti i nostri lettori, al personale ospedaliero, ai pazienti e ai loro familiari.


Bella musica e buoni sentimenti al concerto di Natale del Cron

Una serata di bella musica e buoni sentimenti. Non poteva esserci contesto migliore per il concerto di Natale organizzato dal Cron (Circolo Ricreativo Ospedale Negrar) e realizzato martedì 19 dicembre presso l’auditorium di San Zeno in Monte. A esibirsi nel teatro gremito da oltre 150 persone è stato il Quartetto Filarmonico, composto da Giuliana Santi e Viktor Csanyi al violino, Giuseppe Mari alla viola e Giordano Pegoraro al violoncello.

Gli artisti hanno proposto un repertorio di classici, da Mozart a Vivaldi, da Bach a Tchaikovsky, da Massenet a Händel per concludere poi con un medley di suggestive canzoni natalizie. Il tutto accompagnato dalla piacevole presentazione di Davide Da Como.

La serata è stata introdotta dal saluto di padre Miguel Tofful, vicepresidente dell’ospedale, e dall’intervento di Giovanni Fabris, segretario dell’associazione Don Calabria Missioni, che ha descritto il progetto missionario sostenuto attraverso la beneficienza raccolta durante l’evento. Si tratta della sistemazione di una casa dell’Opera Don Calabria a Cagayan de Oro, nelle Filippine. La struttura ospita un’attività di accoglienza per 16 bambine in situazione di grave disagio sociale. E’ una casa dignitosa, ma molto vecchia e malandata anche a causa del clima tropicale tipico dell’isola di Mindanao.


"Shalom, germogli di pace". La nuova lettera del Casante

“Promuovere la fratellanza universale, l’ecologia integrale, la cultura della pace e dell’incontro dei popoli”. In questa esortazione, contenuta nel documento finale del XII Capitolo dei Poveri Servi della Divina Provvidenza (2022) sta racchiuso il senso profondo della nuova lettera che il Casante don Massimiliano Parrella ha rivolto alla Famiglia Calabriana. Una lettera che vuole essere un invito per tutti ad essere operatori di pace nel lavoro e nella vita di ogni giorno.

Si intitola “Shalom, Germogli di pace” la lettera che il Casante, don Massimiliano Parrella, ha rivolto a tutta la Famiglia Calabriana, di cui fa parte anche la Cittadella della Carità di Negrar. La lettera è stata pubblicata lo scorso 26 novembre in occasione del 116° anniversario di fondazione dell’Opera Don Calabria.

Leggi la lettera

Il Casante, don Massimiliano Parrella

Nel testo il Casante invita tutti coloro che collaborano con l’Opera a lavorare concretamente per la pace in questo momento nel quale il mondo sembra andare nella direzione opposta. Una strada, quella indicata da don Parrella, che è stata tracciata nel XII Capitolo Generale dei Poveri Servi della Divina Provvidenza (2022). Infatti nel documento finale del Capitolo si legge che la Famiglia Calabriana è chiamata a: Promuovere la fratellanza universale, l’ecologia integrale, la cultura della pace e dell’incontro dei popoli, soprattutto in contesti ecumenici ed interreligiosi” (Strada 15 f. Dal Doc. Finale dei XII Capitoli Generali)”.

In questo particolare tempo di lotte e di guerre nel mondo – spiega il Casante – ancora di più siamo chiamati ad essere Segno visibile dell’Amore del Padre per noi e potremo essere segno solo se saremo capaci di essere Operatori di Pace!”.

La lettera è già stata divulgata in tutti i Paesi dove sono presenti comunità dell’Opera, tradotta nelle varie lingue, e sarà approfondita negli incontri natalizi e nei momenti di formazione “calabriana” del nuovo anno.

Auspico che questa lettera oltre che essere letta, sia anche meditata e vissuta nei propri contesti/territori – conclude il settimo successore di san Giovanni Calabria – e vi auguro lo Shalom! Solo se saremo Operatori di pace, mostreremo il volto di Dio Padre; solo se saremo Operatori di pace saremo chiamati figli di Dio; solo se saremo Operatori di Pace come Famiglia Calabriana, saremo un segno visibile per i più poveri e abbandonati. Shalom!“.

Per approfondire vedi anche l’articolo sul sito dell’Opera Don Calabria: vedi link.


Medici dall'Ucraina per studiare come funziona la Riabilitazione al Sacro Cuore

Sono arrivati dalla città di Ivano-Frankivsk, nella zona occidentale dell’Ucraina, per studiare l’organizzazione del “Sacro Cuore” e in particolare il reparto di Riabilitazione. Si tratta di quattro medici, tra cui la direttrice sanitaria dott.ssa Ruslana Ivanochko, e un fisioterapista della St. Luke’s Clinic, struttura sanitaria che fa riferimento alla locale arcidiocesi della chiesa greco-cattolica ucraina, dove presto verrà aperto un nuovo reparto di Riabilitazione con l’obiettivo primario di curare i pazienti rimasti vittima della guerra.

Il gruppo è stato a Negrar dal 9 al 14 ottobre per studiare la realtà dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria. Ad accompagnarli la dottoressa Elena Rossato, direttore della Riabilitazione, con il coordinatore del Servizio Massimo Mengalli e con il dottor Claudio Bianconi, referente per i progetti sanitari internazionali dell’Opera Don Calabria.

L’incontro con la direzione

Molto intenso il programma della visita, che ha visto anche un incontro con la direzione dell’ospedale al gran completo nella giornata di martedì 10 ottobre.

Nel corso delle giornate è stato dedicato del tempo alla conoscenza degli spazi e delle tecnologie all’avanguardia utilizzate nei vari reparti e soprattutto nella Riabilitazione, con discussione di casi clinici e dei progetti riabilitativi. Alcuni interventi hanno riguardato più in generale l’organizzazione dell’ospedale, come quello di Sara Camparsi, responsabile dell’Ufficio di Gestione, e del dottor Davide Brunelli, vice-direttore sanitario, sul tema delle infezioni ospedaliere.