Prosegue l'impegno dell'Opera in Ucraina vicino ai bambini sconvolti dalla guerra

Tre centri diurni, una piattaforma educativa online e la distribuzione di aiuti grazie al sostegno dall’Italia. Sono queste le principali attività portate avanti dalla Fondazione Don Calabria Ucraina nelle città di Kharkiv, Cernihiv e Stryi, mentre sempre più bambini e famiglie sono segnati dai traumi provocati dall’invasione russa che prosegue ormai da oltre un anno.

Un anno fa, subito dopo l’invasione russa, anche le attività della Fondazione Don Calabria Ucraina si sono trovate a dover fronteggiare l’emergenza del conflitto (vedi articolo). Grazie agli aiuti provenienti dall’Italia, con progetti sostenuti dall’Opera che hanno visto generosamente impegnato anche il personale del “Sacro Cuore”, gli operatori della Fondazione sono riusciti in questi mesi a dare continuità alla loro attività di aiuto a centinaia di bambini e famiglie in difficoltà, superando enormi problemi.

I collaboratori calabriani sul campo ci riferiscono che in Ucraina la vita prosegue a singhiozzo, seguendo il ritmo dei bombardamenti che a turno colpiscono un po’ tutto il territorio. Qualcuno li chiama con ironia “la discoteca”, perché spesso le bombe arrivano di notte con rumori e luci che ricordano vagamente l’atmosfera tipica di alcuni locali notturni.

Tantissimi sono i profughi interni, fuggiti dalle zone dove si combatte per rifugiarsi in aree solo appena più sicure. Innumerevoli le famiglie divise, i bambini separati dai genitori oppure orfani, le donne sole con i mariti al fronte, gli anziani strappati alle loro case. Si possono solo immaginare i traumi che queste persone hanno affrontato e affrontano ogni giorno, anzi ogni ora perché qui si vive nella precarietà più assoluta, in attesa di una sirena o di un botto che fa crollare il cielo sopra la testa. Con le persone più fragili, come gli orfani e i disabili, che sono doppiamente in difficoltà e molto spesso non possono contare su nessun aiuto.

È in questo contesto che la Fondazione Don Calabria Ucraina è impegnata a dare un sostegno materiale e psicologico a tanti bambini e ai loro genitori. Prima del 24 febbraio 2022 le attività della Fondazione erano concentrate su Kharkiv e si rivolgevano in particolare ai bambini e alle famiglie in difficoltà a causa del conflitto nel Donbass che andava avanti dal 2014. Dopo l’invasione russa dello scorso anno, Kharkiv è stata tra le città più martoriate dai bombardamenti e la maggior parte degli abitanti ha dovuto cercare rifugio altrove. Alcuni operatori della Fondazione si sono trasferiti in altre città ucraine e anche la maggior parte dei bambini sono scappati.

Ma nonostante le gravi difficoltà la Fondazione Don Calabria Ucraina, sostenuta dall’Opera in Italia e da molti benefattori, ha continuato a dare sostegno concreto sul territorio adattandosi alla situazione così mutevole e agli enormi bisogni della popolazione. Attualmente le sedi operative sono tre: a Kharkiv nella parte orientale del Paese al confine con la Russia, a Cernihiv che si trova a 150km a nord di Kiev verso il confine con la Bielorussia, e infine a Stryi, vicino a Leopoli nella parte occidentale a pochi km dalla Polonia.

I centri diurni

In ognuna delle sedi operative è attivo un centro diurno che funziona da lunedì a sabato. Questi centri rappresentano un’oasi per molti bambini che qui possono svolgere attività di formazione e scolarizzazione di base, laboratori, lavori di gruppo. Ma il sostegno più importante è senza dubbio quello psicologico. La guerra comporta lutti, sofferenze, separazioni e traumi difficili da superare. Ecco dunque che gli operatori della Fondazione hanno ritenuto fondamentale proporre momenti di consulenza psicologica per bambini e genitori, gruppi di parola per le madri costrette a emigrare senza i mariti, sessioni di arteterapia dove le persone possono esprimere attraverso l’arte i propri disagi ed elaborare le paure.

Le attività online

Dal momento che uscire di casa è rischioso e non sempre la situazione lo permette, si è pensato di sviluppare anche una proposta di sostegno online. Per questo la Fondazione ha sviluppato una piattaforma educativa dove poter svolgere alcune attività a distanza con i bambini e le consulenze psicologiche rivolte agli adulti. Sulla piattaforma si fanno lavori con gruppi di parola e gruppi di approfondimento su tematiche educative, sessioni di arteterapia, seminari di formazione per operatori e volontari, incontri individuali di supporto ai genitori colpiti dalle ostilità.

La distribuzione di aiuti

Un terzo filone del lavoro eseguito dalla Fondazione è la distribuzione di aiuti, iniziata poco dopo lo scoppio del conflitto per portare generi di prima necessità a coloro che hanno perso tutto. Grazie al materiale arrivato in particolar modo dall’Italia sono stati distribuiti generi alimentari, vestiti e attrezzature educative a decine di famiglie. Ecco un breve riepilogo degli aiuti consegnati nel 2022:

  • acquisto e consegna di alimentari al centro De Paul per i senzatetto e alla stazione di Kharkiv per 40 persone senza fissa dimora
  • acquisto e distribuzione di materiale didattico/educativo (12 scatole da 40 kg ciascuna) per 20 bambini nei rifugi presso le stazioni della metropolitana
  • distribuite a Kharkiv 50 tonnellate di vari generi di prima necessità, quali cibo, prodotti per igiene e vestiti per oltre 4,500 persone
  • acquisto e consegna di 50 pacchi alimentari alla popolazione del villaggio di Rohan, nel distretto di Kharkiv, rimasta sotto occupazione russa nella zona di guerra
  • acquisto e consegna di 50 pacchi alimentari agli sfollati interni di Stryi
  • acquisto e consegna di medicinali di urgenza per 40 persone a Stryi
  • acquisto e consegna di 90 set di biancheria intima e un fornello da cucina per 40 bambini (da 1 a 3 anni) accolti in ospedale a Stryi ed evacuati dalla regione di Zaporizhzia

Le perle dell’Opera

Si calcola che attraverso il progetto portato avanti dalla Fondazione Don Calabria Ucraina in questo anno tremendo di guerra si sia riusciti a raggiungere oltre mille bambini (300 nei centri diurni e 900 nelle attività online), ai quali bisogna sommare 600 adulti dei territori non occupati e circa 80 operatori e volontari che hanno partecipato alle attività di formazione.

Il tutto grazie all’impegno eroico di 9 operatori, tra educatori, psicologi e tecnici, guidati dal coordinatore Ruslan Lavlinskyi, che con competenza e grande sacrificio mantengono un contatto con i bambini e i genitori garantendo una presenza capace di infondere speranza in una realtà dove già sopravvivere ogni giorno è una conquista.


Una mostra itinerante porta don Calabria in tutto il mondo

Nei giorni scorsi è partita da San Zeno in Monte la mostra itinerante che porterà alcuni oggetti appartenuti a san Giovanni Calabria in tutti i territori dove sono presenti le case e le attività dell’Opera. La mostra arriverà anche alla Cittadella della Carità nel prossimo settembre, dopo essere stata in tutti e cinque i continenti

Si intitola “Terra&Sangue” la mostra itinerante che attraverserà tutte le missioni dell’Opera Don Calabria in occasione del 150° anniversario della nascita del Fondatore. La terra è quella di San Zeno in Monte, che il santo definiva “terra santa e benedetta”, mentre il sangue è quello di don Calabria, che viene esposto in una fiala all’interno di un reliquiario a forma di faro realizzato dall’artista veronese Albano Poli, Ex allievo dell’Opera.

Oltre a questi due elementi la mostra porterà in giro per il mondo alcuni oggetti appartenuti a don Calabria,scelti perchè rappresentano alcuni aspetti della sua spiritualità e del suo Carisma. Si tratta di scarpe, occhiali, orologio, portafogli, lettera autografa e stola. La mostra è partita ufficialmente lo scorso 8 febbraio da San Zeno in Monte, quando il Casante don Massimiliano Parrella ha consegnato al Delegato per l’Europa don Valdecir Tressoldi le due valigie e lo zainetto che contengono tutti gli oggetti e il materiale necessario per l’allestimento.

Nei giorni scorsi la mostra è già stata montata nelle comunità di Roma, Napoli, Lamezia Terme, Palermo e Ferrara. Le prossime tappe saranno la Romania e il Portogallo, dopodichè ci sarà il trasferimento in Kenya e Angola. Nel mese di settembre, dopo aver toccato tutti i continenti, la mostra tornerà a Verona e sarà anche a Negrar nei giorni che porteranno alla celebrazione del 150° anniversario della nascita che cade il prossimo 8 ottobre, in occasione della festa liturgica di don Calabria.

Maggiori informazioni sulla mostra e sul suo percorso si possono trovare sul sito dell’Opera a questo link: https://www.doncalabria.it/news/mostra-itinerante–499/


Giornata Mondiale del Malato: dalla compassione alla cura organizzata

“Abbi cura di lui. La compassione come esercizio sinodale di guarigione”. Con questo titolo si celebra sabato 11 febbraio la XXXI Giornata Mondiale del Malato, un’occasione per rinnovare la vicinanza del nostro ospedale a tutti coloro che soffrono e ai loro cari. Molte le iniziative in programma presso la Cittadella della Carità per questa Giornata speciale.

“Coraggio, miei cari, e avanti con serena fiducia nel Signore e nella Madonna benedetta. Tenetevi uniti a Dio con la santa pazienza; usate i mezzi umani della scienza medica; pregate Iddio che li benedica e renda efficaci. […] Io vi sono vicino con la mente e con il cuore; nella Santa Messa vi ricordo al Signore con tutte le vostre necessità e intenzioni. Del resto, come potrei dimenticare voi che mi ricordate il caro Ospedale dove più di 50 anni fa ho fatto tre anni di servizio militare, e dove ho visto tanti baldi giovani santificare le loro pene con pazienza che talvolta raggiungeva l’eroismo?”

(San Giovanni Calabria, Lettera agli ammalati dell’Ospedale Militare di Verona, 1951)

 

Con le toccanti parole dedicate agli ammalati dal santo fondatore del nostro ospedale, celebriamo oggi sabato 11 febbraio, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, la XXXI Giornata mondiale del malato con il tema: “Abbi cura di lui. La compassione come esercizio sinodale di guarigione”.

Sottolinea Papa Francesco nel suo messaggio. “La Giornata mondiale del malato non invita soltanto alla preghiera e alla prossimità verso i sofferenti; essa, nello stesso tempo, mira a sensibilizzare il popolo di Dio, le istituzioni sanitarie e la società civile a un nuovo modo di avanzare insieme…  La conclusione della parabola del Buon Samaritano, infatti, ci suggerisce come l’esercizio della fraternità, iniziato da un incontro a tu per tu, si possa allargare a una cura organizzata. La locanda, l’albergatore, il denaro, la promessa di tenersi informati a vicenda (cfr Lc 10,34-35): tutto questo fa pensare al ministero di sacerdoti, al lavoro di operatori sanitari e sociali, all’impegno di familiari e volontari grazie ai quali ogni giorno, in ogni parte del mondo, il bene si oppone al male”. (vedi messaggio completo)

Anche noi, in questa Giornata, vogliamo essere vicini ai malati ospitati nella Cittadella della Carità pregando per loro e con la presenza dei Sacerdoti e delle Sorelle nei reparti. Di seguito riportiamo il programma delle celebrazioni eucaristiche. A chi lo desidera – operatori e malati –  sarà amministrato il Sacramento dell’Unzione degli Infermi.

Programma

Cappella di Casa Perez: celebrazione della Messa alle ore 9.30

Cappella del Sacro Cuore: celebrazione della Messa alle ore 9. Il Cappellano e le Sorelle visiteranno i malati nei diversi reparti.

Cappella del Don Calabria: celebrazione della Messa alle ore 16. Il Cappellano e la Sorella visiteranno i malati nei diversi reparti.

Cappella della Casa Clero: celebrazione della Messa alle ore 16.

Casa Nogarè: il Cappellano e la Sorella visiteranno gli ospiti e somministreranno l’Unzione degli Infermi a chi lo desidera. La Messa sarà celebrata domenica 12 febbraio alle ore 10

          

 


La solidarietà concreta di san Giovanni Calabria per il popolo ebraico

Il giorno dopo l’approvazione delle leggi razziali don Giovanni Calabria si recò in visita dal Rabbino Capo di Verona per esprimere tutto il proprio dolore per l’ingiustizia subita dal popolo ebraico. E anche durante la guerra non fece mai mancare il suo sostegno agli amici ebrei, alcuni dei quali trovarono rifugio nelle case dell’Opera. Ne parliamo in occasione della giornata della Memoria della Shoah

«Solo la carità, la vera carità che tutti abbraccia perché tutti figli di Dio, può salvare la povera umanità, che si trova sull’orlo della rovina. Oggi con l’approvazione del mio Padre spirituale, mi sono portato dal Rabbino di Verona, per dire tutto il mio dolore, per la prova che subisce il popolo ebreo. Vi era la sua signora, che gradì molto il pensiero».

A scrivere queste parole è don Giovanni Calabria sul suo diario in data 18 novembre 1938. Il giorno prima, 17 novembre, era entrato in vigore il Regio Decreto n. 1728 contenente provvedimenti per la difesa della razza italiana. In altre parole, le leggi razziali contro gli ebrei. Don Calabria non aveva perso tempo e si era recato immediatamente dal Rabbino Capo di Verona, dott. Ermanno Friedenthal, per esprimergli tutta la propria solidarietà. E non lo aveva fatto di nascosto, lui che era solito agire con umiltà e nel nascondimento. Invece leggiamo nelle cronache che si era recato dal Rabbino su una carrozza trainata da cavalli, un mezzo che al tempo sicuramente non passava inosservato, a testimoniare la sua volontà di compiere un gesto simbolico.

In occasione della giornata della memoria della Shoah, che ricorre il 27 gennaio, la figura del santo sacerdote veronese merita senz’altro di essere ricordata per le azioni concrete che fece a sostegno degli amici ebrei in quei tempi difficili. Fin da bambino don Calabria aveva frequentato ed apprezzato persone di religione ebraica e questo legame si era rafforzato nel tempo anche quando, dopo aver fondato l’Opera dei Buoni Fanciulli, egli era stato tra i pionieri del dialogo ecumenico e interreligioso.

Neanche durante la guerra don Calabria fece mancare la sua vicinanza al popolo ebraico. Molto significativa, in tal senso, è la vicenda della dottoressa ebrea Mafalda Pavia. La signora era figlia di Caliman Clemente Pavia, un ufficiale medico che era stato diretto superiore, oltre che amico, del giovane Calabria durante il servizio di leva all’ospedale militare di Verona. Alla fine del 1943 la dottoressa Pavia, al tempo un’affermata pediatra, si recò a San Zeno in Monte da don Calabria per chiedere aiuto. Alcuni giorni prima, infatti, era stato diramato un ordine di Polizia che prevedeva di avviare tutti gli ebrei residenti sul territorio nazionale verso appositi campi di concentramento. Don Calabria la accolse nel suo studio e si attivò immediatamente.

La dottoressa Pavia (prima a sinistra) insieme alla nota scrittrice Liliana Tedeschi all’inizio degli anni Sessanta

Pochi giorni dopo la dottoressa entrò come “Suor Beatrice” nella Casa delle Povere Serve della Divina Provvidenza di Roncà, nell’est veronese. Rimase là al sicuro fino al termine del conflitto. Da questa vicenda nacque una profonda amicizia tra i due protagonisti, tanto che la testimonianza della dottoressa Pavia fu molto importante nel cammino che portò alla canonizzazione di don Calabria.

Ma la Pavia non fu l’unica ebrea accolta da don Calabria nelle sue case durante il conflitto. Sempre a Roncà, ad esempio, entrarono i fratelli Enzo ed Enrico Basevi, che durante la loro permanenza nell’Istituto per evitare persecuzioni da parte dei fascisti saranno promossi, per l’occasione, “Aspiranti alla vita religiosa laicale» e assumeranno il cognome di Pizzighella. Altri furono salvati, a Verona e in altre città dove l’Opera era presente, come a Roma.

 

L’attestato consegnato dalle Comunità Israelitiche Italiane all’Istituto Don Calabria nel 1955

Il legame con il popolo ebraico non venne mai meno neanche dopo la fine della guerra, tant’è vero che ai funerali di don Calabria, il 7 dicembre 1954, partecipò anche il rabbino di Verona, dottor Weiss Levi, a nome di tutta la comunità ebraica scaligera. E l’anno dopo, nel decennale della Liberazione, l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane volle dare una pergamena all’Istituto, con la dedica: “Gli Ebrei d’Italia riconoscenti”.

 

* Per approfondire: L. Piovan e M.P. Pelloso, “Shalom Beatrice”, Lettere di una “medichessa” ebrea a un Santo”, Editrice Ave, 2000

** Nella foto di copertina: don Calabria insieme ai Novizi di Roncà nel 1944 (tra loro anche due fratelli ebrei che erano stati accolti per sfuggire alle persecuzioni dei nazifascisti)


"Un anno al Sacro Cuore": in un video le immagini e gli avvenimenti del 2022

Un video per raccontare le immagini più belle e gli avvenimenti più importanti di un anno all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria. Da gennaio, con la presentazione della ricerca epidemiologica sul Covid-19 a Verona, fino a dicembre, con lo storico accordo per la nascita di un corso di laurea in Scienze del Farmaco a Negrar. E nel mezzo tanti altri eventi significativi che hanno coinvolto la comunità ospedaliera in questo 2022.

Attraverso questo video porgiamo a tutti i migliori auguri di un buon anno nuovo!


Gli auguri del Casante per un Natale di pace e di speranza

Don Massimiliano Parrella, Casante dell’Opera Don Calabria, in questo video si rivolge direttamente ai collaboratori della Cittadella della Carità, agli ammalati e ai loro familiari, augurando a tutti che questo Santo Natale porti la speranza per chi soffre e la pace per chi si trova a subire le conseguenze dei conflitti, quelli grandi tra le nazioni e quelli più piccoli di ogni giorno.

Ci uniamo anche noi al Casante nel porgere a tutti i migliori auguri di un Buon Natale a nome dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria. Lo facciamo con il disegno a china riportato qui a fianco, e raffigurato anche nel video del Casante, realizzato da Anna, paziente tetraplegica dell’atelier di Arteterapia del Servizio di Medicina Fisica e Riabilitazione. Si tratta di un lavoro ispirato a “La quercia della speranza”, scultura in ferro del maestro Marco Bonamini che rappresenta l’Opera Don Calabria e si trova nel vano luminoso centrale della Palazzina d’ingresso dell’ospedale.


Riabilitazione e disabilità: l'importanza di guardare oltre le mura dell'ospedale

Quando un paziente deve fare i conti con un’improvvisa disabilità, la riabilitazione può aiutarlo a guardare con più fiducia alla nuova vita che lo aspetta. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Elena Rossato, direttore del Servizio di Riabilitazione, in occasione della Giornata Internazionale per i diritti delle persone con disabilità, istituita dall’Onu nel 1981 e celebrata ogni anno il 3 dicembre.

La disabilità acquisita in seguito a malattia o incidente non è una mancanza da colmare o un limite da rimuovere per tornare come prima, ma piuttosto una condizione nella quale, attraverso la partecipazione del paziente e dei suoi cari, è possibile esplorare un nuovo modo di inserirsi nella quotidianità.

È un messaggio costruttivo e di speranza quello che arriva dal Servizio di Medicina fisica e riabilitativa del “Sacro Cuore”, in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità, che si celebra il 3 dicembre. Il Servizio, diretto dalla dottoressa Elena Rossato, fa parte dell’Area Riabilitativa che comprende anche il reparto di Riabilitazione Intensiva – Unità gravi cerebrolesioni e Unità Spinale, la Lungodegenza riabilitativa e la Riabilitazione ortopedica. Si tratta di un punto di riferimento a livello nazionale con una particolare attenzione alla riabilitazione dei pazienti affetti da lesione midollare e da esiti di ictus (233 i ricoveri nella riabilitazione intensiva e 578 nel reparto di recupero e rieducazione funzionale e lungodegenza nel 2021).

Il Servizio di Medicina fisica e riabilitativa è l’unità che eroga prestazioni riabilitative all’interno dell’ospedale, assistendo i pazienti ricoverati e seguendone altri a livello ambulatoriale. Tra i pazienti trattati, molti sono coloro che si trovano ad affrontare per la prima volta una condizione di disabilità grave a causa di un incidente che ha lesionato il midollo spinale o per una condizione patologica improvvisa.

Elena Rossato, fisiatra IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar
La dottoressa Elena Rossato

“Il principio cardine quando ci prendiamo cura di una persona paraplegica o emiplegica è capire che, al di là dell’aspetto strettamente fisico e funzionale, questa persona dovrà affrontare cambiamenti oggettivi nella sua vita quotidiana, nelle sue occupazioni e nella sua socialità – spiega Elena Rossato – per questo il nostro compito è sicuramente quello di aiutare il paziente a recuperare alcune abilità attraverso gli esercizi in palestra, le terapie e il supporto psicologico; ma la vera sfida è aiutarlo a ‘vedersi’ nella nuova situazione, fargli sperimentare una quotidianità nella quale per lui è ancora possibile fare tante cose che faceva prima, o anche diverse, a patto di sviluppare strategie adeguate”.

Partendo da questo approccio, già da anni il Servizio di Medicina fisica e riabilitativa propone ai pazienti, accanto a una riabilitazione d’eccellenza, un intenso programma di attività che guardano alla nuova vita che li aspetta fuori dall’ospedale. Ad esempio si è visto che una delle paure che generano più ansia in queste persone è l’impossibilità di tornare a guidare la macchina. Per questo si è deciso di organizzare uscite periodiche nelle quali si dà la possibilità, a chi è in grado, di fare prove di guida su una macchina adattata. Questo ha un effetto positivo perché permette ai pazienti di guardare in modo più sereno al proprio rientro a casa.

Ma sono tante altre le iniziative che vanno in questa direzione. È ormai consolidata una collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico (CIP) per la pratica di alcuni sport individuali e di squadra. Durante l’anno accade quindi che istruttori specializzati vengano in ospedale per far provare a un gruppo di pazienti sport quali la scherma paralimpica e il tiro con l’arco. Inoltre c’è una convenzione con il Comune di Negrar per l’utilizzo della palestra delle vicine scuole medie al fine di praticare sport di squadra come il basket, il rugby in carrozzina e le bocce.

“La pratica di uno sport ha un valore riabilitativo in sé, ma allo stesso tempo permette al paziente di conoscere una realtà che, se lo vorrà, potrà proseguire anche dopo la dimissione con beneficio sul fisico e sulla socialità”, prosegue la dottoressa Rossato. Una duplice valenza che riguarda anche il nuoto, praticato presso un’apposita piscina del Centro Don Calabria di Verona.

Altre attività sono le uscite terapeutiche per far approcciare la persona con l’ambiente esterno all’ospedale, provando esperienze magari già vissute prima della disabilità ma che ora avvengono in un contesto del tutto nuovo. Rientrano in tale ambito le uscite sulla neve, al parco, in malga e simili. Purtroppo durante il Covid questa attività è stata sospesa, ma l’obiettivo è di riprenderla al più presto.

Sempre nell’ottica dell’educazione alla quotidianità ci sono i pranzi in taverna, con i pazienti che talvolta sono coinvolti nella preparazione di un pasto speciale e poi mangiano insieme in un ambiente che si trova nel perimetro della Cittadella della Carità ma fuori dall’ospedale. Anche in questo caso, al di là del pur importante lavoro manuale, l’idea di fondo è aiutare il paziente a sfruttare le proprie abilità residue per fare quello che si faceva prima o anche per intraprendere qualcosa di nuovo. E’ il caso, per esempio, di alcuni pazienti che scoprono di avere una passione per l’arte partecipando al laboratorio di arteterapia che fa parte sempre della proposta riabilitativa del “Sacro Cuore” (vedi articolo sul laboratorio).

“Tutto questo è possibile grazie alla professionalità e alla disponibilità del nostro personale, senza dimenticare il fondamentale supporto dei familiari e delle associazioni che si occupano di queste tipologie di disabilità– conclude Elena Rossato – E’ grazie al lavoro in rete che diventa possibile promuovere un modo diverso di guardare la disabilità, ponendosi con la riabilitazione non solo l’obiettivo di aiutare le persone a recuperare il più possibile le capacità fisiche, ma anche a creare percorsi utili per l’inizio di una nuova vita, dove accanto a limitazioni e difficoltà ci possono essere nuove possibilità di autonomia e, perché no, felicità”.


L'Opera Don Calabria compie 115 anni nell'anno giubilare del fondatore

Il 26 novembre 1907, esattamente 115 anni fa, nasceva ufficialmente l’Opera Don Calabria. Quel giorno sette ragazzi partirono dalla sacrestia di San Benedetto al Monte, dove don Calabria li aveva raccolti dalla strada, per trasferirsi in una casa di Vicolo Case Rotte, nel quartiere di San Giovanni in Valle a Verona. Un anniversario che si intreccia con un’altra importante ricorrenza, in quanto ci troviamo nell’anno giubilare calabriano che porterà a celebrare i 150 anni dalla nascita del fondatore l’8 ottobre 2023.

Nel disegno di copertina si vede un don Giovanni Calabria sorridente che accoglie una folla di persone davanti ad un arco che è l’ingresso di una casa. La scena, raffigurata dall’artista Alfredo Berardi, rappresenta un momento “storico” accaduto esattamente 115 anni fa. Infatti la sera del 26 novembre 1907 un drappello di sette ragazzi accompagnati da due sacerdoti varcarono quell’arco e depositarono i loro miseri bagagli nell’abitazione che il conte Francesco Perez aveva trovato per loro in Vicolo Case Rotte, a Verona. I ragazzi erano i primi buoni fanciulli che don Calabria aveva raccolto dalla strada e quella era la loro prima casa. Quel giorno nasceva l’Opera del sacerdote veronese.

L’anniversario dell’Opera assume oggi ulteriore importanza perchè si intreccia con un’altra importante ricorrenza: da alcune settimane è iniziato infatti l’anno giubilare calabriano che porterà a celebrare fra pochi mesi, l’8 ottobre 2023, il 150° compleanno del fondatore. L’anno giubilare si intitola “San Giovanni Calabria faro di santità” e le celebrazioni sono state aperte dal Casante don Massimiliano Parrella lo scorso 8 ottobre. L’immagine del faro era molto cara a don Calabria il quale la usava spesso riferendosi alle case dell’Opera, compresa la Casa di Negrar.

 

Ecco le parole del Casante in occasione dell’apertura:

«Carissimi Fratelli e Sorelle della Famiglia Calabriana,
ricorrendo oggi il 149° anniversario della nascita del nostro santo fondatore Giovanni Calabria, con gioia e trepidazione, in questo giorno 8 Ottobre 2022 dichiaro ufficialmente aperto l’Anno Giubilare Calabriano, che si compirà il prossimo anno, nella
Domenica 8 Ottobre 2023.
Celebrare questo anniversario non significa per noi solo fare memoria della vita e delle opere di una persona, per quanto cara e straordinaria, ma riconoscere l’azione dello Spirito Santo, lodare e benedire per i frutti che ci ha donato attraverso l’esperienza spirituale del Padre don Giovanni e accogliere, custodire, e annunciare il carisma dell’Opera
che ne è scaturito.

Questo Anno Giubilare sia per tutti noi una celebrazione e un appello alla santità” sulle orme di san Giovanni Calabria, il  quale ci consegna un programma di vita da realizzare che si può sintetizzare con una immagine tanto a lui cara:

“Vedo l’Opera come una gran luce, un grande faro destinato ad illuminare tutto il mondo se noi non metteremo ostacoli”.

“L’Opera è grande, l’Opera è divina, deve essere un faro di luce per tutte le anime fino all’estremo della terra”; ma ricordiamo, […] che condizione prima, assolutamente necessaria è farsi santi, santi, santi, vivendo lo spirito puro e genuino dell’Opera”.

“L’Opera sarà come un faro che illuminerà il mondo, […] se noi staremo fermi al nostro posto, nel cercare solo e sempre il
santo Regno di Dio e la sua giustizia”.

“Ognuno di noi possa essere un faro di luce che segna ai fratelli la via della virtù cristiana, con la pratica del Vangelo”.

(San Giovanni Calabria)

Faro di santità! Questo titolo non sia solo a memoria della santità di san Giovanni Calabria, ma un richiamo costante al nostro stile di vita e a realizzare con determinazione, tutti insieme, questo programma di vita!».


Medici e pazienti: per "salvare" gli antibiotici servono comportamenti responsabili

Comincia oggi la Settimana mondiale per l’uso consapevole degli antibiotici. Un evento che tocca da vicino la salute pubblica a livello globale, perchè l’abuso di questi importantissimi farmaci ha portato ad un aumento dei batteri multiresistenti, causando un numero sempre maggiore di infezioni che non rispondono alle cure. Ecco cosa possono fare medici e pazienti.

Il problema dei batteri resistenti agli antibiotici è una sfida sempre più urgente da porre al centro delle politiche di salute pubblica. Il fenomeno dell’antibiotico-resistenza è infatti in crescita a livello globale ed è strettamente legato all’uso scorretto che spesso viene fatto di questi importantissimi farmaci. L’occasione per rilanciare l’appello ad adottare comportamenti responsabili è la Giornata europea sull’uso consapevole degli antibiotici, che si celebra oggi e coincide con l’inizio della Settimana mondiale dedicata alla sensibilizzazione su questo tema (18-24 novembre).

I DATI

A livello europeo l’EDCD (European Centre for Desease Prevention and Control) calcola che in un anno siano state 670mila le infezioni dovute a batteri resistenti, con 33mila decessi. Numeri che sono ancor più impressionanti a livello mondiale, con 5 milioni di decessi associati alla resistenza agli antibiotici nel solo 2019. E l’Italia? Secondo il rapporto 2021 dell’Istituto Superiore di Sanità nel nostro Paese il problema dell’antibiotico resistenza è superiore alla media europea sia per numero di infezioni che per numero di decessi. Numeri che si riflettono in un aumento dei ricoveri per questo tipo di infezioni che risultano di difficile gestione e talvolta incurabili.

LE CAUSE DEL FENOMENO

Alla scoperta degli antibiotici l’umanità deve la sconfitta di molte infezioni batteriche altrimenti letali. Tuttavia negli anni alcuni batteri, per un processo fisiologico di selezione naturale, hanno sviluppato meccanismi di resistenza contro questi farmaci; in particolare nella loro composizione cellulare sono comparsi degli enzimi in grado di digerire gli antibiotici stessi. E di renderli inefficaci. Tale fenomeno assume proporzioni tanto più rilevanti quanto più gli antibiotici sono somministrati in modo inappropriato, oppure se ne abusa per curare patologie per le quali non sono necessari né efficaci.

Altri aspetti del fenomeno sono legati alluso esteso di antibiotici sugli animali da allevamento e allo smaltimento non corretto dei farmaci antimicrobici inutilizzati. Per questo la sensibilizzazione sul tema dell’antibiotico-resistenza promossa dagli organismi internazionali privilegia sempre più un approccio “One health” che affronta il problema a 360 gradi considerando uomo, animali e ambiente.

COSA POSSIAMO FARE

Il titolo della Giornata europea e della Settimana mondiale di sensibilizzazione è “Insieme preveniamo l’antibiotico-resistenza”. Dove “insieme” indica che per evitare lo sviluppo di queste infezioni da batteri multiresistenti ci vogliono comportamenti responsabili sia da parte del personale sanitario sia da parte dei pazienti.
Nel video riportato qui sotto, diffuso dall’ECDC, si fanno alcune raccomandazioni ai medici, sottolineando che fino a metà dei farmaci antimicrobici dati negli ospedali potrebbero essere superflui. Che fare dunque? Gli esperti del centro di controllo europeo chiedono ai professionisti di ottimizzare l’uso degli antibiotici all’interno degli ospedali e delle strutture residenziali stilando linee guida apposite e monitorando l’efficacia dei farmaci. Bisogna inoltre formare adeguatamente il personale e attuare tutte le precauzioni per abbattere le infezioni, riducendo così la probabilità che si sviluppino quelle multiresistenti. Gli antibiotici non vanno prescritti più del necessario e compito del medico è anche quello di spiegare ai pazienti e ai loro familiari il loro corretto utilizzo. Per tutti questi motivi negli ospedali da alcuni anni è prevista l’istituzione della “stewardship antimicrobica”, presente anche al “Sacro Cuore” (vedi pagina di presentazione).
Anche i pazienti possono fare molto per preservare l’efficacia degli antibiotici. Nel decalogo suggerito dall’ECDC si dice ad esempio che questi farmaci vanno presi solo su prescrizione del medico e attenendosi scrupolosamente alle sue indicazioni; quelli avanzati non vanno utilizzati e non vanno condivisi con altri; è molto importante prevenire le infezioni lavandosi bene le mani (vedi slide con le indicazioni).

Per approfondire vedi su questo sito:

Antibiotico-resistenza: un nemico per la nostra salute

Gli antibiotici non curano il Covid perchè è un virus e non un batterio


"Di me sarete testimoni": domenica la Festa delle missioni calabriane

L’Opera Don Calabria è presente in terra di missione fin dal 1959. Oggi le case filiali sono presenti in tredici Paesi e nei cinque continenti, promuovendo attività sociali, educative, pastorali e sanitarie nelle zone più povere del pianeta. Domenica 20 novembre tutte queste missioni, e i benefattori che le sostengono, saranno ricordati con una festa a San Zeno in Monte.

Una festa per ricordare tutte le missioni dell’Opera Don Calabria e per ringraziare le tante persone e associazioni che aiutano il lavoro dei missionari. L’appuntamento, organizzato dall’associazione Don Calabria Missioni, è per domenica 20 novembre alle ore 10 presso la Casa Madre dell’Opera a San Zeno in Monte (prenotazione obbligatoria per partecipare in presenza – vedi locandina).

Tutto l’evento si potrà seguire in diretta web sul canale youtube dell’Opera: https://www.youtube.com/user/doncalabria1

Il tema dell’incontro è la testimonianza, in linea con la giornata missionaria mondiale celebrata da tutta la Chiesa lo scorso 23 ottobre. E i protagonisti della festa saranno proprio i testimoni della missione. Durante la mattinata ci saranno infatti collegamenti con tre case dove i Fratelli e le Sorelle dell’Opera accolgono bambini e bambine abbandonati. Si tratta di Cagayan de Oro, nelle Filippine; Nakuru, in Kenya; Thana, in India. Durante la festa si alterneranno momenti di dialogo con i missionari con intermezzi musicali a cura del gruppo “Nardo Trio”.

La giornata si concluderà con la S. Messa celebrata dal Casante don Massimiliano Parrella alle 12.15, seguita da un momento conviviale.

Attualmente le missioni dell’Opera si trovano in tredici Paesi del mondo e in tutti i continenti. In particolare l’associazione “Don Calabria Missioni” nel corso del 2021 ha sostenuto 26 progetti socio-educativi e 13 progetti socio-sanitari a favore di bambini e adolescenti in alcune tra le aree più povere del mondo, raggiungendo nel complesso circa 50mila beneficiari grazie al lavoro sul territorio di circa 3.700 collaboratori e grazie alla Divina Provvidenza che si manifesta nella benevolenza di tanti benefattori.

Per saperne di più vedi https://www.missionidoncalabria.it/