Quarta dose del vaccino anti-Covid: l'esperto risponde alle principali domande
Con l’avvicinarsi della stagione fredda si intensifica la campagna per la quarta dose del vaccino anti-Covid, ovvero la seconda dose “booster” che serve a “richiamare” le difese immunitarie contro il virus SarsCov2 soprattutto per i soggetti più fragili.
Per chi è consigliata la quarta dose? Perchè si chiama “bivalente”? Si può farla insieme al vaccino antinfluenzale? Servirà anche se dovesse emergere una nuova variante? E come la mettiamo con la quinta dose? Su queste e su molte altre domande abbiamo chiesto chiarimenti al dottor Andrea Rossanese, medico del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali. Nel video qui sotto il dottor Rossanese risponde ai dubbi e sottolinea l’importanza di aderire alla campagna vaccinale.
Vaccinazione, sorveglianza e ricerca: tre parole chiave per liberare il mondo dalla poliomielite

Il 24 ottobre è la giornata mondiale della poliomielite. Una tremenda malattia che entro pochi anni potrebbe essere eradicata dal pianeta. Ma non bisogna abbassare la guardia anche alla luce della ricomparsa del virus, nella forma derivante dai vaccini, in Paesi dove la polio era scomparsa da decenni. Ne abbiamo parlato con la virologa Concetta Castilletti
IL TRAGUARDO DI UN MONDO LIBERO DALLA POLIOMIELITE
La completa eliminazione del virus della poliomielite è ormai sempre più a portata di mano dopo i grandi progressi degli ultimi anni. Basti pensare che dal 1988 a oggi, cioè da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato il programma GPEI (Global Polio Eradication Initiative), i casi di questa tremenda malattia sull’uomo sono diminuiti del 99,9%. Dei tre ceppi selvaggi di poliovirus, due sono stati dichiarati eradicati (il tipo 2 nel 2015 e il tipo 3 nel 2019), mentre il tipo 1 provoca ancora qualche decina di casi ogni anno. Nel 2020 anche l’Africa è stata dichiarata libera dalla polio “selvaggia” dopo che per quattro anni non si sono verificati casi dovuti al virus circolante in natura (tuttavia nel 2022 si è verificato un caso in Malawi, a testimonianza del fatto che l’attenzione va tenuta molto alta). Se si giungesse alla completa eradicazione, quello della polio sarebbe il secondo virus nella storia a subire questo destino, dopo il vaiolo nel 1980.
IL PROBLEMA DEI CONTAGI DERIVANTI DA VACCINO
Eppure, nonostante un quadro generale favorevole, non mancano i motivi di allarme e la giornata mondiale della poliomielite, che ricorre il 24 ottobre, è l’occasione per riflettere su nuovi scenari di lotta alla malattia. In particolare sono due le grandi sfide indicate dal programma strategico GPEI 2022-2026. Anzitutto resta da eliminare definitivamente il virus selvaggio di tipo 1 dagli ultimi due Paesi dove è ancora endemico, vale a dire Pakistan e Afghanistan. In secondo luogo c’è da affrontare la questione dei casi di contaminazione da poliovirus derivante da vaccino, una situazione che in mesi recenti ha suscitato grande attenzione anche in Paesi come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti dove la malattia era scomparsa da decenni.
“I vaccini usati per i poliovirus sono di due tipi – spiega Concetta Castilletti, virologa dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria – Il vaccino di Salk usa il virus inattivato e viene somministrato con iniezione intramuscolare, mentre il vaccino di Sabin è composto da virus vivo attenuato e la somministrazione è per via orale. Il Sabin è raccomandato dall’OMS perché più efficace, oltre ad essere di facile somministrazione e assai poco costoso. Il vaccino a virus inattivato viene invece usato nei Paesi dove il virus è stato eradicato e dove è presente una solida immunità di gregge, come accade in Italia”.
Perché dunque si parla di poliomielite derivante da vaccino? “Il virus attenuato usato per il vaccino Sabin ha perso tutta la sua virulenza ed è quasi del tutto innocuo – puntualizza Castilletti – tuttavia può ancora replicare e quindi per un breve periodo la persona vaccinata è in grado di tramettere l’infezione e di rilasciare il virus nell’ambiente con il rischio di contagiare una persona mai vaccinata”. A livello planetario i casi di polio derivante da vaccino sono stati circa 400 nel 2022, in gran parte nei Paesi di Africa e Asia dove le condizioni sanitarie sono precarie. Ma tra essi c’è anche la vicenda che ha fatto particolare clamore di un paziente non vaccinato rimasto paralizzato alla gamba dopo aver contratto il virus derivato da vaccino a New York, a testimonianza che neppure i Paesi più sviluppati sono esenti da rischi, bisogna però ricordare che la copertura vaccinale negli Stati Uniti è più bassa che in Europa.
Un altro aspetto della questione è la contaminazione ambientale. Trattandosi di un virus a RNA appartenente al genere enterovirus, molto resistente nell’ambiente, esso si replica nell’intestino e successivamente viene evacuato con i fluidi corporei, finendo quindi nelle acque reflue. Per questo nei mesi scorsi è successo ad esempio di trovare tracce di contaminazione da poliovirus nelle fognature di Londra.
TRE PAROLE CHIAVE PER ARRIVARE ALLA VITTORIA FINALE
“La situazione non ci deve allarmare tuttavia non bisogna abbassare la guardia – prosegue la virologa dell’IRCCS di Negrar – Sono i vaccini che ci hanno permesso di eliminare quasi del tutto la poliomielite e sono i vaccini che continuano a proteggerci dai poliovirus selvaggi ma anche dalle infezioni derivanti da vaccino. Quindi è fondamentale proseguire con i programmi di vaccinazione sia nelle zone endemiche sia in quelle da cui il virus è ufficialmente sparito, come in Italia dove l’ultimo caso di poliomielite autoctona risale agli anni Ottanta”.
Oltre a “vaccinare”, la seconda parola chiave è “sorvegliare”. Ad esempio in Italia è attivo un piano di sorveglianza delle paralisi flaccide acute (PFA), che mira a cogliere con prontezza i casi di virus con un tropismo per il sistema nervoso, come il poliovirus, per porre in atto misure di contenimento/vaccinazione. Anche l’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria è parte attiva di questo piano. Inoltre dal 2005, in accordo con le linee guida dell’OMS, l’Istituto Superiore di Sanità ha approntato un sistema di Sorveglianza della Circolazione dei Poliovirus nell’ambiente mediante il monitoraggio delle acque reflue in ingresso ai depuratori.
C’è infine una terza parola chiave nella lotta al virus, che è “ricerca”. “Nell’ambito della sorveglianza è importante procedere alla tipizzazione degli enterovirus rilevati nei pazienti e nell’ambiente. La ragione sta nel fatto che gli enterovirus sono virus molto diffusi che ricombinano facilmente e quindi bisogna individuare tempestivamente eventuali mutazioni in senso più aggressivo”, conclude Castilletti.
Rabbia, una malattia negletta che si può battere con educazione e prevenzione

Il 28 settembre si celebra la giornata mondiale della rabbia, una malattia “negletta” che ogni anno uccide quasi 60mila persone nel mondo. In Italia non è più presente da anni, tuttavia chi viaggia in zone dove il virus è endemico deve prestare attenzione e rivolgersi all’ambulatorio di medicina dei viaggi per una valutazione dei rischi ed eventualmente per sottoporsi alla vaccinazione
LA GIORNATA MONDIALE
La rabbia è una malattia “negletta” che ogni anno uccide circa 60mila persone nel mondo, di cui quasi la metà sono bambini, con i casi che sono quasi interamente concentrati nel Sud-est asiatico, in Africa e nell’America centro-meridionale. Si tratta di una zoonosi che si trasmette attraverso il morso di un animale infetto, soprattutto cani, scimmie e pipistrelli. Una volta che si manifestano i sintomi è mortale nel 99,9% dei casi, tuttavia si tratta di una patologia prevenibile grazie all’esistenza di un vaccino sicuro ed efficacie, al contrario di tante altre malattie tropicali dimenticate.
È proprio per sensibilizzare e promuovere la lotta contro questa malattia che il 28 settembre di ogni anno si celebra la giornata mondiale della rabbia, promossa fin dal 2007 dalla Global Alliance for Rabies Control (GARC). Una data non casuale, visto che coincide con l’anniversario della morte di Louis Pasteur, scopritore del primo vaccino contro la rabbia. Quest’anno la giornata è dedicata al tema “One health, zero Deaths” (una sola salute, zero morti), a sottolineare l’obiettivo fissato dall’ONU di eliminare le morti per rabbia entro il 2030.
LA RABBIA IN ITALIA

In Italia, così come nella grande maggioranza dei Paesi europei, la situazione è ampiamente sotto controllo. “Da molti anni non ci sono casi sull’uomo, ma non ci sono nemmeno casi di rabbia silvestre, cioè sugli animali selvatici che potenzialmente la possono trasmettere all’uomo” dice il dottor Federico Gobbi, direttore del Reparto di Malattie Infettive e Tropicali dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, che è centro collaboratore dell’OMS per le malattie tropicali dimenticate, quali appunto la rabbia (vedi articolo). Qualche caso sporadico di rabbia silvestre si è riscontrato negli ultimi anni solo nelle zone di confine con la Slovenia e l’Austria. “In ogni caso è bene non abbassare la guardia e, al di là della rabbia, se si viene morsi è opportuno lavare e disinfettare accuratamente la ferita, mettendo in conto magari un richiamo del vaccino antitetanico o una terapia antibiotica a seconda del tipo di morso, perché la saliva degli animali contiene molti batteri”, prosegue Gobbi.
RABBIA E VIAGGI, UN RISCHIO DA NON SOTTOVALUTARE
Più complesso è il discorso quando si affronta la questione “rabbia” per coloro che si recano in viaggio nelle zone endemiche. A tal proposito è sempre opportuno fare una valutazione presso un ambulatorio di medicina dei viaggi, presente da tanti anni anche presso l’IRCCS di Negrar (vedi pagina ambulatorio). In base al tipo di viaggio e al livello di rischio si prospettano due possibilità. “Per chi compie viaggi frequenti e si trova a contatto diretto con animali si può pensare di fare due dosi di vaccino pre-esposizione – sottolinea il dr. Gobbi – dopodichè qualora la persona già vaccinata fosse morsa durante il viaggio dovrebbe sottoporsi ad ulteriore vaccinazione post-esposizione”.
Se invece il viaggio è a basso rischio il medico può valutare che non è necessario il vaccino pre-esposizione. In questo caso, qualora una persona fosse morsa durante il viaggio, è fondamentale fare una profilassi che prevede l’iniezione tempestiva di immunoglobuline nella sede della ferita, seguita poi dalla vaccinazione secondo una precisa tempistica. Il problema è che non sempre le immunoglobuline sono disponibili nei Paesi poveri.
COSA FARE IN CASO DI MORSO DURANTE UN VIAGGIO
“Il morso di un animale in una zona a rischio non va mai sottovalutato e se sul luogo non è disponibile la profilassi antirabbica post-esposizione bisogna che il viaggiatore rientri quanto prima nel proprio Paese di origine per sottoporsi alle cure del caso”, è l’appello del dottor Gobbi. Il motivo è evidente: “La profilassi funziona solo se viene fatta prima della comparsa dei sintomi. Viceversa una volta che la malattia si manifesta arrivando al sistema nervoso centrale è ormai troppo tardi. Purtroppo è accaduto ancora, seppure sia raro, che un turista morso da un animale infetto sia deceduto dopo aver sviluppato i sintomi al ritorno dal viaggio”.
I sintomi della rabbia sono all’inizio simili a quelli di un’influenza con stanchezza, febbre e mal di testa. Poi man mano che il virus aggredisce il sistema nervoso centrale si manifestano segni sempre più specifici, quali allucinazioni, insonnia, salivazione esagerata, ipersensibilità alla luce, idrofobia. La velocità della malattia dipende molto dalla ferita iniziale. Se si tratta di una piccola ferita in una zona periferica del corpo, l’avanzamento verso il cervello sarà più lento. Al contrario se la ferita è profonda e in zone vicine alla testa il tempo a disposizione sarà molto meno.
EDUCAZIONE E PREVENZIONE
L’esistenza del vaccino e di una profilassi efficacie permette di guardare alla lotta contro la rabbia con un certo ottimismo, tanto che l’ONU si è posta l’obiettivo di azzerare entro pochi anni i decessi. E’ tuttavia indispensabile agire con più forza sul fronte della prevenzione e dell’educazione della popolazione nei Paesi a rischio, favorendo ad esempio i programmi di vaccinazione sugli animali selvatici e domestici nelle aree endemiche, nonché sensibilizzando le persone anche nelle zone più povere a sottoporsi alla profilassi in caso di morsi o contatti a rischio.
L'ospedale calabriano di Marituba festeggia il 25° anniversario di fondazione

Il 29 agosto 1997, esattamente 25 anni fa, iniziava ufficialmente le proprie attività l’ospedale Divina Provvidenza di Marituba, fondato dall’Opera Don Calabria nell’Amazzonia brasiliana. Da piccolo nosocomio al servizio di una ex colonia di lebbrosi, oggi l’HDP è diventato un ospedale all’avanguardia e sta sviluppando un solido legame di collaborazione con il “Sacro Cuore”.
Le celebrazioni per il 25°
Proprio nell’anno in cui il “Sacro Cuore” celebra il centenario, un altro ospedale dell’Opera Don Calabria ricorda un importante anniversario. Si tratta del “Divina Provvidenza” di Marituba, nell’Amazzonia brasiliana, che proprio in questi giorni ha festeggiato i 25 anni di vita. Era infatti il 29 agosto 1997 quando la struttura dei Poveri Servi della Divina Provvidenza iniziava ufficialmente l’attività di assistenza in una ex colonia per lebbrosi diventata nel frattempo una città all’estrema periferia di Belem, capitale dello stato del Parà.

I 25 anni sono stati celebrati con una S. Messa presieduta lo scorso 26 agosto dall’arcivescovo di Belem, mons. Alberto Taveira Corrêa, che nell’omelia ha ringraziato l’Opera Don Calabria per l’impegno in questa terra e ha ricordato che in questo luogo si possono toccare con mano i miracoli che Dio sa compiere attraverso gli uomini. Dopo la Messa è stata scoperta una targa commemorativa dei 25 anni e sono stati consegnati riconoscimenti alle persone e alle associazioni che in questi anni hanno contribuito in modo particolare allo sviluppo dell’ospedale. Inoltre con l’occasione è stato effettuato il taglio del nastro del nuovo “Centro per il parto naturale” con 26 posti letto dedicato al dr. Avelar Feitosa, già direttore sanitario del nosocomio e deceduto nel 2020 a causa del Covid.

Oltre al direttore generale dell’ospedale, padre Alves Tchilunda, e altre autorità, all’evento era presente anche fratel Gedovar Nazzari, attuale presidente dell’IRCCS di Negrar e uno dei principali protagonisti nella fondazione dell’ospedale “Divina Provvidenza”. L’ospedale era il sogno di monsignor Aristide Pirovano, vescovo del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) che a Marituba aveva dedicato gli ultimi anni della sua vita insieme all’amico imprenditore Marcello Candia. Fratel Nazzari collaborò con mons. Pirovano per mettere in pratica quel sogno, anche grazie all’aiuto dell’ingegnere Terezinha Botelho che si occupò del progetto.
Un po’ di storia
I lavori, iniziati nel 1992, terminarono nel 1996 e mons. Pirovano potè celebrare Messa tra le mura dell’ospedale nella sua ultima visita in Amazzonia. Inizialmente la struttura doveva servire per dare assistenza sanitaria qualificata agli ex lebbrosi della colonia, che a causa della loro malattia presentavano una serie di problematiche di tipo neurologico, ortopedico e molto altro. Tuttavia ben presto fu chiaro che il “Divina Provvidenza” poteva avere una funzione molto più ampia perché la città di Marituba si stava sviluppando a grande velocità.
Nel video in fondo è raccontata la storia dell’ospedale (in lingua portoghese).
L’ospedale oggi
Oggi l’ospedale è punto di riferimento per l’assistenza agli abitanti di circa 30 municipi della grande Belem, con un bacino di un milione e mezzo di persone. La struttura si sviluppa su sei edifici per un totale di quasi 80mila metri quadri. L’ospedale è costituito principalmente dai quattro reparti di Medicina, Ginecologia e Ostetricia, Chirurgia generale e Pediatria. Vengono erogate anche prestazioni specialistiche in molti altri ambiti, come Nefrologia, Neurologia, Ortopedia e Traumatologia, Pneumologia.
L’HDP, ha una capacità di 137 posti letto e fa parte del “Sistema Único de Saúde” brasiliano, l’equivalente in Italia del Servizio Sanitario Nazionale. Dal 2002 il Ministero della Salute gli ha assegnato il titolo di “Ospedale Amico del Bambino”, per il forte impegno del servizio pediatrico a promuovere e praticare l’allattamento al seno. Nel 2021 ha erogato 230.016 prestazioni sanitarie con 8.613 ricoveri. I collaboratori dell’ospedale nel 2021 erano 564. Inoltre l’ospedale si trova al centro di una rete sanitaria che comprende altre attività gestite dai Poveri Servi della Divina Provvidenza in città. Ci sono infatti l’abrigo Joao Paulo II, dove risiedono i lebbrosi più anziani, il Centro Dermatologico Marcello Candia, due centri di salute e una casa che ospita giovani con grave disabilità congenita. Durante le ondate della pandemia Covid l’ospedale è stato impegnato in prima linea, prendendosi cura di 250 pazienti nel biennio 2020-21.
La collaborazione con l’IRCCS di Negrar
Da molti anni il “Divina Provvidenza” ha un legame molto stretto con l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar grazie a vari progetti di collaborazione e all’impegno di tanti volontari che da Negrar si sono recati a Marituba per portare il loro contributo di professionalità (al 25° era presente il dr. Claudio Bianconi, vera e propria anima di questi scambi tar Negrar e Marituba insieme al dr. Carlo Pomari e tanti altri). Legame rafforzato negli ultimi anni dalla creazione del Sistema Calabriano di Sanità che favorisce il coordinamento tra i quattro ospedali dell’Opera Don Calabria nel mondo (oltre a Negrar e Marituba ci sono i nosocomi di Manila e Luanda).
Tra le collaborazioni attualmente in atto va ricordato in particolare il progetto per la creazione di un Centro di Ricerca Clinica a Marituba che sarà luogo di studio privilegiato sulle malattie infettive e tropicali, settore per il quale il Sacro Cuore è istituto di ricovero e cura a carattere scientifico.
Ai festeggiamenti per il 25° dell’ospedale Divina Provvidenza erano presenti anche le associazioni che maggiormente hanno contribuito in questo tempo allo sviluppo della realtà di Marituba. Tra esse Don Calabria Missioni, gli Amici di monsignor Pirovano, la Fondazione Marcello Candia, la Fondazione Montserrat, il Comitato Amici di San Giovanni Calabria.
Nominati i nuovi responsabili delle Delegazioni dell'Opera Don Calabria

Nei giorni scorsi il Casante don Massimiliano Parrella, insieme al Consiglio Generale, ha nominato i nuovi Delegati dei Poveri Servi della Divina Provvidenza che avranno la responsabilità di guidare la Congregazione nei vari territori dove essa è presente. Inoltre sono stati nominati i consiglieri che affiancheranno ogni Delegato.
La Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, tra le cui attività è compreso anche l’IRCCS “Sacro Cuore Don Calabria”, è presente in tredici Paesi e in tutti e cinque i continenti. Per governare una realtà così estesa e complessa, la Congregazione è strutturata con sei Delegazioni e una Missione, ognuna delle quali è guidata da un responsabile nominato dal Casante e affiancato da un “Consiglio di Delegazione”.
Il rinnovo degli incarichi nei vari territori avviene normalmente dopo il Capitolo Generale della Congregazione e anche quest’anno è stato così. Infatti dopo il XII Capitolo, svoltosi nel mese di maggio, è iniziata una fase di consultazione dei vari religiosi dell’Opera che hanno espresso il loro parere sui possibili nuovi Delegati e sui loro “consiglieri”.
Una volta terminata la consultazione, e sentito il parere del Consiglio Generale, il Casante don Massimiliano Parrella nei giorni scorsi ha quindi nominato i nuovi Delegati e in un secondo momento anche i Consigli delle Delegazioni. Ecco una panoramica delle varie nomine:
DELEGAZIONE EUROPEA SAN GIOVANNI CALABRIA (ITALIA, PORTOGALLO, ROMANIA)
Delegato: don Valdecir Tressoldi
Consiglieri: don Gustavo Lissa, don Miguel Tofful, fratel Olinto Bet, fratel Andrea Bennati
DELEGAZIONE NOSSA SENHORA APARECIDA (BRASILE)
Delegato: don Jaime Bernardi
Consiglieri: don Gustavo Bonassi, don Everton Rodriguez dos Santos, fratel Jacob Tonon, fratel Silvio da Silva
DELEGAZIONE MARIA INMACULADA (ARGENTINA, URUGUAY PARAGUAY, REPUBBLICA DOMINICANA)
Delegato: don Jorge Conti
Consiglieri: don Guillermo Puente, don Marcial Grageda, fratel Adolfo Benitez, fratel Josè Luis Ojeda
DELEGAZIONE ISH KRIPA (INDIA)
Delegato: don Manoj A. Ethirvelil
Consiglieri: don Antony Sebastian Veliyapalliyil, don Tijish Thomas Vadakkel, fratel Ravi Babu Bulla, fratel Biju A. Ethirvelil
DELEGAZIONE MARY MOTHER OF THE POOR (FILIPPINE, PAPUA NUOVA GUINEA)
Delegato: don Marvin Tadena
Consiglieri: don Mark Jonnel Magos, Melchizedek Palinawan De Lara, don Ronaldo Eborde, fratel Edison Visaya
DELEGAZIONE MAMA MUXIMA (ANGOLA)
Delegato: don Alberto Sissimo
Consiglieri: don Filipe Ulica, don Carlos Tavares, fratel Josè Rui, fratel Carlo Toninello
MISSIONE SAINT JOSEPH (KENYA)
Responsabile di Missione: don Aneesh Payyalayil
Consiglieri di Missione: don Felix Salvat, don Daniel Masin
Compito principale dei Delegati, come indicato nell’art. 170 delle Costituzioni dei Poveri Servi, “è quello di coordinare e di favorire la vita e la missione delle comunità religiose a lui affidate, richiamando la fedeltà allo spirito e al carisma proprio della Congregazione, promuovendo la comunione fraterna e il vero servizio ai poveri nella carità di Cristo”. Compito dei consigli è affiancare i Delegati nell’accompagnare la vita dei religiosi e la missione delle comunità.
Per maggiori informazioni è possibile cliccare sui seguenti link che rimandano al sito dell’Opera Don Calabria:
Aperte le pre-iscrizioni al Corso per Operatori Socio Sanitari

Il corso per diventare OSS dura mille ore, di cui oltre la metà di tirocinio, e prevede di formare figure professionali che possono lavorare in diverse strutture e con diverse tipologie di utenti. L’organizzazione è a cura di Medialabor, che fa parte del Centro Polifunzionale Don Calabria di Verona ed è provider accreditato dalla Regione Veneto, in collaborazione con l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria
Quella dell’Operatore Socio Sanitario è una figura di supporto molto importante che può lavorare vicino a varie tipologie di soggetti fragili, dagli ammalati agli anziani, dai bambini ai disabili. Per questo è importante che coloro che intraprendono questa professione ricevano da subito una adeguata formazione multidisciplinare con la possibilità di sperimentarsi sul campo. Ed è proprio la formazione di nuovi OSS l’obiettivo del corso promosso da Medialabor, provider accreditato dalla Regione Veneto, in collaborazione con l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria.
Il corso dura mille ore di cui 520 di tirocini che verranno svolti presso le varie realtà sanitarie e socio-sanitarie della Cittadella della Carità di Negrar. Le pre-iscrizioni sono aperte e una volta raggiunto il numero sufficiente si procederà ad una selezione dei partecipanti prima dell’inizio del corso vero e proprio.
Per informazioni e pre-iscrizioni:
- Tel. 045.8184.950 (Medialabor, da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13)
- Sito: www.formazionedoncalabria.it/CorsiAbilitanti.aspx
LOCANDINA DEL CORSO (cliccare per ingrandire)
Il radioterapista oncologo Rosario Mazzola riceve il premio "Young Investigator Award 2022"

E’ un prestigioso riconoscimento per la ricerca scientifica nel campo della radiochirurgia e radioterapia stereotassica quello consegnato al dr. Mazzola, in forza al Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata diretto dal prof. Filippo Alongi, a Milano durante il 15° Congresso Internazionale di Radiochirurgia
Il dott. Rosario Mazzola, radioterapista oncologo del Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata, diretto dal professor Filippo Alongi, è stato insignito del riconoscimento “Young Investigator Award 2022” per i contributi scientifici nel campo della Radiochirurgia e Radioterapia stereotassica per la cura delle patologie oncologiche.
Il premio rientra nell’ambito del 15^ Congresso Internazionale di Radiochirurgia, che si è tenuto a Milano dal 19 al 23 giugno con la presenza di radio-oncologi, neurochirurghi, fisici sanitari e radiobiologi di rinomata fama internazionale provenienti da tutti i continenti.
Da tempo il Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria rappresenta un punto di riferimento nazionale ed internazionale in questo ambito clinico. Tale riconoscimento rimarca, ancora una volta, il livello delle eccellenze professionali e tecnologiche che l’ospedale di Negrar valorizza al servizio dei propri pazienti.
Nella foto: il momento della premiazione del dottor Mazzola (al centro); a destra la dottoressa Laura Fariselli, direttore della Radioterapia dell’Istituto Carlo Besta di Milano e presidente del Congresso, a sinistra il professor Marc Levivier, ordinario di Neurochirurgia presso l’Università di Losanna e vicepresidente del Congresso.
Covid 19: cosa contraddistingue questa ondata estiva

Cos’è una variante di un virus? Perché si impone? Cosa è dovuta l’alta contagiosit? Gli attuali vaccini ci proteggono ancora? La virologa Concetta Castilletti fa il punto sulla nuova ondata di contagi che caratterizza questa estate.

Facciamo il punto sulla nuova ondata di contagi Covid -19 con la dottoressa Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa di Virologia dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria
Questa ondata estiva è caratterizzata dalla sottovariante Omicron BA.5. Che cos’è una variante e una sottovariante del virus?
Tutti i virus, così come tutti gli esseri viventi, si moltiplicano per sopravvivere. Ma la natura non è perfetta e così, in questo processo di replicazione all’interno delle cellule, il virus può “mutare”; possono cioè verificarsi errori casuali nel processo di “copiatura” del genoma virale, e le nuove copie di RNA possono contenere variazione rispetto al genoma originario. La maggior parte delle mutazioni non ha un impatto significativo sulla diffusione del virus, ma alcune mutazioni o combinazioni di mutazioni possono fornire al virus un vantaggio evolutivo, come una maggiore trasmissibilità o la capacità di eludere la risposta immunitaria dell’ospite, che nel caso del Sars Cov2 è l’uomo. Darwin ci ha insegnato che il più forte, quello che si adatta meglio all’ambiente, sopravvive. Se quindi una mutazione del genoma, generatasi casualmente, permette a questo “nuovo” virus (variante) di riprodursi con maggiore efficienza e rapidità e/o di adattarsi meglio all’ambiente nel quale si trova, può diventare dominante e soppiantare il ceppo originario o altre varianti meno efficienti dal punto di vista evolutivo. Sempre per quanto il SARS-CoV-2 le variazioni avvengono a livello di mutazioni della proteina Spike, presente sull’involucro esterno. Una sottovariante è un virus che rispetto alla variante originaria ha subito qualche altra mutazione non tale da differire completamente.
Perché le varianti sono sempre più contagiose delle precedenti? Avviene per ogni virus o il SARS-Cov-2 fa eccezione? E perché sempre per il SARS-CoV-2 la maggiore contagiosità corrisponde a una minore pericolosità?
Le varianti che “vincono” sono quelle le cui nuove mutazioni sono più convenienti per il virus soprattutto in termini di capacità di diffusione e quindi di maggiore contagiosità. Tuttavia maggiore contagiosità non sempre si associa a minore pericolosità, per questo motivo bisogna mantenere elevato il livello di attenzione e monitorare l’andamento dell’evoluzione del virus.
Eravamo convinti che il caldo fosse una condizione climatica sfavorevole per il virus, invece…
Non è soltanto il caldo a sfavorire la diffusione di un virus che si propaga per via aerea, ma anche il fatto che con l’estate stiamo molto meno in ambienti chiusi e poco arieggiati. Purtroppo la vita all’aperto fa ben poco di fronte a una variante che ha un RT parti a 15-17 (maggiore anche rispetto a quello del morbillo) contro l’RT 2 del virus di Wuhan o il 7 del Delta. Significa che ogni persona contagiata ne contagia 15-17.
Sentiamo spesso la frase: ho fatto tre dosi, ho preso il Covid e sono stato/a pure male. I vaccini hanno fallito?
Le sperimentazioni che hanno portato all’immissione in commercio dei vaccini, avevano dimostrato la loro efficacia nel proteggere dalla malattia grave, non dall’infezione. Questo accade normalmente anche con i virus influenzali per i quali la maggior parte di noi non è vaccinata ma ha acquisito negli anni un’immunità naturale che ci protegge dalle forme influenzali gravi. Non per questo l’influenza stagionale non causa una sintomatologia che ti costringe a stare a casa con sintomi non lievi come raffreddore, mal di gola, cefalea, febbre anche alta, spesso accompagnata da dolori alle ossa e alle articolazioni. Il vaccino ci ha protetto e ci protegge dalle complicanze gravi del COVID-19, come le polmoniti bilaterali interstiziale, quelle che riempivano le terapie ed erano causa di decessi. Oggi non sono scomparse, ma sicuramente rare. Un dato è indiscutibile: in questi giorni il tasso di positività va oltre il 20%, ma gli ospedali non sono più in affanno come lo erano prima dei vaccini
Se il virus è così mutato rispetto al ceppo originario di Wuhan, i test diagnostici sono ancora efficaci?
Per evitare che i kit perdano efficacia si scelgono tratti del genoma del virus non soggetti a mutazione proprio perché mantengano affidabilità. Questo vale sia per i tamponi antigenici sia per i molecolari il cui livello di precisione è decisamente migliorato rispetto all’inizio della pandemia. Inoltre, di solito i test molecolari non si basano sulla ricerca di un solo gene, ma due o tre ed è molto difficile che in tutti i geni oggetto della ricerca siano presenti mutazioni che possono inficiare il risultato del test.
Infine, la sorveglianza sull’ è molto attiva e tutta la comunità scientifica internazionale è in contatto proprio per monitorare questo aspetto.
Se i vaccini sono stati realizzati su il ceppo originario di Wuhan perché è consigliabile ai fragili ed agli anziani effettuare già ora la quarta dose?
Il vaccino attuale, pur se basato sul ceppo originario, ci protegge dalle forme gravi perché la vaccinazione stimola una risposta specifica di tutto il nostro sistema immunitario. Il soggetto vaccinato produce, quindi, sia anticorpi specifici che cellule che riconoscono il virus e le cellule infette e contrastano la malattia. I soggetti fragili e gli anziani hanno spesso una capacità ridotta di rispondere alla vaccinazione, per tale motivo è consigliato effettuare un richiamo già da ora, soprattutto vista la velocità di diffusione di queste nuove sottovarianti cosi contagiose.
In autunno avremo i vaccini che proteggono anche dalle varianti o tale protezione arriverà solo dai vaccini universali?
Probabilmente i vaccini “bivalenti” che saranno disponibili in autunno saranno ancora più efficaci nel difenderci dalle varianti che conosciamo. È auspicabile lo sviluppo di un vaccino cosiddetto anti pancoronavirus che ci possa proteggere dalle forme gravi causate anche da “nuovi” betacoronavirus.
Servono ancora le mascherine?
Purtroppo non siamo ancora arrivati alla tanto desiderata fase di endemia, quindi in situazioni al chiuso e di assembramento indossare la mascherina è ancora un’abitudine da mantenere. Come il distanziamento e il lavaggio frequente delle mani.
Calcoli alla colecisti: quando è necessario asportarla chirurgicamente

Nel video qui sotto, la dottoressa Irene Gentile, chirurgo della Chirurgia Generale diretta dal dottor Giacomo Ruffo, affronta il tema delle patologie della colecisti, comunemente chiamata cistifellea.
La colecisti è una sorta di serbatorio delle vie biliani in cui viene raccolta, concentrata ed emulsionata la bile, prodotta dal fegato per la digestione degli alimenti più complessi. Quando la concentrazione della bile non è in equilibrio tra i suoi vari componenti si formano delle cristallizzazioni, i cosidetti calcoli. Una condizione molto diffusa: si stima che il 20% della popolazione se sottoposta a ecografia alla cistifelia presenta dei calcoli.
Questo tuttavia non significa che la presenza di un calcolo comporti il cattivo funzionamento della cistifelia e non tutte le cistifelie che presentano calcoli devono essere asportate. Per questo è necessario riferirsi a una specialista quando si manifestano sintomi (dolore, gonfiore dopo i pasti) che di lieve rilevanza
Breve profilo del nuovo Casante, della Madre e dei loro Consigli

Domenica 29 maggio si sono conclusi i Capitoli Generali dei Poveri Servi e delle Povere Serve della Divina Provvidenza, durante i quali sono stati eletti il nuovo Casante, che è don Massimiliano Parrella, e la Madre Generale, che è la riconfermata Sor. Lucia Bressan. Inoltre sono stati eletti i nuovi Consigli Generali che li affiancheranno.
Si sono conclusi i XII Capitoli Generali dei Poveri Servi e delle Povere Serve della Divina Provvidenza, celebrati a Maguzzano per tutto il mese di maggio. Si tratta di un evento che accade ogni sei anni, durante il quale si riuniscono i rappresentanti delle due Congregazioni provenienti da tutte le parti del mondo.
Negli incontri assembleari i religiosi e le religiose di don Calabria si sono confrontati sulle sfide che attendono l’Opera calabriana nei prossimi anni, avviando un lavoro di rinnovamento all’insegna della comunione e della sinodalità tra Fratelli e Sorelle e con i Laici. Sul sito dell’Opera è possibile leggere il messaggio finale dei capitolari alla Famiglia Calabriana (vedi messaggio), mentre il documento finale del Capitolo che contiene gli obiettivi dei prossimi anni sarà divulgato tra pochi giorni.
Durante i Capitoli c’è stato anche il rinnovo delle cariche apicali delle Congregazioni. In particolare è stato eletto il nuovo Casante, ovvero il successore di don Calabria alla guida dell’Opera; e poi la nuova Madre delle Sorelle e i Consigli Generali.
Il nuovo Casante e il suo Consiglio
Il nuovo Casante è don Massimiliano Parrella, eletto dai 38 capitolari dei Poveri Servi nella mattina di mercoledì 25 maggio. Don Max, di 45 anni e di nazionalità italiana, diventa dunque il settimo successore di don Calabria, succedendo a don Miguel Tofful che era alla guida dell’Opera dal 2008. L’ultimo Casante italiano prima di don Parrella era stato don Pietro Cunegatti, il cui mandato era terminato 26 anni fa.
Nella visione originaria di don Calabria il Casante, che letteralmente significa custode, ha il compito di vegliare sul rispetto dello spirito puro e genuino dell’Opera per conto del suo vero padrone che è Dio Padre. Questo sarà dunque il compito di don Massimiliano per i prossimi sei anni, fino al Capitolo Generale del 2028.
Don Massimiliano Parrella, originario di Roma, ha emesso la sua prima professione come Povero Servo della Divina Provvidenza nel 2003. E’ sacerdote dal 2007. Dopo i primi anni di formazione trascorsi a Verona tra le case di via San Marco, Nazareth e San Giacomo l’obbedienza lo ha chiamato a Roma come parroco della parrocchia calabriana di Santa Maria Assunta e San Giuseppe, a Primavalle. Incarico che ha ricoperto fino a oggi, quando il Capitolo lo ha chiamato ad essere Casante di tutta l’Opera fondata da San Giovanni Calabria.
Successivamente i capitolari hanno eletto il nuovo Consiglio Generale. Ne fanno parte: l’argentino don Fernando Speranza (49), vicario generale; don Bineesh Mancheril, indiano (38), fratel Gedovar Nazzari, brasiliano (65) che è anche presidente dell’ospedale di Negrar e fratel Lino Busi, italiano (55). I quattro eletti faranno parte del Consiglio Generale insieme al nuovo Casante e resteranno in carica fino al prossimo Capitolo nel 2028.
La Madre Generale e il suo Consiglio
Sempre il 25 maggio le Sorelle Capitolari hanno eletto la loro Madre Generale, confermando nell’incarico Sor. Lucia Bressan, 59 anni e nativa di Treviso. Madre Lucia, che aveva già questo incarico nel sessennio appena trascorso, è l’ottava Madre Generale della Congregazione. Guiderà le Povere Serve della Divina Provvidenza per i prossimi sei anni fino al 2028.
Anche le Sorelle hanno scelto il loro nuovo Consiglio Generale. Sono state elette Sor. Loris Teresinha Trevisol, brasiliana di 58 anni, come vicaria generale; Sor. Raquel Serejo, brasiliana (40); Sor. Ionà Maria Dos Santos, brasiliana (52); Sor. Luigia Campi, italiana (56).












