La tubercolosi al tempo dei grandi flussi migratori

Venerdì 24 marzo si celebra la Giornata mondiale per la lotta alla tubercolosi che ancora oggi miete quasi due milioni di vittime all’anno. Una malattia contro la quale è impegnato in prima linea anche il Centro per le Malattie Tropicali di Negrar
Esiste un rischio che la tubercolosi torni a diffondersi in Italia dopo oltre 60 anni in cui la sua incidenza è costantemente calata? Quali sono i legami tra questa malattia e l’aumento dei migranti che percorrono la rotta del Mediterraneo? E ancora: sono giustificati gli allarmismi che di tanto in tanto rimbalzano sui media per la scoperta di qualche nuovo caso di TB? L’occasione per fare il punto della situazione è la giornata mondiale contro questa malattia, che si celebra venerdì 24 marzo.
La tubercolosi è tuttora considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come uno dei “big killer”, ovvero una delle malattie che fanno più vittime al mondo. Secondo le stime dell’OMS, nel 2015 più di dieci milioni di persone si sono ammalate, mentre quasi due milioni sono morte di TB, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo in Asia e Africa. In Italia i dati parlano di 3700 nuovi casi notificati, vale a dire una media di dieci al giorno, con oltre 350 decessi. Alcuni casi di tubercolosi sono trattati anche al Sacro Cuore presso il Centro per le Malattie Tropicali, dove nel 2016 ci sono stati 38 ricoveri per questa patologia.
“L’Italia è fra i Paesi a più bassa incidenza di TB, con circa 5 casi ogni 100mila abitanti – dice la dottoressa Paola Rodari (vedi foto), medico infettivologo e ricercatrice presso il CMT, diretto dal dottor Zeno Bisoffi – Le diagnosi di TB sono equamente distribuite tra i migranti e gli italiani. Nel primo caso si tratta di persone che hanno contratto l’infezione nel loro Paese di origine e che sviluppano la malattia da noi, anche a causa dello sradicamento sociale a cui sono sottoposte; tra gli italiani si ammalano soprattutto gli anziani, che sono entrati in contatto con i micobatteri quando erano giovani e ora sviluppano la malattia perché le difese immunitarie tendono ad indebolirsi con l’avanzare dell’età”.
Le possibilità che la tubercolosi possa diffondersi di pari passo con l’aumento dei migranti sono invece considerate molto basse. “La TB può interessare qualsiasi organo, ma è contagiosa solo se sono colpiti i polmoni – prosegue Rodari – tuttavia, anche in questo caso, il contagio può avvenire solo a seguito di un contatto stretto con una persona malata, come condividere una stanza non ventilata per almeno 8 ore. Tra l’altro già negli scorsi anni sono stati pubblicati in Europa degli studi che dimostrano che i ceppi di micobatteri che causano la malattia nella popolazione locale sono diversi da quelli dei migranti, a conferma del fatto che spesso la paura di alcune malattie non ha un fondamento logico”.
In realtà solo il 10% delle persone che contraggono l’infezione tubercolare sviluppano la malattia attiva nel corso della vita. Il restante 90% non ha nessun sintomo e non è contagioso. In entrambi i casi, infezione latente o malattia attiva, risulta comunque fondamentale una diagnosi precoce, in quanto esistono trattamenti che permettono di curare e tenere sotto controllo la TB. Per questo si dovrebbe attuare una politica di screening capillare sulla popolazione a rischio, a cominciare dai migranti richiedenti asilo, che al loro arrivo in Italia vengono sottoposti a controlli nelle strutture specializzate tra le quali anche il Sacro Cuore.
Qualora ad un paziente venga diagnosticata la malattia attiva a localizzazione polmonare, si procede al ricovero in regime di isolamento. In tal senso il reparto di Malattie Tropicali del Sacro Cuore, da poco rinnovato, dispone di 7 stanze doppie a medio isolamento e due stanze singole ad alto isolamento per un totale di 16 posti letto. L’isolamento respiratorio è garantito dalla pressione controllata nelle stanze: in sostanza la pressione all’interno è negativa (ovvero più bassa nella stanza del paziente rispetto ai locali adiacenti) impedendo così all’agente patogeno di diffondersi all’esterno della stanza stessa. Inoltre ogni stanza è dotata di un’anticamera-filtro che separa l’esterno dall’accesso al locale. Anche le porte sono controllate elettronicamente (vedi presentazione del nuovo reparto).
“La terapia nella fase acuta della malattia consiste in un cocktail di quattro farmaci somministrati per due mesi. In seguito la cura prosegue per almeno quattro mesi con due farmaci. Per contro, l’infezione latente viene individuata con un esame del sangue: in questo caso la terapia consiste in un solo farmaco e permette di prevenire il successivo sviluppo della malattia”, aggiunge la dottoressa Rodari.
Allargando lo sguardo al problema TB a livello mondiale, nel 2015 l’OMS ha varato il piano “End TB”, che viene rilanciato anche in occasione della giornata mondiale di quest’anno. Tale piano si pone l’obiettivo di diminuire del 95% i decessi e del 90% il numero di ammalati entro il 2035. Risultati che l’OMS vuole raggiungere principalmente garantendo l’accesso alla diagnosi e alla cura per milioni di persone nei Paesi poveri. Non a caso la tubercolosi è considerata una malattia strettamente legata alla povertà, perché diversamente sarebbe stata già sconfitta grazie all’efficacia delle cure disponibili.
matteo.cavejari@sacrocuore.it
Giornata mondiale del sonno: gli eventi del Centro di Negrar

Il 20% della popolazione assume sonniferi, ma si può combattere l’insonnia anche senza farmaci, come verrà illustrato sabato 18 marzo al Centro diagnostico di via San Marco, uno degli appuntamenti per sensibilizzare sull’importanza di un buon riposo
Circa il 20% della popolazione assume sonniferi affinché la notte non si trasformi in un incubo. Per molte persone si tratta di una terapia inevitabile, ma per altre i rimedi potrebbero essere del tutto naturali, come seguire alcune regole del dormire bene o praticare delle tecniche di rilassamento per scivolare senza problemi nelle braccia di Morfeo. E’ il messaggio che vuole dare il Centro di Medicina del sonno dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria in occasione della Giornata del sonno che si celebra in tutto il mondo venerdì 17 marzo.
In collaborazione con l’associazione non profit Informasonno, il Centro, di cui è responsabile il neurologo Gianluca Rossato, ha realizzato in proposito un ricco programma di iniziative (vedi allegato).
L’appuntamento clou si terrà sabato 18 marzo, alle 10, al Centro Diagnostico Terapeutico Ospedale Sacro Cuore (via san Marco 121, Verona) con una conferenza dal titolo “Curare l’insonnia senza farmaci, si può”. Grazie alla presenza del dottor Rossato e del dottor Daniele Di Pauli, psicologo cognitivo-comportamentale, saranno illustrate le norme di igiene del sonno, ma anche le tecniche di rilassamento e i comportamenti che favoriscono il ritmo veglia-sonno.
“Restano valide le vecchie regole d’oro del dormire bene, come coricarsi sempre alla stessa ora ed evitare, insieme all’attività fisica serale, alcol, caffeina e fumo – spiega il dottor Rossato – Ma a queste aggiungerei anche quella di bandire i computer, i telefonini e i tablet prima di andare a letto. Essi emanano una luce a cosiddetta frequenza blu, la stessa del sole. Si tratta di una luce chiara, che provoca l’arresto della secrezione di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia. Più si tengono questi dispositivi a distanze ravvicinate, più il sonno rischia di essere compromesso”.
Meglio quindi abbandonare gli smartphone e immergersi in un libro per poi al mattino dedicarsi all’attività fisica, un altro rimedio naturale per ripristinare il ciclo sonno-veglia. Non a caso domenica 19 marzo dalle 8 alle 12.30 lo staff del Centro della Medicina del sonno e di Informasonno parteciperanno alla 44° Sgambata de San Giuseppe a Santa Maria in Stelle (Verona) organizzata dall’Unione marciatori veronesi. Mentre dalle 10 alle 18 saranno presenti con uno stand il piazza Bra, ospiti della Fiera del cioccolato artigianale.
“Il cacao e il cioccolato fondente sono alleati del buon riposo – prosegue il dottor Rossato -. Il magnesio contenuto in essi è un ottimo rilassante nervoso e muscolare, inoltre è in grado di mantenere ‘l’orologio biologico’ delle nostre cellule al passo con i cicli naturali ed ambientali giorno-notte e veglia-sonno”.
Quello dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria è un Centro AISM (Associazione Italiana Medicina del Sonno) ed effettua circa 2.500 visite all’anno. Nel 2016 nel reparto di Neurologia sono state effettuate oltre mille polisonnografie (un test diagnostico per i disturbi del sonno) e prescritti circa 400 dispositivi di ventilazione notturna per la terapia delle apnee.
Alla Pediatria la maglia della Tezenis: un canestro di generosità

Giorgio Boscagin, capitano della Tezenis Scaligera Basket, ha consegnato al reparto di Pediatria la maglia autografata da tutta la squadra, dono della storica famiglia dell’Amarone, Quintarelli
Questa mattina l’ospedale Sacro Cuore Don Calabria ha avuto un visita speciale: quella del capitano della Tezenis Scaligera Basket, Giorgio Boscagin che ha consegnato al reparto di Pediatria la maglia con gli autografi dei giocatori, dono della famiglia Quintarelli, storica produttrice dell’Amarone.
Il capitano l’ha affidata ad Andrea in rappresentanza di tutti i piccoli ospiti presenti al quarto piano del “Sacro Cuore”, diretto dal dottor Antonio Deganello.
Boscagin, originario di Caldiero, in questi giorni è stato un assiduo visitatore dell’ospedale di Negrar: infatti lo scorso 2 marzo nel reparto di Ginecologia e Ostetricia è nato Leonardo, primogenito del cestista veronese.
La consegna della maglia è l’ultimo anello di una catena di generosità. Infatti la famiglia Quintarelli l’ha avuta in premio per aver staccato l’assegno più alto all’asta di beneficenza che si è svolta sabato scorso a Villa Mosconi Bertani in occasione della seconda edizione della “Vetrina Amarone”.
Grazie alla manifestazione, promossa dal Comune di Negrar e dalla Pro Loco Salgari, sono stati raccolti oltre 5mila euro che andranno a finanziare alcuni progetti a Cittareale, a pochi chilometri da Amatrice, colpita duramente dal terremoto.
Alla famiglia Quintarelli e all'”ambasciatore” Giorgio Boscagin un grazie di cuore da parte di tutto l’ospedale e dai piccoli ospiti del reparto di Pediatria.
Quando e come è possibile curare l'insonnia senza farmaci

Le iniziative del Centro di Medicina del sonno del “Sacro Cuore Don Calabria” in occasione della Giornata mondiale del sonno: in programma una conferenza su come dormire bene anche senza farmaci. Un aiuto per Morfeo ? La cioccolata…
“Dormire bene, elisir di lunga vita” è il tema della Giornata mondiale del sonno 2017 che si celebra in tutto il mondo venerdì 17 marzo.
Anche quest’anno non potevano mancare le iniziative del Centro di Medicina del sonno dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria, di cui è responsabile il neurologo Gianluca Rossato, che ha realizzato un nutrito programma di eventi in collaborazione con l’associazione non profit Informasonno (vedi poster allegato).
Si inizia venerdì’ 17 marzo alle 10.15 con la diretta radiofonica dagli studi di Radio Adige (FM 97,5) durante la quale il dottor Rossato risponderà alle domande degli ascoltatori sui vari disturbi del sonno.
Il centro di Negrar, accreditato AISM (Associazione Italiana Medicina del Sonno), effettua circa 2.500 visite all’anno. Nel 2016 nel reparto di Neurologia sono state effettuate oltre mille polisonnografie (un test diagnostico per i disturbi del sonno) e prescritti circa 400 dispositivi di ventilazione notturna per la terapia delle apnee.
Il programma delle iniziative continua sabato 18 marzo, alle 10, quando al Centro Diagnostico-Terapeutico Ospedale Sacro Cuore (via San Marco 121, Verona) si terrà un incontro aperto alla cittadinanza sul tema “Curare l’insonnia senza farmaci, si può”. Durante l’incontro il dottor Rossato e il dottor Daniele Di Pauli, psicologo cognitivo-comportamentale, illustreranno le norme di igiene del sonno, ma anche le tecniche di rilassamento e i comportamenti che favoriscono il ritmo veglia-sonno, per evitare, se non è strettamente necessario, l’assunzione di sonniferi, rimedio a cui ricorre una larga parte di coloro che soffrono d’insonnia (circa il 20% della popolazione).
Sono invece due gli appuntamenti per domenica 19 marzo, all’insegna rispettivamente dell’attività fisica e del cioccolato, entrambi alleati del dormire bene. Dalle 8 alle 12.30 i medici e gli operatori del Centro di Medicina del sonno e i volontari di Informasonno parteciperanno alla quarantaquattresima Sgambada de San Giuseppe a Santa Maria in Stelle (Verona). Mentre dalle 10 alle 18 uno stand sarà in piazza Bra ospite della Fiera del cioccolato artigianale.
Per informazioni: centrodelsonno@sacrocuore.it
Sempre più vicina la sperimentazione sull'uomo della retina artificiale

Pubblicati sulla rivista “Nature Materials” gli eccellenti risultati dell’impianto del dispositivo sui ratti ciechi. A breve la sperimentazione preclinica sull’uomo che sarà effettuata dalla dottoressa Grazia Pertile all’ospedale Sacro Cuore Don Calabria
Un recupero funzionale efficace per oltre 10 mesi, senza infiammazione e senza degradazione del materiale della protesi. Sono i risultati dell’impianto della prima retina artificiale organica tutta made in Italy su ratti ciechi, pubblicati sulla rivista internazionale “Nature Materials”. Risultati che avvicinano ulteriormente la sperimentazione sull’uomo, prevista entro la seconda metà di quest’anno, al Sacro Cuore Don Calabria, nel Dipartimento di Oftalmologia, diretto dalla dottoressa Grazia Pertile (vedi foto della dottoressa Pertile e della sua equipe).
Allo studio multidisciplinare partecipano oltre all’Oculistica di Negrar, l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova – con il Centro di Neuroscienze e Tecnologie Sinaptiche (NSYN) e Centro di Nanoscienze e Tecnologie (CNST) Innovhub-SSI Milano e l’Università dell’Aquila (vedi video della partecipazione della dottoressa Pertile a Telethon su Raiuno lo scorso 16 dicembre).
La retina artificiale è stata impiantata in ratti ciechi del ceppo RCS, portatore di una mutazione spontanea in uno dei geni implicati nella Retinite pigmentosa umana, una malattia degenerativa della retina che porta alla cecità in età giovanile.
La retina artificiale è stata in grado di ripristinare il riflesso pupillare, le risposte corticali elettriche e metaboliche agli stimoli luminosi, la capacità di discriminazione spaziale (acuità visiva) e l’orientamento degli animali nell’ambiente guidato dalla luce. Questo importante recupero funzionale è rimasto efficace per oltre 10 mesi dopo l’impianto del dispositivo, senza causare infiammazione dei tessuti retinici o a degradazione dei materiali costituenti la protesi.
“Questo approccio – precisa il professor Fabio Benfenati, direttore del Centro IIT-NSYN di Genova- rappresenta un’importante alternativa ai metodi utilizzati fino ad oggi per ripristinare la capacità fotorecettiva dei neuroni. Rispetto ai due modelli di retina artificiale attualmente disponibili basati sulla tecnica del silicio, il nostro prototipo presenta indubbi vantaggi quali la spiccata tollerabilità, la lunga durata e totale autonomia di funzionamento, senza avere la necessità di una sorgente esterna di energia. Questi vantaggi ‘strutturali’ sono accompagnati da un ripristino della funzione visiva non solo per quanto riguarda la sensibilità alla luce, ma anche l’acuità visiva e l’attività metabolica della corteccia visiva.”
La retina artificiale è un polimero semiconduttore organico che si comporta in modo simile ai coni e bastoncelli, le cellule retiniche che naturalmente rispondono agli stimoli luminosi della retina. Si chiama P3HT ed è un semiconduttore utilizzato comunemente nelle celle solari, con una struttura a base di carbonio che risulta essere molto biocompatibile. Una volta impiantato sotto la retina, il polimero è in grado di catturare il segnale luminoso e trasformarlo in impulso elettrico, per poi inviarlo al cervello dove viene codificato in immagine.
Negli animali in cui è stata sperimentata, la retina con degenerazione dei fotorecettori, una volta a contatto con il polimero, recupera la sua fotosensibilità a livelli di luminosità paragonabili alla luce diurna e genera segnali elettrici che vengono inviati al nervo ottico in modo molto simile a quanto si verifica in una retina normale.
“L’utilizzo di questo materiale organico semiconduttore è stato decisivo nel superare diversi problemi – afferma il professor Guglielmo Lanzani, direttore del Centro IIT-CNST di Milano – Il fatto di essere organico lo rende soffice, leggero e flessibile, garantendo un’ottima biocompatibilità ed evitando complicazioni ai tessuti circostanti a garanzia di una lunga durata di funzionamento. Inoltre, i polimeri organici hanno la capacità di trasmettere impulsi elettronici e ionici senza grande dispersione di calore, che potrebbe causare ulteriori danni in una retina già oggetto di un processo degenerativo.”
“Speriamo di riuscire a replicare sull’uomo gli eccellenti risultati ottenuti su modelli animali – afferma la dottoressa Grazia Pertile, direttore del Dipartimento di Oftalmologia dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria – L’obiettivo è quello di ripristinare parzialmente la vista in pazienti resi ciechi dalla degenerazione dei fotorecettori che si verifica in numerose malattie genetiche della retina come ad esempio la retinite pigmentosa. Contiamo di poter effettuare la prima sperimentazione sull’uomo nella seconda metà di quest’anno e raccogliere i risultati preliminari nel corso del 2018. Questo impianto potrebbe rappresentare una svolta nel trattamento di patologie retiniche estremamente invalidanti”.
Lo studio è stato reso possibile grazie al finanziamento dell’IIT, della Fondazione Telethon, del Ministero della Salute e di Fondazioni private.
Ateneo di Verona e "Sacro Cuore": un "patto" per la ricerca sulle malattie tropicali

Firmata una convenzione tra due eccellenze nel campo delle patologie infettive e di importazione con il finanziamento da parte dell’ospedale di un posto di ruolo di professore associato
Una collaborazione ormai consolidata negli anni che oggi si trasforma in sinergia per la ricerca, la didattica e l’assistenza nell’ambito delle malattie tropicali.
Questa mattina nella sala Barbieri di Palazzo Giuliari, a Verona, l’Università scaligera e l’ospedale Sacro Cuore Don Calabria hanno stipulato una convenzione che prevede il finanziamento, da parte del nosocomio calabriano, di un posto di ruolo di professore associato del Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica.
Il docente – che sarà incaricato a seguito di un concorso pubblico – svolgerà l’attività clinica nel Centro per le Malattie Tropicali di Negrar, mentre quella didattica e di ricerca verrà espletata presso l’Ateneo veronese e al “Sacro Cuore Don Calabria”.
“E’ una giornata molto importante – ha detto il rettore Nicola Sartor – sia per l’Università di Verona sia per il “Sacro Cuore” anche per l’impegno finanziario assunto dall’ospedale, onere che per disposizioni ministeriali deve essere di quindici anni. Ma al di là di questo – ha proseguito – oggi ufficializziamo una sinergia tra due eccellenze: la Scuola di specializzazione in malattie infettive e tropicali, diretta dal professor Ettore Concia, la sola nel Triveneto. E il Centro per le Malattie Tropicali (nella foto l’équipe), diretto dal dottor Zeno Bisoffi, Centro di riferimento della Regione Veneto per le patologie di importazione”.
Entrambe le realtà hanno inoltre “diramazioni” internazionali: la Scuola di specializzazione dal 1992 invia gli studenti all’ospedale di Ngozi (Burundi) per approfondire lo studio delle patologie tropicali. Mentre l’ospedale di Negrar collabora con i nosocomi di Marituba (Brasile) e di Luanda (Angola).
“Con la firma della convenzione – ha affermato l’amministratore delegato del “Sacro Cuore Don Calabria”, Mario Piccinini – l’ospedale di Negrar ha l’importante opportunità di coprire un ruolo nella didattica e nella ricerca in una delle più prestigiose università italiane”.
Una firma all’insegna della continuità storica, ha sottolineato il dottor Piccinini, riferendosi alla nascita nel 1988 della Fondazione Don Giovanni Calabria per le Malattie Tropicali, che poi ha dato vita al Centro per le Malattie Tropicali l’anno successivo.
“Tra i promotori della Fondazione c’erano anche Giorgio Zanotto, Giambattista Rossi e Giorgio De Sandre, illustri veronesi che hanno avuto un ruolo chiave nella nascita dell’Università di Verona e della Facoltà di Medicina. La tradizione quindi continua – ha proseguito l’amministratore delegato – nella prospettiva della costruzione di un sistema tra gli ospedali del territorio, come il “Sacro Cuore”, e la nostra Università”.
Sulla rilevanza della convenzione è intervenuto anche il professor Ettore Concia, direttore della Clinica di Malattie Infettive e Tropicali. “Chi possiede le competenze in questo campo ha il dovere di metterle in comune in un mondo diventato villaggio globale, dove anche le malattie non hanno confini: oggi si ammala di patologie tropicali l’italiano che viaggia e ne soffre l’immigrato che viene da noi. Le malattie del futuro giungeranno dall’Africa. Lo stiamo già sperimentando: la patologia più nota è la malaria, non ancora sconfitta ma abbiamo visto le devastanti conseguenze di Ebola. Non se ne parla, ma in Brasile c’è un’epidemia di febbre gialla e il virus Zika desta preoccupazione”.
Invitabile domanda: ma i migranti portano da noi malattie? “La risposta è no. Soffrono prevalentemente di HIV, ma di un sierotipo diverso, possono quindi essere contagiati ma non contagiare. Altra patologia è la tubercolosi, ma a fronte di un aumento di casi tra i migranti, sta diminuendo l’incidenza tra gli italiani”.
Alla firma della convenzione sono intervenuti il professor Antonio Lupo, prorettore dell’Università di Verona, e il dottor Fabrizio Nicolis e il dottor Claudio Cracco, rispettivamente direttore sanitario e amministrativo dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria.
Testo: elena.zuppini@sacrocuore.it
Servizio fotografico: matteo.cavejari@sacrocuore.it
Ipertrofia prostatica: intervento più sicuro con il laser

E’ indicato in particolare per coloro che assumono farmaci anticoagulanti o antiaggreganti in quanto il laser diminuisce notevolmente il rischio di sanguinamento, come spiega il direttore dell’Urologia, Stefano Cavalleri
Grazie al laser, l’ipertrofia prostatica benigna può essere trattata in piena sicurezza anche in pazienti che assumono anticoagulanti.
Finora sono una ventina gli uomini che si sono sottoposti a enucleazione endoscopica di prostata con laser presso l’Urologia, diretta dal professor Stefano Cavalleri. Un intervento eseguito in anestesia spinale con dimissioni entro le 24-48 ore.
“L‘ipertrofia prostatica benigna è di certo la malattia urologica più diffusa e lo sarà sempre di più visto l’aumento della vita media – prosegue il professor Cavalleri -. Colpisce l’80% degli uomini che hanno superato i 50 anni e consiste nell’ingrossamento (adenoma) della parte centrale della prostata a causa di modificazioni ormonali. Il paziente manifesta difficoltà a svuotare la vescica fino al blocco della minzione con il ricorso urgente all’applicazione del catetere“.
Proprio a causa dell’età, molti pazienti che soffrono di ipertrofia benigna sono affetti da malattie cardiovascolari, patologie del sangue o sono portatori di stent coronarici, quindi costretti ad assumere farmaci anticoagulanti o antiaggreganti. Essendo la prostata un organo molto vascolarizzato, l’intervento tradizionale, in laparoscopia o in endoscopia, comporta per queste persone il rischio di forte sanguinamento.
“Il laser al Tullio consente d’intervenire senza che il paziente debba sospendere la terapia – prosegue l’urologo – e sostituirla con farmaci in grado di migliorare il sanguinamento senza però garantire una completa copertura sul fronte cardiaco”.
Il trattamento con il laser avviene sempre per via endoscopica“risalendo attraverso il pene e l’uretra fino alla prostata – descrive l’urologo.- Qui vengono visualizzati i lobi prostatici ingrossati che possono essere enucleati e quindi asportati oppure vaporizzati grazie alla elevata energia del laser. Riducendo al massimo il sanguinamento. Infatti il laser ha una grande capacità di coagulare sia il tessuto che i vasi sanguigni”.
Il decorso post operatorio del trattamento con il laser è migliore rispetto alla resezione endoscopica: il paziente, che durante l’intervento è completamente sveglio, può lasciare l’ospedale dopo una sola notte di degenza, acquista immediatamente le normali funzioni urinarie e viene lasciato libero dal catetere dopo 12 ore anziché 48 come avviene per i trattamenti tradizionali.
elena.zuppini@sacrocuore.it
Lavori in corso: portineria e ritiro referti sono trasferiti a Casa Perez

La portineria Don Calabria è stata chiusa e trasferita presso Casa Perez in seguito all’inizio dei lavori propedeutici per la nuova Palazzina “Uffici e Servizi”. All’interno tutte le indicazioni
A causa dei lavori propedeutici per la realizzazione della nuova Palazzina “Uffici e Servizi”, la portineria Don Calabria (a metà di viale Rizzardi) è stata chiusa e trasferita presso Casa Perez dove sarà possibile ritirare anche i referti. Rimane aperta la portineria dell’ospedale Sacro Cuore.
Per arrivare a Casa Perez dalla portineria del Don Calabria si deve tornare indietro lungo il viale alberato fino alla rotonda e qui prendere la prima deviazione a destra. Casa Perez è subito sulla destra (vedi foto).
Sono state affisse alcune segnalazioni per indicare il nuovo percorso pedonale e carrabile (vedi mappa).
Infarto miocardico acuto: il "Sacro Cuore" tra i più virtuosi d'Italia

Il dottor Guido Canali risponde a tutte le domande sull’infarto miocardico acuto e sul suo trattamento, riguardo al quale l’Agenas indica l’ospedale di Negrar tra le strutture con i migliori risultati
Come si riconoscono i sintomi dell’infarto miocardico acuto? Cosa si deve fare quando insorgono? Che cos’è l’angioplastica? A tutte queste e ad altre domande risponde il dottor Guido Canali, responsabile della Cardiologia interventistica, nella quale lo scorso anno sono state eseguite 850 coronarografie (l’esame diagnostico che precede l’angioplastica) e 310 angioplastiche, di cui 150 in urgenza (vedi video).
La Cardiologia dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria, diretta dal professor Enrico Barbieri, è operativa h24 per tutto l’arco dell’anno. Questo significa che entro mezzora dall’arrivo del paziente il personale è pronto nelle sale di Emodinamica per l’intervento.
Secondo i dati Agenas 2016 (Agenzia regionale per i servizi sanitari) per quanto riguarda il trattamento dell’infarto miocardico acuto l’ospedale di Negrar è uno dei migliori in Italia. Nel 2015 la mortalità a 30 giorni è stata del 7,96% contro la media nazionale del 9,03%. Mentre la proporzione di pazienti con infarto miocardico acuto trattati con angioplastica entro due giorni è del 75,95% contro una media nazionale del 43,32%.
“L’infarto acuto del miocardio – spiega il dottor Canali – si distingue in infarto con ST sopraslivellato (STEMI), che va sempre trattato nel minor tempo possibile dall’esordio dei sintomi in quanto ci troviamo di fronte ad un’occlusione completa della coronaria, e l’infarto NON ST sopraslivellati (NSTEMI). Quest’ultimo solitamente non presenta un’occlusione completa della coronaria ma una subocclusione che può essere più o meno importante. I pazienti di questo gruppo vanno trattati con coronarografia e angioplastica o subito o entro 48/72 ore in base all’andamento clinico. In questo gruppo possono anche esserci pazienti che, sempre per motivi clinici, non subiranno una coronaronarografia ma solo un trattamento medico”.
Il Sacro Cuore è sempre più "europeo"

‘ospedale di Negrar, unico nel Veneto, ha ottenuto l’accreditamento presso il Gruppo Informale degli Uffici di Rappresentanza Italiani a Bruxelles (GIURI). Si tratta di un importante punto d’appoggio per la partecipazione ai bandi in materia sanitaria
L’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria compie un nuovo passo verso l’Europa. E’ dello scorso mese di dicembre, infatti, l’avvenuto accreditamento della struttura scaligera presso il GIURI, il Gruppo Informale degli Uffici di Rappresentanza Italiani a Bruxelles.
L’organismo riunisce gli uffici italiani operanti nella ‘Capitale dell’Unione Europea’ e attivi nel campo della Ricerca e Innovazione. Ne fanno parte centri di ricerca, pubbliche amministrazioni centrali e regionali, associazioni di categoria, intermediari finanziari, istituti bancari e molte altre realtà. L’obiettivo di questo gruppo è facilitare e migliorare lo scambio di informazioni e la cooperazione tra i propri membri con particolare attenzione al Programma Quadro sulla Ricerca ed Innovazione dell’UE, denominato Horizon 2020.
Grazie a questo accredito, l’ospedale di Negrar sarà aggiornato con la massima tempestività sui bandi di imminente uscita in tema di sanità, oltreché sulle nuove politiche di salute della Commissione Europea. Inoltre il GIURI può fornire un supporto operativo nella progettazione per partecipare ai bandi europei, in quanto è coordinato dall’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea (APRE), che è il Punto di Contatto Nazionale per l’8° Programma Quadro Europeo sulla Ricerca ed Innovazione, appunto HORIZON 2020 (ed è quindi l’ente di riferimento per ricevere supporto nella stesura dei progetti e nella partecipazione ai bandi).
Il Sacro Cuore, ad oggi, è l’unico Ospedale veneto iscritto al Gruppo, il quale comprende altresì importanti strutture sanitarie e diversi IRCSS italiani.
Enrico Andreoli












