I bimbi adottati in Congo a Negrar per le visite

È il Centro per la salute del bambino adottato del Sacro Cuore Don Calabria a seguire i bambini congolesi vittime di una travagliata vicenda di adozione: un unicum in Italia per la stretta collaborazione con il Centro per le malattie tropicali

Stanno arrivando alla spicciolata a Negrar dopo essere giunti finalmente in Italia. Sono i bambini della Repubblica Democratica del Congo, vittime di un’incredibile vicenda di adozione che, dopo il blocco deciso da Kinshasa nel 2013, ha tenuto per anni molte famiglie italiane con il fiato sospeso.

Gli ultimi diciotto bimbi sono sbarcati nel nostro Paese lo scorso 10 giugno e sono attesi, come gli altri giunti precedentemente, al Centro per la salute del bambino adottato della Pediatria del “Sacro Cuore Don Calabria”, diretta dal dottor Antonio Deganello.

Attualmente sono in corso le visite dei bambini arrivati il 7 maggio e il 2 giugno scorsi, fra quali sono stati riscontrati un caso di malaria e un altro di malaria con parassitosi. Gli accertamenti medici sui bambini del Congo al “Sacro Cuore Don Calabria” sono diventati ormai una consuetudine, iniziata nel 2014 quando i dottori Gianmario De Stefano e Giorgio Zavarise, responsabili del Servizio, hanno visitato e curato il primo gruppo giunto in Italia.

Sono ventiquattro i Centri italiani ospedalieri di riferimento per i bambini adottati provenienti da altri Paesi, ma quello di Negrar ha una peculiarità che lo distingue dagli altri. Il Centro è nato ufficialmente nel 2002, tuttavia da sempre la Pediatria opera in stretta collaborazione con il Centro per le Malattie tropicali (CMT) e il relativo Laboratorio.

“Questo ci consente – spiega il dottor Zavarise – di avvalerci delle conoscenze dei medici del CMT e di poter ottenere una diagnosi entro un’ora per malattie come, per esempio, la malariaInoltre grazie al Laboratorio possiamo effettuare in loco le analisi dei campioni biologici per accertare o meno la presenza di parassitosi. Anzi possiamo avere i risultati sui campioni prima che il bimbo venga da noi, grazie al Servizio on line che permette di ricevere a casa i contenitori per la raccolta e di rispedirli a Negrar per le analisi”.

Il Centro segue il protocollo nazionale del Gruppo di lavoro del bambino migrante affiliato alla Società italiana di pediatria. “La quasi totalità dei nostri pazienti sono bambini adottati da famiglie che provengono da tutta Italia – spiega ancora il dottor Zavarise-. I figli di immigrati vengono seguiti dai canali ‘classici’ della Sanità pubblica, mentre finora non abbiamo visto minori profughi”. Il primo filtro è l’ambulatorio che esegue 500 visite all’anno, i ricoveri sono circa la metà.

Il continente di maggiore provenienza dei giovani pazienti è l’Africa (Etiopia in testa, poi Burkina Faso, Mali, Costa D’Avorio, Kenia e Congo), seguono l’India, il Vietnam, la Mongolia la Cina, l’America Latina (Brasile, Colombia, Ecuador, Bolivia e Cile) e l’Europa (soprattutto Russia e Polonia).

“Ci troviamo di fronte a un ampio ventaglio di possibili patologie – afferma il pediatra -. Insieme ad altri due Centri italiani, abbiamo deciso di differenziare i protocolli in base alla provenienza del bambino, tenendo fermi alcuni esami fondamentali. Questo permette un’azione mirata e un’accurata gestione delle risorse economiche“.

Nella consapevolezza, sottolinea e conclude Zavarise, “che quasi sempre abbiamo di fronte bambini con un vissuto difficile che non hanno bisogno di ulteriori traumi, quali sono le visite e i prelievi per i più piccoli. Quindi non è necessario, salvo urgenze, ‘aggredire’ il bambino con un immediato check up medico e sottoporlo a una batteria di accertamenti non indicati dalla provenienza e dal complessivo stato di salute del piccolo. Contrariamente c’è il rischio di costringerlo a rivivere quella condizione di istituto da cui spesso egli proviene”.

(nella foto allegata da sinistra il dottori Gianmario De Stefano, Giorgio Zavarise e Francesco Doro)


Progetti di Health 2.0: Info Day a Bruxelles

Il 7 e l’8 luglio si terranno eventi finalizzati all’assistenza nella ricerca di partner internazionali per lo sviluppo di progetti nel campo della medicina digitale. Parteciperà anche il dottor Giulio Molon del “Sacro Cuore” con la sua App My Pacemaker

I prossimi 7 e 8 luglio a Bruxelles la Commissione Europea organizza l’Open Info Day dedicato alla sezione “Health, Demographic Change and Wellbeing” del Programma Horizon 2020 (l’8° Programma quadro europeo sulla ricerca e innovazione 2014-2020). Il tema sarà incentrato sui prossimi bandi (le cosiddette “call”) per l’anno 2017.

In particolare il 7 luglio sono in programma gli eventi specifici “Health NCP Net 2.0” e “Fit forHealth 2.0” finalizzati all’assistenza nella ricerca di partner internazionali per lo sviluppo di progettualità transfrontaliere. La manifestazione darà supporto ai progetti sanitari del mondo della medicina, della ricerca e degli addetti alle ICT (Information and Communication Technology) con una piattaforma per la presentazione delle proprie idee.

Sempre di più nel corso di questi ultimi anni le Istituzioni comunitarie incentivano l’organizzazione di Info Day in tema sanitario per il confronto continuo e costruttivo tra i vari attori sparsi in Europa, cercando di seguire le evoluzioni che anche il mondo della salute sembra percorrere.

L’evento bruxellese può rappresentare uno stimolo importante per tutti i medici e i ricercatori che desiderino visibilità a livello europeo nell’ideazione o nell’ampliamento dei propri progetti di sanità elettronica e non solo.

In tale contesto parteciperà il dottor Giulio Molon, responsabile della Struttura semplice di Elettrofisiologia e cardiostimolazione, il quale, all’interno dello spazio dedicato della convention della Commissione, presenterà il proprio progetto di eHealth denominato “My Pacemaker

Enrico Andreoli


Inaugurate due sale operatorie per la day surgery

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Questa mattina in occasione della Festa del Sacro Cuore sono state inaugurate due nuove sale operatorie dedicate alla “chirurgia di giorno” con l’obiettivo di ridurre le liste di attesa per tutti gli interventi

Quella del Sacro Cuore è la festa per eccellenza dell’ospedale di Negrar. E come da tradizione anche il 3 giugno del 2016 è stato caratterizzato da un taglio del nastro e da un momento conviviale nel parco, dedicato a tutti gli operatori del nosocomio fondato da San Giovanni Calabria.

In mattinata il superiore generale dell’Opera Don Calabria, padre Miguel Tofful, ha impartito la benedizione inaugurale a due nuove sale operatorie dedicate alla day surgery, la chirurgia di giorno e situate all’interno di Casa Nogarè, a fianco dell’accettazione dei Poliambulatori (vedi video e interviste dell’inaugurazione). Si tratta di due sale che si distinguono per la tecnologia di ultima generazione utilizzata nella realizzazione (allegata una scheda tecnica).

“Oggi è la nostra festa! – ha esordito il presidente, fratel Gedovar Nazzari – Non solo perché celebriamo il nostro Patrono, ma anche perché questo giorno dedicato al cuore di Gesù, simbolo della sua Umanità, ci ricorda come deve essere il nostro agire quotidiano come operatori di questo ospedale. Ricevo molte lettere dai pazienti, mi ringraziano per le cure ricevute a cui devono la loro guarigione. Ma sottolineano sempre l’amorevolezza con cui sono stati curati. Lavoriamo su noi stessi ogni giorno, con l’aiuto del Sacro Cuore di Gesù e del nostro Santo Fondatore, perché questa nostra eccellenza rimanga sempre viva”.

Ha preso la parola quindi il dottor Mario Piccinini, amministratore delegato, che dopo aver ringraziato tutti i dipendenti, “vera anima dell’ospedale”, ha spiegato i motivi che hanno portato alla realizzazione di una nuova area chirurgica. “L’obiettivo è duplice: ridurre le liste di attesa per gli interventi di minor complessità e di conseguenza per quelli più complessi, che potranno essere eseguiti in numero maggiore nel blocco operatorio centrale, composto da 14 sale“. Sono infatti circa 19mila gli interventi chirurgici che vengono effettuati ogni anno.

“Queste due nuove sale operatorie – ha proseguito – sono in linea con il processo di riorganizzazione dell’intero ospedale che vede tra le altre cose una divisione tra il percorso che deve fare il paziente che necessita di interventi meno complessi e quello invece dedicato agli interventi più impegnativi che richiedono il ricovero”.

Al taglio del nastro è intervenuto anche il direttore generale della Sanità e del Sociale, Domenico Mantoan: “Quella del Veneto è una Sanità di eccellenza e noi siamo impegnati a mantenerla tale, nonostante la riduzione delle risorse. Diventa quindi importante la programmazione sanitaria a lungo termine che coinvolge ormai da anni tutta la rete ospedaliera, sia le strutture pubbliche che quelle private, come l’ospedale Sacro Cuore Don Calabria. La vera sfida che oggi ci attende è l’accreditamento europeo di questa rete, a cui tutti gli ospedali devono adeguarsi”.

Dopo la Messa presieduta da mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, e concelebrata da mons. Rino Passigato, nunzio apostolico in Portogallo, è giunto a Negrar anche l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, trattenuto in mattinata da impegni a Venezia. “La realizzazione di un’area operatoria dedicata alla day surgery – ha sottolineato – è in linea con la programmazione sanitaria della Regione Veneto. Il fine è garantire un miglior servizio al paziente, riducendo le lista di attesa per gli interventi a minor complessità e aumentando il turnover per gli interventi più importanti”.


Visita preventiva per le patologie urologiche maschili

L’Unità di Urologia del Sacro Cuore aderisce in giugno alla campagna per la prevenzione urologica nell’uomo. Per prenotare una visita gratuita si può chiamare l’800822822 o andare sul sito www.controllati.it (fino a esaurimento posti)

Una visita gratuita per prevenire le patologie urologiche. Anche l’Unità Operativa di Urologia dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, diretta dal dott. Stefano Cavalleri, aderisce alla campagna di prevenzione promossa per tutto il mese di giugno dalla Società Italiana di Urologia (SIU).

La prenotazione della visita si può fare chiamando il numero verde 800.822.822 oppure direttamente on line, collegandosi al sito www.controllati.it e cliccando sul pulsante “prenota on line“. In questo caso, dopo aver selezionato l’ospedale Sacro Cuore tra le varie strutture aderenti all’iniziativa, si potrà accedere ad un calendario nel quale sono indicati i giorni e gli orari disponibili per le visite. Per la prenotazione non c’è bisogno dell’impegnativa, ma i posti sono in numero limitato. La durata prevista per ogni visita è di 20 minuti.

“L’obiettivo di questa iniziativa è sensibilizzare gli uomini sull’importanza della prevenzione delle patologie dell’apparato urinario – spiega il dott. Stefano Cavalleri – Questo perchè i maschi sono spesso restii a farsi controllare se non in presenza di patologie gravi: invece è importante sottoporsi a controlli anche per disturbi minori, tanto più che frequentemente tali disturbi possono essere trattati e risolti in modo efficace. E a maggior ragione quando si rivelano patologie più gravi, come quelle oncologiche, se la diagnosi avviene per tempo ci sono ottime possibilità di cura”.

L’Unità di Urologia del Sacro Cuore tratta tutte le patologie dell’apparato urinario, dai tumori della prostata, del rene, della vescica e del testicolo alle patologie benigne, quali calcolosi urinaria, iperplasia benigna della prostata e prostatiti, infertilità maschile e disfunzioni sessuali. Nel 2015 l’equipe guidata dal dott. Cavalleri ha eseguito 376 interventi per trattare patologie oncologiche, un dato che pone l’ospedale Sacro Cuore ai primissimi posti nella regione Veneto per casi trattati chirurgicamente (4° posto regionale per numero di interventi su neoplasie della prostata, 4° posto per la vescica e 5° posto per il rene).

Nel caso della prostata, quasi tutti gli interventi sono eseguiti in chirurgia robotica, grazie all’utilizzo del robot Da Vinci Xi, una tecnologia all’avanguardia che permette di eseguire operazioni anche molto complesse in modo mininvasivo, garantendo al paziente tempi di recupero rapidissimi. Per la maggior parte degli interventi, infatti, la degenza non supera i 2-3 giorni. Nel 2015 le operazioni alla prostata eseguite in chirurgia robotica sono state 196, di cui circa 150 prostatectomie. Vista la grande versatilità del Da Vinci Xi, inoltre, di recente l’equipe ha cominciato ad usare il robot anche per interventi su tumori del rene.

“Vorrei sottolineare che la nostra Unità di Urologia fa parte del Cancer Care Center, cioè l’organizzazione che l’ospedale Sacro Cuore ha creato per rendere più veloci ed efficienti i percorsi di presa in carico e di cura dei pazienti affetti da patologie tumorali” aggiunge il dott. Cavalleri. “Ciò significa che si cerca di privilegiare un approccio multidisciplinare per cui siamo continuamente in contatto con gli altri specialisti: oncologi, radioterapisti, patologi, radiologi, specialisti in medicina nucleare. Fondamentale è inoltre la collaborazione con altri specialisti, quali i cardiologi, gli pneumologi e gli anestesisti che ci supportano soprattutto in caso di complicanze con i pazienti anziani”.

Secondo i dati della SIU, in Italia 9 uomini su 10 si sottopongono ad una visita urologica solo in caso di gravi patologie. Solo 1 su 10, invece, effettua una visita di prevenzione. Eppure i tumori delle vie urinarie, e in particolare il cancro della prostata, rappresentano le patologie oncologiche più frequenti nel maschio e la seconda causa di morte per neoplasia negli uomini, dopo il tumore del polmone. Il rischio che un uomo sviluppi il tumore della prostata è correlato all’età, a fattori ereditari, alla dieta ed allo stile di vita. Per una corretta prevenzione è opportuno effettuare, almeno una volta ogni 12 mesi, una visita urologica di controllo ed un dosaggio del PSA a partire dall’età di 50 anni, anticipando lo screening all’età di 45 anni in caso di familiarità (per ulteriori informazioni si può consultare il sito della SIU).

matteo.cavejari@sacrocuore.it


Workshop di psiconcologia: la relazione che cura

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“Autoefficacia e accettazione nella relazione con il paziente oncologico” è il titolo del workshop esperienziale che si terrà il 31 maggio all’ospedale di Negrar, promosso dal Servizio di Psicologia clinica

La paura nei confronti della sofferenza del malato oncologico coinvolge anche gli operatori sanitari che ogni giorno sono a contatto con i malati di cancro. A volte può ostacolare una relazione con il paziente che gli psicologici definiscono efficace, cioè in grado di trasmettere sicurezza ed empatia, preziose anche per una maggiore adesione ai trattamenti e una diminuzione dell’intensità degli effetti collaterali provocati dalle cure.

Workshop esperienziale di psiconcologia
Sul tema “Autoefficacia e accettazione nella relazione con il paziente oncologico”, martedì 31 maggio, a partire dalle 9, il centro di formazione dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria ospiterà il workshop esperienziale rivolto a psicologi, psicoterapeuti, medici e specializzandi.
L’iniziativa è promossa dal Servizio di Psicologia clinicacoordinato dal dottor Giuseppe Deledda, in collaborazione con la dottoressa Samantha Serpentini, psicologa presso l’Istituto oncologico Veneto. Inoltre è sostenuta dall’Onlus “Il sorriso di Beatrice a sostegno dei malati di cancro”.Alla giornata di studio parteciperanno il professor Thomas Merluzzi, psicologo, dell’Università di Notre Dame dell’Indiana (Stati Uniti) e il professor Giambattista Presti, professore associato di Psicologia generale dell’Università Kore di Enna.

La relazione accogliente con il malato oncologico
“Perché una relazione sia accogliente – spiega il dottor Deledda – è necessario in primo luogo che noi stessi accettiamo la sofferenza che si provoca il dolore dell’altro, la paura e a volte la rabbia. Questo in oncologia vale per i familiari ma anche per gli operatori sanitari. Solo così la persona ammalata si sente libera e legittimata ad esprimere le proprie emozioni e a muoversi con efficacia nel suo percorso di cura”.

Il Servizio di Psicologia clinica
L’ospedale di Negrar, dal febbraio del 2013, ha attivato un Servizio di Psicologia di cui fanno parte, oltre al dottor Deledda, anche gli psicologi e psicoterapeuti Sara Poli e Matteo Giansante. Un gruppo che sta raccogliendo anche importanti riconoscimenti: la Sipo (Società italiana di psicologia medica) nell’ultimo convegno nazionale lo ha premiato come migliore Gruppo di psiconcologia a livello nazionale, mentre il dottor Giansante è stato nominato coordinatore Sipo del Gruppo giovani.
“Il paziente oncologico nel momento della diagnosi ha di fronte a sé un lungo percorso e per affrontarlo nel migliore dei modi deve fa riferimento a tutte le risorse emotive di cui dispone – spiega il dottor Deledda -. È provato anche scientificamente che gli aspetti emotivi hanno un peso importante e possono contribuire positivamente al percorso di cura. Sembra un paradosso: ma si può vivere positivamente pur avendo una patologia oncologica“.
Il servizio di Psicologia clinica effettua consulenze per tutti i reparti ospedalieri, là dove il paziente lo richieda o ci sia una segnalazione da parte del medico. Tuttavia il 45% delle consulenze (dati 2015) viene svolto in ambito oncologico in stretta collaborazione con l’Oncologia medica, diretta dalla dottoressa Stefania Gori e all’interno del team multidisciplinare del Cancer Care Center, che non si limita solo all’aspetto della cura della malattia ma pone attenzione al vissuto del paziente durante il percorso della diagnosi e della terapia, nel corso del follow up e soprattutto quando si rendono necessarie le cure palliative.
“Una parte molto importante sono i pazienti sottoposti a cure palliative – sottolinea Deledda -, dove il dolore e il pensiero della morte sono componenti molto rilevanti”.

Un supporto ai malati e ai loro familiari
L’attività ambulatoriale ha registrato 986 colloqui nell’ultimo anno. Il maggior numero sono colloqui individuali, “anche se noi consigliamo che sia coinvolta la famiglia. Spesso i familiari sono concentrati più sulle paure che suscita in loro la malattia, piuttosto che sulle necessità “normali” del loro caro, come stare assieme o fare assieme le cose piacevoli di prima. Il paziente e il familiare si barricano ciascuno dietro le proprie paure, che difficilmente emergono senza la presenza di un facilitatore come può essere uno psicologo”.
Il Servizio segue in particolare i congiunti dei pazienti in fase terminale, per supportarli nel difficile compito di accompagnare il loro caro verso la fine della sua vita, ma anche per aiutarli ad affrontare un forte disagio che spesso si trasforma in rabbia verso la malattia, “colpevole” di aver distrutto ogni progetto e di imporre cambiamenti di vita.

Colloqui individuali e gruppi di auto-aiuto
Oltre ai colloqui individuali o familiari, l’équipe del dottor Deledda segue gli incontri gruppo. “Abbiamo da alcune settimane concluso una serie di incontri rivolti a donne in fase di chemioterapia, a cui hanno partecipato anche pazienti che avevano terminato la cura da poco o da qualche tempo. Questo ha permesso a coloro che avevano concluso la terapia di riassicurare le prime, ma anche di esprimere quei vissuti che erano rimasti bloccati e mai espressi”, sottolinea lo psicologo.
Altri gruppi, invece, sono rivolti alle donne colpite da tumore alla mammella, alle quali è raccomandato di perdere peso. Agli incontri partecipa anche la dietista, “ma è il gruppo a essere una risorsa, in quanto la presenza di altre persone che stanno vivendo la stessa esperienza, realizza uno spazio di condivisione, supporto e confronto, che velocizza processi individualmente lenti: ‘Se anche lei è stata capace di farlo, lo posso fare anch’io…'”, conclude il dottor Deledda.

Per richiedere ulteriori informazioni: 045.6013048 oppure psicologia@sacrocuore.it; per fissare un appuntamento presso gli ambulatori dedicati ai pazienti oncologici, contattare la segreteria dell’Oncologia Medica 045.6013472

elena.zuppini@sacrocuore.it


Una "rete" per combattere l'endometriosi

Attenzione ai sintomi, diagnosi precoce e cura in un centro specializzato. È questa la strada indicata dagli esperti nelle video-interviste raccolte a margine del convegno sull’endometriosi tenutosi a Negrar il 21 maggio

Quali sono i sintomi dell’endometriosi? Quando il dolore mestruale nella donna diventa un campanello d’allarme? E quali sono i trattamenti più indicati?

Nei due filmati della videogallery ne parlano il dott. Marcello Ceccaroni, direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia al Sacro Cuore, e la dott.ssa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano e presidente della Fondazione Alessandra Graziottin onlus per la cura del dolore della donna. Con loro Annalisa Frassineti, presidente dell’Associazione Progetto Endometriosi (APE Onlus).

Le interviste sono state raccolte a margine del convegno “La gestione clinica della paziente endometriosica in un Centro di III livello“, tenutosi a Negrar il 21 maggio.


Settimana mondiale della tiroide: visite ed ecografie gratuite

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l “Sacro Cuore Don Calabria” è un centro d’eccellenza per il trattamento completo delle patologie funzionali e dei tumori, l’unico nel Veronese a disporre di un Servizio di Terapia radiometabolica

“La tiroide nel bambino e nell’anziano” è il tema per la Settimana mondiale della tiroide che si tiene dal 23 al 27 marzo. Anche il Servizio di Endocrinologia dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria, di cui è responsabile il dottor Lino Furlani, partecipa alle iniziative di prevenzione che si svolgono in molti ospedali italiani.

Visite mediche ed ecografie gratuite
Venerdì 27 maggio, dalle 9 alle 16, gli specialisti del Servizio saranno a disposizione al sesto piano del “Don Calabria” per visite mediche ed ecografie gratuite. L’iniziativa – rivolta solo a coloro che non si sono mai sottoposti a controllo della ghiandola endocrina – non richiede l’impegnativa medica, ma solo la prenotazione telefonica al numero 045.6014841, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12. Sono circa 150 i posti disponibili.

A Negrar il trattamento completo della malattia
Il “Sacro Cuore Don Calabria” è l’unico ospedale del Veronese, e uno dei pochi in regione, a prevedere un approccio multidisciplinare completo alla patologia tiroidea (funzionale e nodulare benigna e maligna) che vede la collaborazione di endocrinologi, anatomopatologi, radiologi, oncologi e chirurghi endocrini. A quali si aggiungono i medici nucleari del servizio di Terapia radiometabolica, diretto dal dottor Matteo Salgarello, l’unico nella provincia di Verona. Grazie a questo team di specialisti vengono trattati efficacemente anche i tumori tiroidei più aggressivi.

Perché controllare la tiroide
“Controllare la salute della tiroide è molto importante – spiega il dottor Furlani -. Questa ghiandola endocrina ha il compito di produrre gli ormoni tiroidei che svolgono un ruolo essenziale nella regolazione del metabolismo basale, sull’apparato cardiovascolare, sul metabolismo dei grassi e degli zuccheri e su quello osseo ed inoltre rivestono un ruolo centrale nello sviluppo nervoso e scheletrico del feto e del bambino».

Una patologia diffusa, ma rari i tumori
Circa il 15% della popolazione italiana è affetto da una malattia della tiroide, un numero che è aumentato rapidamente negli ultimi 20 anni. Si stima inoltre che se sottoposto a ecografia circa il 40% della popolazione presenta noduli anche molto piccoli. Tuttavia solo il 4-5% sono neoplasie, nella gran parte dei casi curabili in modo efficace ed anche definitivo.

Tiroide e gravidanza
Gli ormoni tiroidei hanno importanza fondamentale fin dal grembo materno, perché influenzano lo sviluppo del sistema nervoso centrale del nascituro. Il quale, essendo privo di tiroide nei primi mesi di gestazione, dipende totalmente da quella della madre. “Per questo è indicato, anche se i protocolli ancora non ne prevedono l’obbligo, effettuare gli esami di funzione tiroidea in gravidanza, o in previsione di essa, soprattutto se le donne hanno storie familiari o personali, anche risolte, di disfunzioni tiroidee”, prosegue il dottor Furlani. I neonati, invece, da oltre 30 anni vengono sottoposti alla nascita a uno screening per la funzionalità tiroidea.

Come è noto, in gravidanza il fabbisogno di iodio, di cui si “nutre” la tiroide aumenta. “Se una donna in generale ha bisogno di 150 mcg al giorno di iodio – sottolinea l’endocrinologo – quando attende un bambino e quando allatta necessita di un apporto iodico di 220-250 mcg al giorno che il solo impiego del sale iodato (comunque raccomandato in quantità non eccessiva) non garantisce per cui il medico suggerirà idonei integratori. È opportuno, inoltre, che una donna con problemi tiroidei in gravidanza sia seguita, oltre che dal ginecologo, anche dall’endocrinologo.

Ipotiroidismo e ipertiroidismo
Le alterazioni della funzione tiroidea prevalgono nella donna – anche se, in minor misura, non sono assenti nel sesso maschile – soprattutto in età giovanile e adulta o in post menopausa. L’ipotiroidismo colpisce il 10% della popolazione ed è caratterizzato da una ridotta produzione di ormoni. Nell’ipertiroidismo, invece, vi è un’eccessiva produzione di ormoni ed interessa circa il 4% della popolazione generale.

L’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo sono per la gran parte dei casi di natura autoimmune (rispettivamente morbo di Hashimoto e di Basedow), ma il secondo può essere causato anche da noduli (il cosiddetto adenoma di Plummer”). L’ipotiroidismo viene curato con la terapia sostitutiva ormonale, mentre l’ipertiroidismo prevede in prima istanza la terapia farmacologica e, nei casi “resistenti”, la chirurgia o lo iodio radioattivo; quest’ultimo rappresenta un’alternativa all’intervento chirurgico in casi selezionati di ipertiroidismo.

Chirurgia di eccellenza
All’anno eseguiamo circa 200 interventi di asportazione della tiroide – sottolinea il dottor Alessandro Sandrini, responsabile della Chirurgia endocrina – per patologie meccaniche, i cosiddetti “gozzi nodulari e non”, per ipertiroidismo e nel 25% dei casi per tumori. L’intervento viene effettuato con tecniche mininvasive e abbiamo un tasso di complicanze, il più delle volte transitorie, molto basso. A livello delle corde vocali è dell’1-2%, mentre in meno del 4% dei casi si sono verificate disfunzioni delle paratiroidi che sono parte attiva nel mantenere normale il metabolismo del calcio“.

Terapia radiometabolica
La Terapia radiometabolica è indicata dopo l’intervento nei casi di cancro classificati “ad alto rischio” e prevede due notti di ricovero in ospedale.


Concorso di medicina narrativa, il 21 maggio le premiazioni

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Sabato 21 maggio alla Gran Guardia di Verona ci sarà la premiazione del concorso letterario organizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica e dedicato a pazienti oncologici, familiari e operatori sanitari

“Le malattie oncologiche si possono combattere anche con la scrittura. Raccontare la propria esperienza di vita può essere un modo per affrontare meglio le difficoltà”. È racchiuso in queste parole della dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e direttore dell’Oncologia Medica all’ospedale Sacro Cuore Don Calabria, il significato del premio letterario Federica-Le parole della vita, primo concorso nazionale di medicina narrativa riservato ai malati di cancro, ai familiari dei pazienti e agli operatori sanitari del settore oncologico.

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione AIOM in collaborazione con la Fondazione Verona per l’Arena, è giunta ormai alle battute conclusive. La cerimonia di premiazione si terrà infatti sabato 21 maggio alle 17.30 presso l’Auditorium della Gran Guardia di Verona. L’evento è stato presentato oggi a Palazzo Barbieri a Verona alla presenza, oltre che della dott.ssa Gori, anche del dott. Fabrizio Nicolis, presidente della Fondazione AIOM e direttore sanitario dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria, di Anna Leso, assessore ai servizi sociali del Comune di Verona che patrocina l’evento, e di alcuni rappresentanti dei pazienti oncologici.

Davvero imponente il numero di produzioni letterarie arrivate all’attenzione della giuria del concorso. Si tratta di ben 183 lavori, suddivisi tra prosa e poesia, provenienti da tutta Italia. Sabato verranno premiati i vincitori divisi in due sezioni: la A riservata ai pazienti e la B per familiari e medici. Nel corso della cerimonia ci saranno anche momenti di spettacolo con la partecipazione del soprano Cecilia Gasdia, dei Virtuosi Italiani, del pianista Roberto Corlianò e del cantautore Paolo Vallesi che, per l’occasione, riproporrà la sua canzone di maggior successo “La Forza della Vita”. Uno spazio speciale verrà dedicato alla danza classica internazionale con i primi ballerini del Balletto Nazionale Olandese Maia Makhateli e Artur Shesterikov, che eseguiranno un passo a due tratto dal balletto “Romeo e Giulietta” (vedi programma completo).

Ogni anno in Italia si registrano 363mila nuovi casi di tumore – ha detto il dott. Nicolis – Solo qui in Veneto le diagnosi ammontano a oltre 31.500. Grazie alle nuove terapie sempre più a misura del singolo malato e alle diagnosi precoci sei pazienti su dieci riescono a sconfiggere la malattia. Ciò nonostante la parola cancro fa ancora terribilmente paura e spesso rappresenta un tabu. Attraverso il premio letterario abbiamo voluto rompere il silenzio che c’è ancora attorno a queste malattie“.

Durante la presentazione della cerimonia finale, la dott.ssa Gori ha ricordato che il concorso è dedicato a Federica Troisi, giovane donna veronese scomparsa di recente a causa del cancro, che ha combattuto la sua malattia con determinazione, continuando a scrivere, sognare, lavorare, amare e progettare. La stessa determinazione emersa anche oggi dalla testimonianza di alcune donne che hanno portato la loro esperienza di lotta contro il cancro. “Questo concorso unisce la dimensione del cuore a quella della ricerca e della medicina – ha detto Chiara, una di queste donne – Credo che un’iniziativa come questa serva sia da incoraggiamento per chi si trova già nella malattia, sia da stimolo alla prevenzione per chi non è malato, perché la conoscenza è il primo passo per la prevenzione”. Toccante anche la testimonianza di Maria Teresa: “L’arte aiuta a convivere e rielaborare la malattia e il dolore. In questo senso mi sembra che parlare e raccontare la malattia siano esperienze fondamentali e irrinunciabili”.


XI Giornata nazionale del malato oncologico

Il Numero Verde per la cura del tumore e la consegna da parte di un medico dei referti non favorevoli sono alcune iniziative messe in campo dal Cancer Care Center per il malato oncologico di cui il 15 maggio si celebra la Giornata nazionale

Un Numero Verde per la cura del tumore e la presenza di un medico nel momento della consegna al paziente esterno di un referto non favorevole sono alcune iniziative messe in campo dal Cancer Care Center dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria per il malato oncologico, di cui il 15 maggio si celebra l’XI Giornata nazionale.

Una ricorrenza voluta dalla Favo, la Federazione delle associazioni di volontariato oncologico, per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sui diritti del malato di tumore ad avere cure adeguate, tutela sociale e lavorativa. Anche alla luce della trasformazione della malattia oncologica che progressivamente si sta cronicizzando. Sono infatti 3 milioni di persone in Italia che vivono con diagnosi oncologica, indipendentemente dal tempo in cui è stata effettuata.

Al diritto alle cure e a un’assistenza adeguata per una patologia così complessa, il Cancer Care Center di Negrar ha risposto con un modello organizzativo che coinvolge in rete tutte le specialità, i Servizi e le Unità operative interessate dalla malattia oncologica.

L’obiettivo è prendersi cura del malato oncologico, dalla diagnosi alla terapia fino al follow up e, se necessario, alle cure palliative. Un percorso personalizzato tracciato da un team di specialisti – che non trascura nemmeno l’aspetto psicologico e spirituale – reso possibile dalla peculiarità del Sacro Cuore Don Calabria che dispone nello stesso ospedale le eccellenze professionali e tecnologiche necessarie per la diagnosi e la terapia del malato oncologico adulto.

Una delle “porte” di accesso di questo percorso è il Numero Verde 800 143 143. Il numero per la cura del tumore a cui risponde un tutor professionale in grado di indirizzare le persone con diagnosi o sospetto di malattia oncologica verso gli specialisti o servizi diagnostici che rispondono al suo problema.

Una modalità che il paziente esterno sperimenta ogni qualvolta da un esame diagnostico effettuato al Sacro Cuore Don Calabria vengono rilevati la presenza o il sospetto di un tumore. In questi casi la persona interessata viene contattata e invitata a ritirare personalmente il referto. Referto che sarà commentato da un medico, il quale, se il paziente lo riterrà opportuno, indicherà lo specialista più adatto per iniziare un percorso di approfondimento diagnostico e di cura.


Endometriosi dalla diagnosi alla cura: congresso a Negrar

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“La gestione clinica della paziente endometriosica in un Centro di III livello” è il tema del congresso organizzato dall’U.O. di Ginecologia e Ostretricia del Sacro Cuore il 21 maggio alla Cantina della Valpolicella

 

Lo stato dell’arte della diagnosi e dei trattamenti medico-chirurgici dell’endometriosi severa sarà al centro del meeting di esperti che si terrà questo sabato 21 maggio alla Cantina della Valpolicella di Negrar.

Il congresso è promosso dal “Dipartimento per la tutela della salute e della qualità della vita della donna” dell’Unità operativa di Ginecologia e ostetricia dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria, diretto dal dottor Marcello Ceccaroni (foto 1), con la partecipazione della dottoressa Alessandra Graziottin (foto 2), nota ginecologa e sessuologa che interverrà nell’ultima parte della giornata sul ruolo della terapia medica nella gestione del dolore.

L’ospedale di Negrar è un centro di riferimento nazionale e internazionale per il trattamento di una patologia, di cui in Italia soffrono 3 milioni di donne ed è caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale fuori dalla sua sede naturale, cioè negli organi vicino all’utero. Una condizione che comporta dolore invalidante durante il ciclo mestruale e i rapporti sessuali, all’intestino e a livello dell’apparato urologico .

Ogni anno sono oltre 1.500 le donne che si rivolgono al Centro del Sacro Cuore e sono 900 gli interventi chirurgici, con un’attrazione extraregionale del 70%.

La maggior parte degli interventi eseguiti in un Centro di III livello, come quello di Negrar, possono prevedere una chirurgia anche complessa come la resezione dell’intestino o parte dell’apparato uro-genitale e non sono rari quelli che coinvolgono anche il diaframma, il fegato e l’alto addome. “Sono interventi radicali con sofisticate metodologie laparoscopiche mini-invasive – spiega il dottor Ceccaroni – a cui si arriva dopo aver valutato attentamente se la patologia può essere in alternativa curata farmacologicamente. Essi hanno l’obiettivo di “estirpare” la malattia, conservando allo stesso tempo le funzionalità intestinali e urologiche, insieme al benessere sessuale della donna”.

L’approccio vincente alla patologia (che è la prima causa di infertilità) è quello multidisciplinare che al Sacro Cuore Don Calabria si realizza in sala operatoria con un’équipe formata dal ginecologo, supportato se è necessario dal chirurgo generale, dall’urologo e dal chirurgo vascolare. Molto importate è la fase diagnostica con radiologi specializzati e quella riabilitativa del pavimento pelvico dopo l’intervento affidando le pazienti alle cure di fisiatri, fisioterapisti e gastroenterologi. Tutte professionalità che interverranno durante il congresso. Ulteriori temi di dibattito all’interno del Convegno saranno relativi alle nuove tecniche chirurgiche “nerve sparing” di cui Negrar è centro di riferiemento internazionale per la prevenzione delle disfunzioni intestinali, vescicali, e sessuali nelle pazienti post-operate.

“Il meeting è rivolto in primo luogo ai ginecologi, ma anche i medici di base – prosegue il primario -. Con questi eventi vogliamo creare una “cultura dell’endometriosi”. Purtroppo i dati non solo italiani, ma anche europei e nordamericani ci dicono che in media le donne arrivano alla diagnosi dopo sette anni dall’insorgere della malattia, con risvolti pesanti sulla qualità della vita delle pazienti e sui trattamenti”.

Una situazione che si può migliorare “sensibilizzando le donne che un ciclo molto doloroso non è un male ineluttabile. Ma anche formando i ginecologi e i medici di base a leggere nei sintomi riferiti dalle loro pazienti la presenza di una patologia endometriosica, indirizzando le loro assistite a centri specializzati”.